È online il video di “
Don’t Lie”
, terzo estratto dall’ultimo album “
Different Time” dei Giardini di Mirò

Solitudini condivise. Geometrie spaziali e traiettorie emotive. Un mondo dilatato e, al tempo stesso, risolto fra periferia e orizzonte, fra grattacieli e oceano. L’istantanea di una sospensione fra presente e futuro. Fra tempi differenti.

È online da venerdì 15 febbraio il video di Don’t Lie, brano in cui spicca la partecipazione di Adele Nigro (Any Other) https://youtu.be/9BqZbhYcR58 

Don’t Lie è il terzo estratto da Different Times, l’ultimo album dei Giardini di Mirò uscito per 42 Records.

I Giardini di Mirò (©IlariaMagliocchettiLombi)

Il video è il racconto delicato e malinconico della promessa, fatta da due adolescenti, di non mentirsi. Ambientato nella periferia di New York, nel giorno giù freddo dell’anno, abbraccia idealmente tutte le periferie del mondo, dalla Cina di Ningbo ritratta da Simone Mizzotti per la copertina dell’album, alle foto  del Lido di Spina di Luigi Ghirri. Una periferia globale, insieme triste e romantica, estensione urbana e umana: concetto che poi è al centro dell’album dei Giardini di Mirò.

Il tempo rallenta e le persone avanzano in slow motion, fra case popolari, campi di squash, giostrine abbandonate, palme posticce e muri che mostrano piccoli squarci come le tele di Fontana. Un ambiente quotidiano ed alieno allo stesso tempo. Ma davanti c’è la spiaggia, ci sono l’oceano e l’orizzonte a fare da scenario di sentimenti impalpabili e indicibili, al confine fra l’oggi e la vita a venire. Gli sguardi dei due ragazzi si incrociano, si avvicinano e si allontanano, coincidono e divergono, in uno sfasamento costante fra l’angoscia di un presente dominato da muri, separazioni, solitudini e la speranza verso un futuro come tempo dei sogni che si realizzano. È l’adolescenza di un’umanità schiacciata da un periodo storico di transizione. 

Girato dal regista e direttore della fotografia Daniele Sarti, il video richiama un immaginario alla Sonic Youth, tenendo sicuramente presente la lezione di autori come Larry Clark e Harmony Korine. Senza quella ruvidezza, però, annullata da un’estetica che rimanda più alla ricerca delle geometrie, ai dialoghi visivi e alle atmosfere sospese e metafisiche di certo cinema italiano ed europeo degli anni Sessanta. Il risultato è un’immersione nella relazione fra immagini e musica che porta ad altri esiti la linea anti-narrativa già iniziata con il countdown digitale del primo video, la title-track.

Fonte: GDG press