Grecia alle corde, ma la stabilità dell’Europa passa necessariamente dal suo salvataggio

Grexit: catastrofe per la sola Grecia? Una uscita della Grecia dall’Euro, pur rappresentante solo il 3% del volume monetario, non colpirà solo un Paese privo di materie prime e bisognoso di tutto, ma potrebbe sortire un effetto domino che colpirebbe Spagna, Italia e Portogallo. La fine del sogno dell’Euro di divenire, dopo il dollaro, una moneta di riferimento mondiale e strumento di stabilità di un’Europa sempre meno leader nell’economia globale, è un rischio concreto.
Le ultime dichiarazioni tranquillizzanti del Ministro delle Finanze greco,Varoufakis, che la rata di 316 milioni da rimborsare alla FMI il 5 giugno sarà onorata, è, nel linguaggio diplomatico, una apertura sull’assicurazione che la Grecia, una volta raggiunto un compromesso, pagherà i debiti, seppur dilazionati e a condizioni più favorevoli dei tassi di interesse.
Come gesto di buona volontà, la Grecia ha dato fondo a tutte le sue riserve, ma raggiungere un compromesso, anelato da tutti, dipenderà dai sacrifici che Syriza potrà far accettare dai suoi cittadini. Pur con i tagli alle pensioni, i greci hanno un potere d’acquisto maggiore di alcuni paesi europei come la Slovacchia e i Paesi Baltici, che sono i principali alleati dell’intransigente Merkel.
Il premier slovacco Robert Fico, è stato chiaro: «Sarebbe impossibile spiegare all’opinione pubblica del mio Paese che proprio la povera Slovacchia deve pagare per la Grecia».
La possibilità che la Grecia esca dall’euro è concretamente presa in considerazione. Il problema non è tanto che l’ipotesi non sia prevista dai trattati europei, ma quanto quello che il processo venga calibrato per scansionarne gli effetti devastanti.
Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nella sua relazione del 26 maggio, è stato molto chiaro: «Nell’interesse di tutti i paesi dell’area dell’euro la crisi della Grecia ‘va governata’. E’ interesse di tutti».
Scansionare al meglio la crisi e l’uscita della Grecia dall’area Euro vorrà dire concordare quale carico di sacrifici ogni paese europeo vorrà o potrà affrontare.
L’Italia ha tutto l’interesse ad accompagnare gradualmente l’uscita della Grecia dall’Euro. Anche a costo di perdere parte dei 40 miliardi di credito nei confronti di Atene. Il debito complessivo di Atene è di 322 miliardi (60 dalla Germania, 46 dalla Francia). La Spagna (26 miliardi) e l’Olanda (12 miliardi) seguono l’Italia.
Il 10% e l’8% del debito greco sono posseduti rispettivamente dal Fondo Monetario Internazionale e dalla BCE, attori per i quali l’Italia partecipa con il 12,3% ed il 3,2% del capitale.
Il Quantitative Easing, il bazooka di Draghi, non appare sufficiente a salvare l’Italia dalla speculazione internazionale, considerati da un lato le criticità delle banche italiane, nonostante che tutte, meno due, abbiano superato gli stress test e dall’altro lo spaventoso debito pubblico nazionale, pari al 132,1% del PIL. Il Washington Post ha ultimamente riportato una triste analisi: « L’Italia è la bomba ad orologeria d’Europa ». Troppo grande per essere salvata. Allora, per disinnescare la bomba , è interesse europeo salvare la Grecia. Speriamolo tutti.