E’ Natale, facciamo che io ero.

Facciamo che io ero, tempo verbale usato dai bambini, ne faccio uso oltre la “modica quantità”. Desiderio di immedesimazione e al tempo stesso di vivere in quella complice finzione  un ruolo,  pronuncio questa formula magica ”facciamo che io ero” in una sorta di regressione,  questo mi basta per andare a quel mondo del possibile anche se solo nella finzione.

Sempre più spesso mi scopro a osservare quello che mi circonda come se fossi presente fisicamente, ma totalmente assente con la testa, come se non vivessi in prima persona. . . come se fossi solo uno spettatore di quello che mi succede.

Facciamo che io ero Babbo Natale, bello vero? devo cercare però di non ingrassare come lui rischierei di assomigliare al Gabbibo. Le letterine, le letterine con i desideri ci sono ancora? Credo di aver sentito più di un bambino dire “voglio” invece che “desidero”. Ma, si sa i bambini imitano gli adulti e gli adulti non aspirano, vogliono! Vogliono per non essere da meno di quello li che poi non è meglio mi me. Babbo Natale è sempre più una comparsa una figura pubblicitaria, in questo periodo in tanti si adoperano per rendere meno triste il Natale degli ultimi, le letterine di chi mi crede possa esser realmente una sorta di Babbo Natale arrivano via mail, sms e inviti a serate benefiche sempre all’insegna del far bene fa bene e poi non serve indossare quel ridicolo e superato abito rosso, non occorre prendere in leasing renne e slitte e ancor peggio calarsi in camini sempre più stretti in fondo basta un bonifico, un assegno, un sms dedicato.

Noi italiani abbiamo una congenita vocazione all’elemosina purché i poveri stiano al loro posto, presenti come figuranti nelle cene e nei pranzi di solidarietà, ma gli elemosinieri stagionali a volte dimenticano che i poveri sono come noi e hanno bisogni giornalieri. Dai, non è proprio così, le buone azioni ci sono ancora è solo la cattiva televisione che ci mette in testa che ci siano persone, enti e istituzioni che coltivano il bene con secondi fini e un’aspettativa di vantaggi. Non bisogna credere che i grandi marchi che dicono di donare qualcosa lo facciano solo per aumentare il proprio fatturato come sostengono i maliziosi della serie “fare del bene fa bene agli affari”.

In questi periodi deputati al vogliamoci bene a tempo determinato in cui personaggi importanti, gente dello spettacolo, e tante figure, che faccio fatica a capire che fanno per vivere, fanno a gara con spirito da piccole fiammiferaie moltiplicando le associazioni benefiche e fondazioni. Babbo Natale è superato? Forse no, in fondo se ci piacciono le belle storie la figura imponente del “nonno buono” possiamo sentire ancora che il Natale può essere come era. Poi, non è che mi piace più tanto fare il Babbo Natale, facciamo allora che io ero un Marziano, che su Marte il Natale è diverso, che si stà in famiglia, che al freddo e al gelo ogni anno si ostina a nascere il Salvatore. Il problema è che ora che sono marziano non ricordo più dove ho parcheggiato l’astronave.