Firenze: Zubin Mehta e Daniel Harding si alternano sul podio del Maggio.

Zubin Mehta © Monika Rittershaus

I maestri Zubin Mehta e Daniel Harding si alternano sul podio del Maggio per due concerti sinfonici che verranno registrati e, successivamente, trasmessi in streaming: domenica 11 aprile e lunedì 12 aprile 2021.

Il maestro Zubin Mehta dopo il concerto sinfonico corale La Creazione di Haydn, l’Otello verdiano dello scorso novembre 2020, il concerto ‘fuori programma’ che proseguiva il ciclo delle sinfonie schubertiane iniziato la scorsa estate (che ha raggiunto le 20mila visualizzazioni), il concerto con il pianista Rudolf Buchbinder (ancora visibile in streaming sul sito della Fondazione), l’opera Così fan tutte di Wolfgang Amadeus Mozart e il concerto di Pasqua al Duomo di Orvieto, trasmesso da Rai Cultura su Rai 1 e Rai 5 il quale ha superato il mezzo milione di spettatori, riprende il podio del Maggio in un concerto, domenica 11 aprile 2021, insieme alla violinista Vilde Frang, giovane e talentuosa artista norvegese che ha all’attivo collaborazioni con le più prestigiose orchestre del mondo come, tra le tante, Wiener Philharmoniker, London Symphony Orchestra, Concertgebouw Orchestra, Orchestre de Paris, Leipzg Gewandhaus Orchester, Los Angeles Philharmonic, Cleveland Orchestra, Pittsburgh Symphony, Chicago Symphony, Israel Philharmonic, Staatskapelle Dresden e che è al suo debutto al Maggio.

Daniel Harding © Julian Hargreaves

Il programma prende avvio con il Concerto in re maggiore op. 61 per violino e orchestra di Ludwig van Beethoven, dedicato al grande virtuoso Franz Clement, in cui lo strumento solista non viene inteso dal compositore come antagonista dell’orchestra, ma come primus inter pares creando un’atmosfera serena e di armonia tra le varie componenti del discorso sinfonico. Si prosegue con la freschezza della Sinfonia n. 4 in la maggiore op. 90, Italiana, di Felix Mendelssohn-Bartholdy con i suoi temi cantabili e la luminosità del suono. A concludere, il poema sinfonico Pini di Roma di Ottorino Respighi: quattro quadri di una raffinatissima e personale inventiva orchestrale, legati l’un con l’altro senza interruzione, traboccanti di colori e ritmi incalzanti.

Il concerto del maestro con la violinista Vilde Frang, previsto in abbonamento alla Stagione sinfonica 20/21, era stato programmato per il 27 marzo 2021, ma in ottemperanza alle limitazioni imposte per l’emergenza sanitaria che tengono chiusi i teatri al pubblico è stato sospeso. Di conseguenza il Teatro rimborserà i biglietti relativi: sul sito del Maggio (www.maggiofiorentino.com) sono pubblicate le istruzioni per compilare la richiesta che dovrà essere inoltrata agli addetti della biglietteria del Maggio entro il 15 aprile 2021.

Il maestro Daniel Harding, il cui ultimo concerto in Teatro fu alla testa dei Wiener Philharmoniker per la 79° edizione del Festival del Maggio, è al suo debutto sul podio dell’Orchestra del Maggio nella serata del 12 aprile 2021. A fine aprile Daniel Harding dirigerà anche, il 27, l’opera inaugurale dell’83esima edizione del Festival del Maggio Musicale Adriana Lecouvreur di Francesco Cilea – nel nuovo allestimento di Frederic Wake-Walker (27 aprile) e il 29 aprile il Requiem di Wolfgang Amadeus Mozart.

Vilde Frang 2019 – Photo: Marco Borggreve

Il concerto si apre con la Tragische Ouvertüre in re minore op. 81 di Johannes Brahms composta nell’estate del 1880 che, nonostante il titolo, non introduce alcuna tragedia e alcuni critici hanno pensato che potesse, ad esempio, essere destinata a un ipotetico allestimento del Faust di Goethe mai realizzato. Si prosegue con la Sinfonia n. 1 in re maggiore, Titan, di Gustav Mahler il cui titolo è un tributo ad un romanzo di Jean Paul Richter, autore caro al compositore e a Robert Schumann, e che il musicista stesso revisionò varie volte, dandole un programma o chiamandola “Poema Sinfoni­co in due parti”, poiché esitava a proporla come “sinfonia”: termine che nel contesto di allora suonava nobilmente legato alla tradizione.

Il concerto del maestro Harding, che era in abbonamento alla Stagione sinfonica 20/21, è stato sospeso a causa delle limitazioni imposte per l’emergenza da Covid. A breve il Maggio fornirà su www.maggiofiorentino.com tutte le informazioni necessarie per inoltrare le richieste di rimborso.

I programmi di sala sono disponibili gratuitamente sul sito del Teatro alla pagina dedicata ai concerti.

