‘Sette passaporti’, taccuino dei viaggi di Giuseppe Caridi

Ben sette passaporti hanno riempito i timbri degli innumerevoli paesi che Giuseppe Caridi ha visitato. Più di 150, come rivela lui stesso. In ogni angolo della Terra. 
Ora è tempo di riflettere sul senso dei viaggi e sui cambiamenti, gli ‘arricchimenti’, che apportano ad un viaggiatore instancabile. Questo è il primo suo resoconto pubblicato. Se possiamo chiamarlo così. Già il numero 7 induce a soffermarsi sulla magia del numero, che è riferito nel corso del tempo al numero dei sapienti e alle meraviglie del mondo. Un numero perfetto per fare un primo esame di questo lungo andare. Se restiamo alla storia non mancano i riferimenti ad uomini illustri, che  consideravano il viaggio come testimonianza o prova della diversità delle storie degli uomini, come Erodoto. O Marco Polo spinto dalla sete del commercio come opportunità di incontro e occasione per vedere di persona le meraviglie dei paesi lontani del Catai o di Cipango. O il Grand Tour romantico dei famosi poeti e scrittori transalpini che scendevano nel giardino d’Europa, così era chiamato l’Italia, per ammirare paesaggi e le rovine delle grandi civiltà del passato nelle cinte murarie o nei fori o nei monumenti colossali rimasti come testimoni muti della passata grandezza. 
Non dissimili le aspirazioni di Giuseppe Caridi nel visitare luoghi insoliti, non frequentati dalle masse di turisti, che racchiudono dei misteri e dei segreti, teatri di scene della guerra giapponese-americana, o notevoli per il paesaggio meraviglioso florido o di mari incontaminati (l’Arcipelago delle Marianne, le Isole Salomone). 
Giuseppe Caridi vive l’emozione degli uomini che si fronteggiavano. E’ accaduto anche a me di vedere uomini alle prese con le vicende drammatiche o quotidiane mentre attendono la loro sorte, aggrappati ad un lembo di speranza. Oppure verso le propaggini dell’Estremo Oriente russo, a Magadan, dove gli ‘schiavi di Stalin’, puniti per aver espresso un pensiero libero o non allineato al potere, erano soggiogati in condizioni animalesche. Queste condizioni disumane intristiscono il nostro viaggiatore, che esprime pena e vicinanza, compartecipazione, obbrobrio e solidarietà umana. La Birmania (Myanmar) offre l’occasione per apprezzare le meraviglie di questo paese e anche di riflettere sulla spiritualità di fronte alla magnificenza dei templi, gli stupa, ricoperti da lamine d’oro. 
Si capisce allora che il viaggio per Giuseppe Caridi non ha solo il significato di divertimento o diporto, ma di conoscenza dell’animo umano che spesso si abbandona ad azioni disdicevoli e tuttavia anela ad elevarsi al cielo. In questo senso il viaggio non è esperienza superficiale ma profonda, lascia i segni di consapevolezza e anche ammirazione per un patrimonio ambientale meraviglioso nella sua diversità che deve essere preservato. Quando inizia e quando termina il viaggio e l’avventura?
Una volta tornato a casa, Giuseppe Caridi fa i conti con le nuove esperienze che ha maturato, desiderando spingersi sempre più in là nello spazio e nei precordi della nostra vulnerabilità umana per vivere sensazioni di brivido e di piacere. La scrittura sempre attenta e sorvegliata rende conto delle continue difficoltà, ma anche delle stupefacenti novità davanti ai suoi occhi di viaggiatore trasognato, in attesa dei prossimi viaggi e del prossimo libro. 

Sette passaporti, Edizioni Diabasis, Parma 2018, pp. 233, € 18,00.