San Giuliano Milanese: allo Spazio Cultura “La forma della tigre”, poesie scelte di Annelisa Addolorato con Sasà e i cantastorie

Rileggo volentieri e con una certa emozione le poesie di Annelisa Addolorato, conosciuta al tempo delle mele – si potrebbe dire -, lei giovane studentessa al Liceo di Lodi, con la testa per aria, invasata di versi come nuvole in viaggio che ogni tanto si soffermano sulle nostre condizioni umane, io docente fugace.

A pensarci bene c’erano già nelle modalità della scrittura e del pensiero di Annelisa tutti gli elementi che avrei ritrovato successivamente quando recensii una sua precedente raccolta, “Maryposas y Falenas” (Farfalle e falene), Endymion 2004, e quando ci sfiorammo durante le sue rappresentazioni poetiche nelle piazze, nei locali, nel teatro romano di Lecce, dove si esibì qualche anno fa con una serie di poeti stralunati e meravigliosi come lei, dopo il mio spettacolo teatrale ‘Metamorfosi’, omaggio ad Ovidio  nel bimillenario della morte. Slam Poetry vengono chiamati questi incontri, o meglio cenacoli, convivi, in cui la parola si fa verso, diventa alata e passa attraverso la mente per giungere ai nostri cuori.

Questo audiolibro “La forma della tigre” e la raccolta scelta di poesie “My Voice Seeks You” (Cross-Cultural Communications Merrick, New York 2013) riprendono appunto quel concetto e quella modalità. La parola scritta si fa voce, canto accorato, trasparenza e arma potente di persuasione, immagine reale e immaginazione dove l’umanità cerca sempre una via di salvazione, trovandola nella poesia che si fa leggerezza eppure, allo stesso tempo, stiletto che scarnifica i nostri precordi, li sollecita, li apre alle più belle sensazioni, ai sogni, alla dura realtà. 

“Le mie poesie hanno a che vedere con viaggi, luoghi visitati e con percorsi interiori.’”– rivela Annelisa. Mentre in “Mariposas y falenas” le poesie sintetizzano ritratti brevi, “La parola ‘favilla’ o la ricostruzione di Pompei” (Amargord, 2008) prende come elemento di rottura e di ricomposizione un avvenimento tragico collocato nel mondo antico romano, l’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., e affronta il tema della costruzione e ricostruzione dell’identità. Alcune suggestioni riguardano il cinema e la letteratura. “Poesia vuol dire setacciare gocce d’esistenza.” – secondo Annelisa, una descrizione che racchiude la sua idea di ricerca e selezione per giungere alla ‘palabra’ d’oro che racchiude il concetto ri/cercato. La raccolta si conclude con il componimento “Flying Daggers”, una poesia sull’amore taoista.

L’ispirazione di Annelisa coinvolge il corpo come strumento di azione e di ri/flessione con un avvicinamento alle arti marziali e al buddismo e sul piano più spirituale con l’attenzione agli aspetti letterari ed estetico-filosofici del misticismo. Le sue composizioni le ricordo come estensioni letterarie, drammaturgiche. Pensava lo svolgimento come un ordito. In questo senso Annelisa era ed è – ho scoperto leggendo queste sue poesie meravigliose per le immagini suggestive e per i significati che rimandano ad un vissuto consapevole, ad un desiderio incarnato e a volte deluso, ad un amplesso con il mondo ricercato ma sfuggente, ad una pienezza dell’amore come sentimento e come passione – una novella Aracne, che sfida la dea consapevole dei suoi limiti, ma proprio per questo temeraria come sanno esserlo i giovani sensibili ai destini del mondo, di cui – teme – resteranno “geroglifici/ fatti di baci” a testimoni “del nostro passaggio lunare”, dove Icaro non sfiderà più il Sole ed Ecate nei crocicchi della storia e veglierà sui figli che “tessono il velo del cielo cantando il passato d’un fiato”, mentre navighiamo “stringendo/ le mani/di Cassandra”, che non è creduta neppure quando rivolge sguardi languidi d’amore a Enea.

I versi di Annelisa Addolorato sono leggeri come farfalle, si librano nell’aria tersa alla ricerca di una via di fuga, di un amore, di una speranza ma sanno essere anche riflessivi come falene che puntano nel buio la fiammella del ristoro alla perenne ricerca della luce. Essi sono luce, angeli della notte che vegliano e illuminano il nostro cammino, turbato dal “lamento” e dalla “voce di seduzione perpetua”,  che promette “la perfezione dell’amore inesistente”.

Annelisa Addolorato  ha esordito a 13 anni con la raccolta  “Obliqui” e ha collaborato con diverse riviste letterarie. Si è laureata in Filosofia nel 2001 con una tesi su Octavio Paz, poeta messicano, premio Nobel per la letteratura nel 1990. 

“La forma della tigre”, poesie scelte di Annelisa Addolorato con Sasà e i cantastorie – Sala Previato della Biblioteca Comunale, piazza della Vittoria San Giuliano Milanese, 26 maggio 2019 ore 16,00