“Scusi, può ripetermi il suo nome?”. Osservare se stessi tra narcisismi e amici immaginari.

Quanti incontri, quanta gente strana, mi esercito a non prendere più nulla sul serio. Non mi prendo neanche io più sul serio, a volte, quando inizio a pensare di essere al centro dell’universo assumo un aria leggermente distratta e mi rivolgo una provocatoria domanda: “scusi, può ripetermi il suo nome?”
Che epoca è questa? Dove e con chi mi trovo? Potrei sbagliarmi ma ho come l’impressione che sia quella in cui narcisi ed esibizionisti la fanno da padroni. I Santi, dove sono i Santi? Ultimamente li ho incontrati in vuoti discorsi di apostoli del nulla, mi auto sconsolo, dovrò allora accontentarmi di morire in odore di pubblicità, non conta quello che sei ma quanto bravo sei a far credere di essere qualcosa o qualcuno, arriveremo e io ne ho già esperienza a incontrare monumenti viventi ai quali interessa quello che pensi solo se si tratta di loro stessi. Tante di queste strane presenze pensano alla loro vita come a un eterno sempre e nel frattempo brigano per avere una piazza in cui far edificare la propria statua.
Impariamo osservando gli abili contorsionisti della falsa modestia che l’unica vera abilità che sanno ben esercitare è quella di nascondere abilmente la loro vanità. Più osservo queste creature e più mi convinco che l’uomo ha creato delle religioni per distrarre i semplici e che non ha mai adorato altro che se stesso.
Credo che se fossi stato un commerciante avrei fatto di tutto per comprare la gente per quello che vale e poi rivenderla a loro stessi per quello che credono di valere.
Non bisogna mai perdere di vista se stessi, se accade corriamo il rischio di cominciare a credere che la propria nascita, frutto per lo più del caso, è indispensabilmente utile all’equilibrio e al funzionamento del mondo. Certo che ci piacerebbe essere noti un po’ più in là del nostro condominio, sperare che anche persone che nasceranno dopo di noi ripeteranno con ammirazione il nostro nome e racconteranno delle nostre gesta, nel frattempo la vanità che sempre ci accompagna porta il nostro “Io” ad accontentarsi anche solo della buona opinione di una mezza dozzina di conoscenti che noi chiamiamo discepoli confidando nella loro “semplicità d’animo” e sul fatto che si può essere ammirati maggiormente se riusciamo a non farci capire, in fondo c’è chi vive per interposta persona occhi verso l’alto e bocca aperta meno capiscono e più ti ammirano. C’è stato un periodo in cui anch’io mi ero convinto di avere tanti ammiratori, poi il solito guastafeste mi ha spiegato che di fatto quelli erano solo amici immaginari. Quante volte ho fintamente fatto finta di nulla godendo intimamente della “gloria” presso il popolino, non c’è prezzo alla vanitosa soddisfazione di ignorare lo sguardo ammirato dell’avventore del bar che ci scruta e avvicinandosi con sguardo sperduto ci dice: “io l’ho vista in televisione”. In tutti questi anni ho visto persone cercare applausi e consensi, tutto questo ha generato in me compassione, la storia insegna che chi vive abbastanza a lungo deve aspettarsi dopo il consenso i fischi da parte degli ammiratori di un tempo, ho sempre preferito coloro i quali mi ignorano o addirittura mi odiano in fondo sono ammiratori inconsapevoli che nei tuoi migliori momenti si interrogano sul perché altri trovino in te qualcosa di ammirevole. Siamo tutti un po’ narcisisti e i social media rappresentano attualmente il palcoscenico ideale sul quale il narcisista può mettersi in mostra dando il meglio di sé attraverso i selfie, aggiornamenti di stato, commenti e condivisioni è possibile infatti dare di sé l’immagine perfetta e superiore e trovare una compensazione alle sconfitte e alle umiliazioni causate dalla vita “reale”.
Come questa sera, spesso sostengo lunghe conversazioni con me stesso e allora solo allora acquisisco la consapevolezza che sono talmente intelligente che a volte neanche io mi capisco.