La stagione dei bagni. Riflessioni di un “esule di Puglia”

In questo periodo dell’anno uno dovrebbe pensare al sole, al mare, alle vacanze, invece io penso che tra qualche giorno abiterò per la stagione dei bagni la casa di famiglia giù nel paese natio. Non ci sarà nessuno ad attenderci, anche i vicini di casa, “vecchi” amici di famiglia, hanno traslocato anch’essi trascorrono ora il loro tempo eterno in un luogo silenzioso. Non mi interrogo più da tempo sul grande mistero della vita, vivo e basta, anzi a volte mi limito constatare il mio “stato in vita”. Pessimismo? No, una forma perversa di derisione dell’umano destino. Il viaggio in macchina sarà lungo, non sono un pilota da formula uno, ho spesso gareggiato con i vantatori di tempi ristrettissimi di percorrenza Milano/Puglia 6/7 ore, io li ascoltavo e alla fine venivo fuori con “un prima di 10 ore non ce la faccio”. Non è colpa della macchina è il pilota che ha il piede leggero e che nel viaggio vive il viaggio, i luoghi è i paesaggi mi affascinano ancora e attirano la mia attenzione quelle macchine strapiene di ogni cosa dirette verso le località di vacanza.

Con i miei genitori avevamo dei progetti, dovevamo ancora fare tante cose insieme, qualche volta non avendone cancellato dalla rubrica i loro cellulari è partita la chiamata, un ovvio silenzio e una voce registrata “l’utente è occupato o non raggiungibile”.

Quest’anno anche mio padre ci ha salutato, quando pensava a mia madre stretto in un muto dolore che non voleva far trasparire, ripeteva: “non erano questi i programmi” e ancora “dovevo essere io ad andarmene prima” poi il silenzio.

Riflettevo tra me e me considerando tutti quelli che mi precedevano come una naturale barriera che mi proteggeva dal precipizio, in un attimo diventi il primo della fila, le persone su cui ti reggi o scompaiono o crollano, resta l’eredità morale, gli insegnamenti, le parole che ancora mi tornano in mente.

Negli anni passati tante altre persone care hanno oltrepassato il “Confine”, sempre mi sono chiesto il senso di tutto questo, col tempo mi sono capacitato in fondo il tempo è una convenzione, se ci penso mi sembra ieri che mio padre allora vigoroso mi portava a cavalluccio sulle spalle e mia madre mi accompagnava all’asilo, ieri e domani sono un soffio.

Arriva la bella stagione, l’estate, la stagione dei bagni e un tempo oramai lontano mia madre forzando la volontà di suo marito, mio padre, ci raggiungeva nel Salento per godere a pieno del sole e di quel mare bellissimo in cui amava immergersi con l’entusiasmo di una bambina, tutto gli piaceva e a nulla voleva rinunciare consapevole che non esistono tempi supplementari per vivere.

Non amo le citazioni, questa volta mi smentisco e ricorro a Sant’Agostino:
«I morti sono esseri invisibili ma non assenti. Noi non li vediamo perché siamo avvolti in una nube oscura, mentre loro sono nella Luce e ci vedono. I loro occhi, pieni di gioia, sono fissi sui nostri, pieni di lacrime. Ci sono vicini, felici, trasfigurati».

Consolazione, certo, meglio credere o illudersi che sia o possa essere così perché il pensiero positivo che “loro” ci sono sempre vicini possa essere la consolazione e promessa di un dopo, dopo questo tempo che ci rimane. Ho acquistato creme solari e un bel cappello di paglia, la stagione si preannuncia lunga e calda e già assaporo i frutti maturi e saporosi appena raccolti e una bibita dissetante consumata vista mare con in sottofondo la voce di quell’uomo che passa e grida gelatiii !