A domanda nessuna risposta

Le stesse cose, ogni giorno in una ripetitività senza logica apparente. Giro, osservo, annoto. Appena dopo il nuovo quartiere residenziale, gente senza origine, senza una dimostrabile storia, umanità incolore o forse con troppi colori che i più evitano, i loro sguardi ci catapultano in una realtà che speriamo non sarà mai la nostra. Centro, grande metropoli, aperitivi, vetrine, luci sfavillanti, moda, convegni, libreria, stringi mani, eleganza… gente tanta, parole di poco senso. Due mondi si sfiorano, evitano di incontrarsi se non in episodici sconfinamenti.

Corre il tempo, le abitudini restano abitudini. Le 5 di mattina, ti rigiri è ancora buio, mezzora, la sveglia oramai non ha più obblighi, caffè, caldo, bollente, buono. Uscire di casa? Mi affaccio al balcone, una chiacchierata con il gatto del vicino, non fumo da almeno 20 anni, riprendere, dicono che faccia male, arrotolo un biglietto usato della metropolitana e aspiro il niente. Se avessi un cane mi farei portare a spasso, prenderei la mia vecchia automobile, dobbiamo festeggiare dopo appena ventitre anni ha da poco compiuto i 100.000 Km, non amo le auto preferisco la bicicletta fedele e insostituibile complice di tante fughe sugli sterrati della campagna lombarda che ha un suo fascino. Amo le vecchie cascine, l’odore dell’erba appena tagliata il rumore dei trattori che mi riportano a una realtà fatta di esperienze e antiche prassi di vita. Nello specchio del bagno riconoscersi, radersi senza neanche guardare, gesti ripetuti migliaia di volte mentre pensavi alla cravatta da abbinare a tutto il resto. Divano, bello, nuovo, rischi di macchiarlo, sorseggi il caffè che nel frattempo si è raffreddato, guardi la televisione; c’è uno che vuole vendere ville in montagna che paiono essere fatte per non una sola triste vacanza per chi ama il mare. Il telefono squilla, non hai voglia di rispondere, avresti fatto meglio a non rispondere, dall’altra parte della cornetta con un accento dell’est una voce femminile ti vuole far cambiare gestore telefonico rimproverandoti del fatto che non vuoi risparmiare; saranno fatti miei? Il buon proposito della giornata: acquistare un gratta e vinci, ovviamente vincere, e poi mi basteranno quei milioni per le tante idee che non ho mai assecondato, quasi, quasi, evito, sono grattacapi.

Ultimamente sto leggendo oltre la modica quantità, scrivo anche, sbuffo al pensiero di rimettermi in moto con l’editore, le presentazioni, le recensioni e i tanti estimatori che si aspettano di ricevere la tua ultima creatura di carta gratis perché che vuoi “tu sei uno che scrive per piacere e non per reddito”.

I luoghi sono importanti, concentrarsi solo sulle persone distoglie da quello che c’è intorno, e quello che c’è intorno influenza la vita di chi respira ambienti e ne prende somiglianza, parlando con chi vive le periferie delle periferie ho annotato una frase non costruita, ma sentita come biografia di esistenze invisibili da chi la pronunciava “la povertà è brutta perché ti fa dire un sacco di bugie”. C’è sempre qualcosa da fare come mettere in ordine le tante foto scattate a mia insaputa e riguardandole sentire il profumo dei tanti momenti. Continuare ad andare da qualche parte, vincere la voce che ti suggerisce di fermarti, osservare le pareti delle tante esistenze e pensare che hanno bisogno di una mano di vernice fresca.