ONG, chiusura dei porti e blocco navale. Uno scenario possibile?

Da lungo tempo oramai i media italiani dedicano troppo spazio alle questioni dell’immigrazione e, in particolare, alla funzione svolta nei salvataggi in Mediterraneo dalle Organizzazioni Non Governative (ONG). Con grande enfasi si evidenziano le missioni delle “navi umanitarie” attribuendo loro la responsabilità della sussistenza dei flussi migratori. Secondo un’opinione largamente diffusa, infatti, i flussi non si interromperebbero mai definitivamente proprio per la presenza delle varie Sea Watch, considerate complici dei trafficanti di esseri umani.

Occorre però approfondire perché, invece, non è proprio così. Sembrerà strano ma le ONG in mare “raccolgono” poco e solo saltuariamente.
Considerando i numeri che oggi caratterizzano il fenomeno migratorio, ritengo che la questione vada vista non tanto in termini di soccorso in Mediterraneo, quanto di confronto politico.

Scafisti in azione con un gommone

E’ in atto un’aspra contrapposizione tra il governo italiano – in apparenza completamente chiuso all’accoglienza al di fuori dei “corridoi umanitari” – e un’Europa solo a parole solidale e sensibile ai problemi. Evidentemente ai partner europei l’approccio deciso da Roma non piace per vari motivi ma, soprattutto, perché rischia di mettere in crisi la regola di Dublino che attribuisce al Paese di primo approdo la gestione del profugo. Certo ai Paesi del Nord questo non conviene. Se cambiasse la “regoletta”, non dovrebbe essere più solo l’Italia ad occuparsene.
Questa la situazione attuale.
Per questi motivi da noi l’occhio dei media e del governo è fisso sulle ONG che prelevano i migranti nel Mediterraneo e che per questo vengono accusate di essere in combutta con i trafficanti di esseri umani.
Certo le ONG contribuiscono a portare profughi sulle nostre coste ma – ce lo chiediamo con i dati ISPI e Ministero dell’Interno alla mano – in quale misura?
Secondo questi dati, nell’anno in corso sono giunti in Italia circa 3073 migranti con vari mezzi, di essi solo 248 portati da navi delle ONG. Una percentuale che non raggiunge nemmeno il 10% di un totale piccolissimo se paragonato a quelli impressionanti degli anni scorsi. Tutti gli altri profughi hanno raggiunto il “Bel Paese” con piccole imbarcazioni, autonomamente e senza alcun clamore.
I numeri sono talmente irrilevanti da non meritare quasi menzione. Ed allora è per questo che parlo di scontro politico a livello internazionale

Giubotti di salvataggio abbandonati da immigrati giunti sulla costa italiana con quelli che vengono chiamati “sbarchi fantasma”.

“Le ONG diventano importanti solo se la politica le ritiene importanti” ci ricorda Matteo Villa dell’ISPI. Nell’anno in corso si registrano solo 7 missioni delle navi delle ONG nel Mediterraneo, quindi un’attività ugualmente irrilevante. Ma se la nostra politica intende sfruttare le loro missioni per fini propri, allora la nave che arriva con 43 profughi, che deve sostare al largo per settimane, che suscita sensibilità nei fautori dell’accoglienza indiscriminata, che mantiene alto il livello della paura del profugo invasore nel cittadino, verrà percepita come un attacco che va respinto “manu militari”. Uno scenario nefasto certo non coerente con la nostra cultura mediterranea. Attenzione, non si creda che l’azione delle ONG sia solo squisitamente umanitaria, ci mancherebbe, tutt’altro. Sono emersi, anche se mai provati, elementi di sospetto che queste ONG operino per fini politici globali al soldo di non meglio definiti potentati internazionali. Tutti i giornali ne parlano. E qui ciascuno sbizzarrisca la propria fantasia su quali potrebbero essere i burattinai della destabilizzazione che secondo alcuni mirerebbero ad “annacquare” la nostra popolazione con immissioni di altre etnie e a smantellare la secolare civiltà europea.

Tornando a noi, se vogliamo essere seri e seguire le norme già vigenti, le navi delle ONG che entrano illegalmente nelle nostre acque territoriali vanno fermate dalla Guardia Costiera e sequestrate, Capitano ed equipaggio vanno arrestati, i profughi vanno avviati ai centri per l’identificazione. Così si disincentiva il traffico, non occorre evocare blocchi navali impossibili da applicare sui 4000 km di coste della penisola.
Sempre i numeri poi sembrano smentire anche il luogo comune che le ONG rappresentino un incentivo alle partenze dei barconi. Con ONG in mare dalla Libia ci sono state 32 partenze, senza ONG in mare 34. E soltanto 800 soggetti sono arrivati dalla Libia. Tutti gli altri da altri luoghi, Tunisia, Grecia, Turchia dove le navi ONG sono assenti. Questo smentisce anche un’altra convinzione radicata in molti nel nostro Paese e cioè che i migranti partano sui barconi dalle coste libiche perché sicuri di essere soccorsi da una ONG in caso di pericolo. Certo in qualche caso potrebbe succedere ma visto il piccolo numero di navigli e la vastità del tratto di mare interessato è poco probabile che così sia per tutti. Pensiamo di chiudere i porti ma i nostri mari e le nostre coste sono assolutamente aperti. Ma poi attenzione, se distogliamo lo sguardo dal settore Sud ed andiamo ai nostri confini orientali ci accorgiamo che sempre più silenziosamente numeri ben più cospicui di profughi arrivano dalla rotta balcanica ed entrano in Italia per uscirne poi subito verso Austria e Germania.
Rimane quindi evidente che tutta la diatriba in corso con le ONG è dovuta solo a un confronto politico. Una lotta oramai stantia che va ricondotta alla ragionevolezza perché non conviene a nessuno: ne all’Italia che così facendo si isola dalla Comunità Internazionale a noi già poco favorevole, ne alle forze politiche che stressando gli elettori rischiano di perdere il loro consenso, ne alle ONG che rimanendo troppo a lungo nell’occhio del ciclone rischiano di perdere credibilità e sostegno.