La Rivoluzione Digitale e il pericolo del Rumore di Fondo

Era il 2007 quando inizio a lavorare nel campo della comunicazione digitale. Nel 2015 sono passati otto anni dal punto di vista del calendario ma secoli per quanto riguarda l’evoluzione della tecnologia di comunicazione.

Basti pensare che quando mi sono affacciato al mondo del cosiddetto web 2.0, le piattaforme principali erano i blog e i forum, partecipati da un consistente numero di quelli che oggi possiamo vedere come pionieri del dialogo online. Facebook e Twitter esistevano ma dovevano ancora raggiungere la popolarità in Italia.

Ho quindi vissuto in prima persona, da addetto ai lavori, i passaggi più significativi della così detta Rivoluzione Digitale e dal mio punto di vista ho avuto modo di analizzarne gli effetti, in particolare sul mondo della comunicazione e dei media. Ma che cos’è la società nell’era della “società della comunicazione” se non la comunicazione stessa? Certo, permane un mondo “reale” e materiale, fatto di persone in carne ed ossa, industria, agricoltura e di tutti i bisogni materiale dell’uomo.

Le dematerializzazione portata dal digitale ha avuto effetti in tutti i campi, basti pensare alla musica, che non ha più bisogno di supporti materiali, alla fotografia che non ha più bisogno di pellicole, e al commercio che ha sempre meno bisogno di negozi fisici. 
Allo stesso modo, nel campo dei media, non solo non si ha quasi più bisogno della carta ma i social network hanno permesso a tutti di diventare dei produttori di contenuti e quindi di rubare la scena ai giornalisti di professione nel dare e diffondere le notizie.

Se da un lato questa rivoluzione tecnologica ha dato la possibilità di realizzarsi a una grande democratizzazione dell’informazione, dall’altro lato ciò si è tradotto in una infinita disponibilità di informazioni che disorienta e confonde il cittadino che vuole informarsi. Paradossalmente, l’aumento esponenziale delle informazioni ricevute ha fatto sì che le stesse si confondano in un unico rumore di fondo e che gli utenti non abbiano più la capacità di fermarsi a ragionare e ad approfondire.

Viene quindi a meno uno dei pilastri dell’informazione, ovvero il formare e nutrire una coscienza critica nei cittadini. La sfida per la nostra epoca, nel campo dell’informazioni, diventa quindi riuscire a selezionare, approfondire e ragionare solo quelle essenziali e verificate, senza lasciarsi disturbare continuamente dal forte rumore di fondo informativo.

Nerio Alessandri, titolare della Technogym
Nerio Alessandri, titolare della Technogym

A questo proposito mi viene in mente la testimonianza, trasmessa durante una conferenza, da Nerio Alessandri, noto imprenditore italiano che negli anni ottanta ha iniziato la sua attività in un garage per arrivare ad essere a capo di un impero con migliaia di dipendenti e centinaia di milioni di fatturato:

“Negli anni ottanta, stavo sviluppando i primi prototipi nel garage dei miei genitori. Ora sembra assurdo ma non avevo il telefono in casa e per le prime chiamate di business mi appoggiavo ad una cabina telefonia a gettoni dall’altro lato della strada. 
Oggi i giovani con una semplice ricerca su un telefonino possono attingere ad un mondo infinito di idee e stimoli.

Il Technogym Village creato dall'impreditore Nerio Alessandri
Il Technogym Village creato dall’impreditore Nerio Alessandri

Se da un lato ciò ha dato enormi possibilità rispetto alla mia generazione, dall’altro ha provocato una confusione incredibile: tutto sembra già stato fatto da qualcun altro e molti progetti vengono abbandonati sul nascere. Il mio consiglio a questa generazione è usare questi strumenti per perfezionare le proprie idee e di andare avanti a svilupparle senza farsi inghiottire dal rumore di fondo che rende tutto già fatto, visto o realizzato”.