Vibrant faces, fotografie di Ute Bruno

‘Volti vibranti’ li chiama questi suoi scatti fotografici Ute Bruno, rivelando così la sua propensione per la faccia delle persone – popolari aggiunge – e vibranti. Su questo vibrare, su come l’artista riesca a dare vita alle espressioni umane, l’artista si gioca la sua intuizione, la sensibilità e l’analisi introspettiva. Compiendo un vero e proprio viaggio che parte dagli occhi delle persone ritratte e poi dagli atteggiamenti del corpo, delle mani, del volto, ora teso, ora sorridente. 

Vibrant faces di Ute Bruno

Come Ute, tedesca di nascita e cittadina del mondo con basi in Lussemburgo e in Sud Salento, riesca a compenetrare l’animo umano e a sondarlo lo spiega lei stessa nella genesi, di come è nata la sua passione per la fotografia, fin da quando aveva 12 anni con il padre, immergendosi nel riflesso impercettibile della camera oscura. 

A Ute piace molto viaggiare e soprattutto rivelare i segreti della terra e delle culture nel loro reciproco rapporto attraverso i volti di chi la abita, ci vive e fatica, ammirando la bellezza della natura. “Sono stata in Ghana, Giappone, Cuba, Cina e Mongolia. Nonostante le difficoltà sociali e politiche dei luoghi, mi sforzo di mostrare la vita nel suo aspetto più felice. Da un punto di vista fotografico, uso la mia macchina fotografica con un grande uso liberale”. 

Ha scelto la tecnica della stampa su fogli di alluminio formato 60×60 cm. Dalle prime esperienze con il padre, alla passione coltivata negli studi culminati nel conseguimento della laurea in fotografia nel 1987. Da quel momento ha sempre lavorato in modo indipendente accumulando esperienze in diversi paesi (Germania, Canada, Lussemburgo e Italia). I suoi lavori esposti nelle mostre nazionali e internazionali le hanno fruttato riconoscimenti e premi fotografici. 

Significativo ed emozionante il viaggio professionale nell’ottobre 2017 in Mongolia. 

Ute, Stefania e Lella (da sin)

Con altri artisti ha partecipato ad una serie di mostre e ha vissuto con gli abitanti locali una indimenticabile esperienza di nomadismo. Vita dura e sobria, ma essenziale che si riverbera sui volti ritratti da Ute, ora pensosi, ora ilari, per lo più felici. Ute ne ha tratto giovamento nell’assumere quella filosofia di vita, semplice e di sani principi, soprattutto rispettosa dell’ambienta naturale. 

Ute parte dall’idea che siamo diversi come esseri umani, ma allo stesso tempo siamo uguali nelle aspirazioni e nei diritti. La macchina fotografica diventa perciò metafora della vita, strumento per catturare, concentrandosi, i bei momenti che l’esistenza regala per poter realizzare delle opere che mirino ad esprimere la bellezza come espressione intima e totale di sé stessi. 

Ute Bruno ha esposto le sue opere insieme alle artiste Stefania Rizzo di Depressa, fr. di Tricase e  Lella del Giudice di Poggiardo in una collettiva al Palazzo della Cultura, dedicata alle donne, nella ricorrenza dell’8 marzo, giornata dedicata alle rivendicazioni per una effettiva parità di genere e contro le violenze.