Per Christian. Rimbocchiamoci le maniche.

Non doveva succedere, non poteva succedere. E’ successo. 
Sequenza di pensieri, comune nelle occasioni dolorose della vita.
Malattie, incidenti, irrimediabili ingiustizie che ci affliggono nella nostra condizione di pensieri, sentimenti e desideri, contenuti in una scatola, il corpo umano, di cui tendiamo a dimenticarci la fragilità. 
Poi arrivano occasioni che ce la sbattono in faccia, portando via qualcuno.
Non doveva succedere, non poteva succedere. E’ successo. 
Ma questa volta no. Questa volta il cerchio non si riesce a chiudere.
Questa volta non esiste retorica post-mortem. E se esiste, liberiamocene.
Anche volendo usarla, non basterebbe a descrivere la situazione e a trovare quell’illusorio conforto del raccontare una persona meglio di quello che era per riempire “un vuoto troppo grande”. 
Perché tu eri davvero diverso. Lo testimonia un paese intero fermatosi e riunitosi per salutarti. La presenza di tante persone che come me non ti vedevano da molto tempo, trasferite da anni in altri luoghi.
C’erano donne e uomini molto diversi fra loro per provenienza sociale, interessi culturali, e varie illusorie divisioni della vita. Uniti per te.
Questo riescono a farlo solo i grandi, solo chi è stato sempre semplice e autentico con tutti, come tu eri.
Credo che al di là dei ricordi personali, la tua essenza che rimane sia la voglia di fare con il sorriso. Di FARE con il sorriso. Quanto ne abbiamo sempre bisogno.
Questa volta non useremo le parole per ricordare una luce che si è spenta. Useremo i fatti per tenerla accesa. Ora possiamo solo armarci di sorriso e rimboccarci le maniche per costruire qualcosa di buono, qualcosa che unisca le persone. 
Senza troppe parole. Come facevi tu, Christian.