Ludwig van Beethoven – Concerto in re maggiore op. 61 per violino e orchestra
Nel corso della sua carriera Beethoven si dedicò assai di rado alle composizioni per violino e orchestra; così, a parte le due Romanze op. 40 e op. 50, il Concerto in re maggiore op. 61 rappresenta non solo la sua opera somma nel genere ma anche l’unico concerto scritto per questo strumento. L’occasione fu fornita dalla conoscenza del violinista Franz Clement, noto virtuoso del tempo, direttore del Theater an der Wien, nonché dedicatario e primo interprete dell’opera. La partitura, iniziata nell’autunno del 1806, fu pronta in poche settimane e il 23 dicembre di quello stesso anno il Concerto op. 61 debuttò con Clement solista al Theater an der Wien, suscitando pareri discordanti. L’iniziale diffidenza nei confronti di quest’opera – che nei decenni seguenti troverà la sua meritata affermazione – fu dettata dalla sua natura poco virtuosistica. A differenza di altri concerti per violino e orchestra, dove il solista fa bella mostra delle proprie capacità con virtuosismi di ogni sorta sulle quattro corde, il Concerto op. 61 di Beethoven è invece improntato a una scrittura elegante e cantabile che poco concede al virtuosismo puro. Anche il rapporto dialettico tra solista e orchestra risente di questa scelta poiché risulta privo di forti contrapposizioni timbriche e dinamiche e non si risolve, come ci si aspetterebbe, con il prevalere esclusivo del solista sull’orchestra ma con un dialogo complice tra le due parti.

Zubin Mehta © Alberto Conti-Contrasto

Felix Mendelssohn-Bartholdy – Sinfonia n. 4 in la maggiore op. 90, Italiana
Come ogni rampollo di buona famiglia del Nord Europa, anche Felix Mendelssohn coronò la fine dei suoi studi con un grand tour, il viaggio di formazione che aveva come tappa finale l’Italia. A Roma e a Napoli, dove soggiornò dal 1830 al 1831, Mendelssohn raccolse idee e spunti musicali che riverserà negli abbozzi della Sinfonia in la maggiore op. 90, portata a termine nel 1833 e battezzata, non a caso, “Italiana”. «È il lavoro più gaio che io abbia mai composto, specialmente nel finale», scriveva Mendelssohn con entusiasmo pensando a quella sinfonia nata nel Bel Paese, il cui ascolto delle prime battute basta da solo a confermare quanto detto dall’autore. L’Allegro vivace si apre con un tema risoluto e pieno di slancio che a passo danzante introduce l’ascoltatore nell’atmosfera festosa che domina il primo movimento. Il secondo movimento – Andante con moto – ha i toni della canzone nostalgica, mentre il terzo – Con moto moderato – per eleganza e soavità ricorda le movenze galanti del minuetto, interrotto nel Trio dai richiami campestri di corni e legni. Il movimento finale – Saltarello – è decisamente il più caratteristico della Sinfonia in la maggiore. Mendelssohn sceglie l’indiavolata danza popolare tipica dell’Italia centrale per innescare un discorso musicale vivacissimo in un clima incandescente che rende omaggio all’immagine dell’Italia baciata dal sole tanto cara alla sensibilità romantica. 

Ottorino Respighi – Pini di Roma, poema sinfonico
Dopo il successo delle Fontane di Roma (1916), Ottorino Respighi tornò al poema sinfonico nel 1924 con Pini di Roma, quattro pannelli orchestrali ispirati ad alcuni luoghi simbolo della Città eterna. L’immagine dei giochi chiassosi dei bambini nei giardini di Villa Borghese apre il primo pannello, I pini di villa Borghese: ecco rincorrersi e intrecciarsi in orchestra canzoni popolari infantili, marcette, trilli degli archi e fanfare di trombe in una girandola di incontenibile allegria. La grande lezione di Rimskij-Korsakov, di cui Respighi era stato allievo, traspare non solo nei colori smaglianti e nella scrittura brillante riscontrabili in questa pagina, ma anche nella scelta di impasti timbrici mai scontati e innovativi come nei pannelli seguenti. Nel secondo quadro l’autore restituisce l’immagine delle catacombe romane (I pini presso una catacomba), con il suono di un’antica salmodia dai toni cupi e misteriosi affidata agli archi gravi e ai corni, mentre nel terzo quadro, che descrive l’incanto di una notte di luna, (I pini del Gianicolo) sfrutta le possibilità timbriche di strumenti quali l’arpa, il pianoforte, la celesta, i legni e gli archi per costruire delicatissime filigrane di gusto impressionista, interrotte solo alla fine dal canto registrato di un usignolo che segnala il passaggio dalla notte all’alba. Il quarto e ultimo pannello, I pini della via Appia, è un salto indietro nella storia dell’impero romano. Si odono in lontananza avanzare a passo deciso e marziale i legionari dell’antica Roma. L’effetto spaziale del passaggio di un esercito in movimento è costruito da Respighi con maestria grazie al crescendo orchestrale graduale e ben calibrato, dove si inseriscono via via sempre più strumenti.

Fonte: Ufficio Stampa & Media- Comunicazione – Marketing,  Maggio Musicale Fiorentino