Ricordo di una Domenica delle Palme di tanti anni fa.

La domenica delle Palme mi riporta all’infanzia e poi all’adolescenza quando le domeniche iniziavano per noi ragazzi con la messa delle 10,00.
Si usciva di casa alle 9,30, si indossava l’abito della domenica e profumati di borotalco dopo il bagnetto del sabato sera, non ci si docciava in continuazione come oggi, si andava in chiesa. Divisione talebana, gli uomini da una parte, le donne dall’altra e davanti noi ragazzi.
La domenica delle palme all’uscita dalla messa improvvisati venditori di crocette offrivano rametti d’ulivo benedetti e altri capolavori d’intreccio delle foglie delle palme da acquistare per donare in segno di pace e riconciliazione tra coloro i quali si erano “incagnati” o come dicono al paese di mia moglie stavano “curria” (non si parlavano da più tempo) e con quel gesto riparatore di pace ponevano le basi per una tregua o una pace più duratura.
Acquistai alcune crocette e alcune palme intrecciate, le avrei donate ai miei nonni e alle mie pro zie molto religiose e una l’avrei infilata dietro il crocifisso che era posizionato a capo del mio letto; le tenevo orgogliosamente in bella vista come un trofeo, appena dopo lo spiazzo della chiesa c’era la villa comunale, alcuni signori attempati mi chiesero di vendergliele. Li per li ero incerto, poi chiesi un prezzo più alto e mi ritrovai a raddoppiare il capitale investito.
Non avevo vocazioni levantine, non avevo bisogni economici ma se funzionava perché non ritentare, tornai indietro e acquistai il doppio di quanto non avevo fatto prima, mi riavviai verso la villa comunale e vendetti anche quella che oramai era diventata mercanzia.
Il tempo passava, al mio paese a mezzogiorno suona la sirena posta sulla torre maestra, la gente cominciava a valutare di tornare a casa.
La febbre dell’intraprendenza commerciale si era impossessata di me, tornai ancora indietro spesi tutto quello che avevo in tasca per acquistare un numero sproporzionato di crocette, palme incrociate e rametti d ulivo benedetti.
Mentre mi riavviavo verso la villa comunale favoleggiando di incassi da “Rinascente” la gente cominciava ad avere il passo veloce e mi accorgevo che tutti o quasi si erano già abbondantemente forniti e pochissimi mi prestavano attenzione; erano quasi le 13,00 e a casa mia bisognava essere a quell’ora tutti a tavola, entrai di corsa in casa cercando di far finta di niente, mio padre mi fulminò con uno sguardo per l’ora e la nonna materna non poté fare a meno di chiedermi: “con quanti cristiani devi fare pace?”.