Libia: i militari europei sono pronti, ma i politici temono che senza il mandato ONU l’intervento contro le coste libiche sia considerato atto di guerra.

Si parte da una certezza: la missione militare non potrà fermare l’immigrazione, ma solo gestirla.
I trafficanti di esseri umani stanno diversificando le basi di partenza per creare maggiori problemi a chi vuole fermare il traffico e, nello stesso tempo, per l’aumentare dei migranti, che fuggono non solo dalle guerre, ma anche dalla povertà o dai cambiamenti climatici.
Le notizie riservate pubblicate il 25 maggio da Wikileaks ci hanno rivelato le decisioni prese dallo European Union Military Committee, un comitato in cui siedono i Capi di Stato Maggiore dell’Europa (per l’Italia, il generale degli alpini Claudio Graziano).
In una prima fase, ci sarà l’operazione di Intelligence, ovvero l’acquisizione delle informazioni delle basi di partenza dei barconi, entità dei trafficanti e dimensioni del traffico.
In un secondo tempo, avverrà la fase operativa, con l’obiettivo di distruggere o sequestrare i barconi, ovvero arrestare gli scafisti.
Cambierà anche la comunicazione strategica, non più tesa a far percepire le operazioni militari come una “missione di salvataggio”, ma orientata ad ostacolare gli schiavisti del mare, con meno informazioni mediatiche sui salvataggi in mare dell’operazione “Frontex”, che continuerà a svolgere parallelamente i suoi compiti di salvataggio, nettamente separata da questa nuova operazione denominata Eunavfor Med.
La prudenza dei politici riguarda sia l’eventuale perdita di vite umane innocenti, ascrivibili alle operazioni militari, sia affrontare forze dell’Isis o comunque di estremisti. Il dato certo è che, nei primi mesi dell’anno, sono già 1.800 i morti stimati tra i migranti solo per attraversare il mediterraneo.
Una volta che si interromperà il traffico dalle coste libiche, come si potrà affrontare poi l’aumento del traffico sulle coste greche o spagnole?
Naturalmente, Eunavfor Med non può prescindere dall’appoggio della Nato, dell’Unione Africana, della Lega Araba (in primis Tunisia ed Egitto). L’ONU permane primo attore: le risoluzioni saranno fondamentali per il sequestro delle navi utilizzate dagli scafisti.
Grazie alle informazioni di Wikileaks, con i piani militari pronti e con l’avallo ONU, a fine giugno, Cina permettendo, l’Europa inizierà la missione, con l’Italia in posizione di paese leader.