Onesto a chi? Non offendiamo!

“E l’idea mia è tutta qui: se le persone viziose sono tutte quante collegate tra loro e appunto perciò costituiscono una forza, allora basterà che le persone oneste facciano anche loro altrettanto”. (Lev Tolstoj, Guerra e pace)
E’ ancora una virtù o semplicemente un ingombrante peso che di fatto limita gli esseri talentuosi e li oscura rispetto agli “abili” traffichini. Continuando a farmi del male con domande senza senso mi chiedo: chi dei due sarà più cercato (scrivo cercato, non ricercato), il dispensatore di buon esempio o il raccoglitore di immeritati meriti?
L’onestà è l’argine ultimo ad una dilagante emulazione e adozione dei più comuni disvalori nei rapporti umani, la menzogna, l’ipocrisia il falso mito del siamo tutti fratelli e di una uguaglianza enunciata, ma sempre osteggiata. La parola onestà è stata da sempre usata e abusata, il disonesto, il lazzarone si dice onesto e con la sua condotta dopo aver pubblicamente abusato di tale aggettivo rende il comportamento onesto dei tanti signor nessun un apparente inutile esercizio di virtù, tanto in tantissimi saranno pronti a guardare con diffidenza l’onesto originale, lo guarderanno con occhio sospettoso chiedendosi chi sa perché si comporta da onesto, cosa ha da nascondere, quale virus o incurabile malattia lo hanno colpito da giovane.
Chi è onesto non può essere un bugiardo, un voltagabbana o un traditore, allora qualcuno si è chiesto a che serve costui? E’ praticamente inaffidabile e inutilizzabile, si pensi solo per un attimo a chi dichiari e non solo la propria indifferenza al denaro, che persona è? È sicuramente un soggetto destabilizzante, un “cattivo esempio”, a che serve far studiare i propri figli nelle migliori università perché poi si accontentino di non danneggiare, non derubare legalmente, e quale migliore aspirazione dopo “tanti sacrifici” se non quella di vedere il proprio figlio diventare ricco e dare così “onorabilità” e rispettabilità alla propria famiglia.
A volte mi sembra davvero di venire da un’altra dimensione, eppure quella dimensione io e tanti della mia generazione l’abbiamo vissuta e respirata in famiglia, per le strade, nelle frequentazioni, era dignitosa compostezza e modestia, soprattutto nell’atteggiamento. Nella nostra fase di partenza della vita siamo migliaia di microscopici spermatozoi che si spintonano ignorando che gli altri sarebbero suoi simili, anzi parenti, li inizia la lotta che poi continua per tutta l’esistenza terrena e poi forse ancora oltre, quindi è nella natura umana?!?
Si possono, non si devono, confessare i propri difetti, ma non per questo l’onestà diventa una qualità apprezzabile e tanto meno può avere la pretesa di essere una virtù. Per anni abili intorpidatori, operando nel modo della comunicazione e della formazione ai più alti livelli dell’istruzione e della vita pubblica hanno lavorato per individuare, circoscrivere e isolare il virus dell’onestà definendolo: “ un retaggio di epoche passate, idea superata e dannosa, non più utile allo sviluppo e soprattutto dannosa idea da estirpare nella educazione delle nuove generazioni le quali avrebbero dovuto assumere un atteggiamento critico verso quel ciarpame fatto di buoni modi e virtù non solo domestiche”.
Vale la pena continuare a chiedersi se siamo mai stati onesti? E può l’idea di una pratica di vita retta essere la giustificazione di personali non successi? A che serve chiederselo, in fondo è un po’ riprovevole parlare di qualcosa o qualcuno che non c’è più, perché mettere in cattiva luce l’idea stessa di onestà, in fondo la parola “onestà” lasciamola li tra le parole che si usano senza conoscerne il vero significato e poi diciamocelo, che male può fare l’abuso di una enunciazione di principio, in fondo di che cosa stiamo parlando, quando si mitizza qualcosa la stessa non è più reale e la “bomba” si auto disinnesca. Il peggior servizio che si possa rendere alla ricerca di prove dell’esistenza dell’onesta è l’analisi dei comportamenti stessi. I più leggono o interpretano in maniera caricaturale questa scelta questo comportamento che una volta era l’ordinarietà, accentuandone i tic e le esasperazioni di chi la vive, relegando il tutto ad atteggiamenti ascrivibili a “talebani del buon vivere” che si comportano come acide zitelle le quali non avendo particolari bellezze esteriori conservano una “verginità per forza”.Lo confesso ho ricevuto una “cattiva educazione”. Spesso mi rammarico per non aver ricevuto avvisi di garanzia per un qualsiasi reato fiscale, per non aver fatto carriera sulla pelle degli altri, per non aver chiesto favori ai miei numerosi “amici” potenti …..sinceramente mi rammarico e mi chiedo che persona sono? Poi, vittima di una superata idea di educazione, mi dico: “non è possibile, gli altri sono stati solo più bravi e allora è dignitoso tacere perché non c’è nulla di peggio di qualcosa che può sconfinare nell’invidia e l’invidia è cosa non degna”. Mio nonno materno, lontano per un’intera vita dal suo paese natio, a ogni ritorno mi prendeva per mano e mi raccontava dei suoi viaggi, poi si raccomandava dicendomi: “nella vita hai due strade, puoi percorrerne solo una, una si chiama facile e l’altra onesta”, non capivo, allora non capivo, poi si raccomandava: “studia, fatti furbo, non consentire a nessuno di decidere per te”, alla mia domanda del perché delle sue scelte la risposta era sempre la stessa: “ho preso la strada più difficile, non fare il mio stesso errore” . Credo di aver scelto la strada sbagliata anche io.