Nuove professioni, l’Art Lawyer.

In un’epoca di disoccupazione giovanile che affligge larghe fasce di laureati, una delle chiavi di successo per trovare una strada professionale soddisfacente è quella della specializzazione. 
Specializzazione che si crea talvolta inventandosi qualcosa di completamente nuovo, ma molto più spesso avviene ibridando professioni e posizioni già esistenti.
Questo concetto è valido sia per società che per singoli professionisti. 
In un’epoca dove “tutti sanno fare tutto”, dove medici, avvocati, consulenti di ogni sorta affollano il mercato offrendo la stessa merce (loro stessi), differenziarsi è divenuto un obbligo per sopravvivere.
Per farlo si può partire dalle proprie passioni e dai propri studi per fonderli in qualcosa di alternativo e nuovo. Così ha fatto Alessandro Ovadia, Art Lawyer milanese, che abbiamo intervistato per capire qualcosa di più della sua professione e del percorso che lo ha portato a praticarla.

D – Arte e Diritto, due mondi apparentemente lontani, trovano una sintesi nella professione di art lawyer, come possono convivere?

R – L’avvocatura si occupa per definizione di tutti gli aspetti e i settori della sfera umana, sia privata, sia professionale. La classica, e direi semplicistica, distinzione fra penalista e civilista, non basta per descrivere la complessità di una professione molto articolata, che deve necessariamente coprire un’infinità di settori e situazioni, ognuna con una profondità che richiede un impegno esclusivo. In compenso, siamo in un’epoca dove la specializzazione è diventata una chiave di sviluppo fondamentale per distinguersi dalla massa e rispondere in maniera puntuale a bisogni sempre più particolareggiati della clientela. In questo contesto si inserisce la motivazione principale della convivenza professionale di questi due mondi: l’arte è a sua volta un settore immenso ed estremamente eterogeneo al suo interno. Accanto alle opportunità di appagare una propria passione e necessità di investimento, vi sono anche molteplici rischi e accortezze da impiegare, che richiedono una figura professionale dedicata, appunto l’art lawyer. Sono dunque necessarie approfondite competenze nel diritto civile, commerciale e penale, da affiancare a una grande conoscenza e passione per l’arte che venga continuamente integrata attraverso uno studio approfondito.

D – Secondo la sua esperienza, come si diventa un art lawyer?

R – Nel mio caso diritto e arte hanno convissuto separatamente per un lungo periodo. Esercito infatti la professione dal 2003, per i primi anni ho presidiato ambiti più comuni del diritto come quello commerciale e quello delle comunicazioni (nel quale ho anche conseguito un Master). Coltivavo passione per l’arte separatamente, un interesse portato avanti a livello personale e familiare. Come spesso capita nella vita, i cambiamenti avvengono di fronte a delle occasioni colte nel modo giusto. Per me, l’opportunità di unire la passione per l’arte alla professione di avvocato è avvenuta quando uno dei più importanti collezionisti italiani (e internazionali) ha cominciato ad apprezzarmi su piccole operazioni. Da quel momento la collaborazione si è fatta molto più stretta, allargandosi al contempo ad un numero sempre maggiore di servizi, che mi hanno permesso di moltiplicare velocemente le mie competenze come art lawyer. Forte di questa esperienza, ho allargato la mia clientela, seguendo sempre più casi nel campo dell’arte, nel quale posso ormai affermare di essere fra i soggetti più specializzati in Italia. A livello personale colleziono opere per passione e per avere in prima persona il polso del mercato. Sto inoltre portando a termine studi accademici approfonditi sempre nel campo dell’arte.
Tuttavia non ho abbandonato il campo commerciale fuori dal mondo dell’arte, che sto attualmente integrando con una specializzazione in Privacy, tema molto attuale con prossimi e importanti sviluppi.

D – Si considera più avvocato o più esperto di arte? Quanto deve essere approfondita la conoscenza dell’arte rispetto a quella del diritto?

R – Come emerge dalla mia esperienza appena esposta, professionalmente nasco come avvocato, ma ho sempre coltivato la passione per l’arte. La base sulla quale ho costruito questa professione è quella dell’avvocatura. Principalmente sono un avvocato, ma se non avessi avuto la passione e la conoscenza profonda del mondo dell’arte, non avrei mai potuto fonderle nella mia professione, creando qualcosa di nuovo. Per risponderle in maniera diretta: mi sento un avvocato esperto di arte. A tendere, la conoscenza dell’arte deve diventare pari o superiore a quella del diritto, non a caso in questo mestiere non si finisce davvero mai di studiare.

D – Quali sono il cliente e il servizio tipo di un art lawyer?

R – Trattandosi di un settore molto ampio, proverò a semplificare la categorizzazione dei clienti distinguendo quattro figure: il collezionista, il gallerista, l’intermediario e il privato. Le prime tre sono figure tipiche del campo dell’arte. Nel caso dei privati, possono essere soggetti con esigenze occasionali legate, ad esempio, alla compravendita di opere o a questioni di successione.
Per tutte le tipologie di clienti, il supporto viene dato in ogni situazione dove sia necessaria  l’assistenza di un legale, come ad esempio: valutazioni di opere, contratti di prestito di opere per mostre, organizzazione di trasferimenti, compravendite, questioni fiscali e patrimoniali, organizzazione di mostre, ecc.

D – Cosa consiglia a un giovane con il desiderio di diventare art lawyer?

R – Al rischio di sembrare banale, la ricetta è immediata: “studio e passione”. In questo caso con un’ulteriore complicazione: studio e passione moltiplicati per due, così come gli ambiti, diritto e arte, che bisogna necessariamente conoscere e padroneggiare.