Ci vediamo quando è buio.

A volte serve il buio vero per far luce tra le persone.

Abito in un condominio milanese, la gente a fatica si saluta e spesso non si guarda neanche in faccia, sono certo che se dovessero essere chiamati a identificarmi in diversi risponderebbero “mai visto”.

Ore 22,30 di una notte di questa calda estate.

In casa l’aria condizionata ti fa dimenticare che fuori si boccheggia, all’improvviso, una, due e … più volte l’energia elettrica và via.

Guardo fuori dalla finestra le strade sono piombate nel buio, la musica che prima arrivava a un volume non civilissimo si zittisce gli allarmi antifurto degli appartamenti e dei negozi cominciano a suonare. In casa neanche una candela, non parliamo poi di torce elettriche, dovrei organizzare una caccia al tesoro.  Utilizzando una luce che scopro far parte del kit del mio telefonino apro la porta di casa e intravedo una processione di vicini, alcuni mai notati prima, saranno ladri? Ma no, piuttosto sembrano anime del purgatorio. Incrociandosi si guardano in faccia e ognuno chiede, non si capisce rivolgendosi a chi, se qualcuno abbia telefonato al 118 o all’Enel, tutti chiedono nessuno fa.

E’ black out nella via di casa mia, non abbiamo un impianto di emergenza e dopo un po’ i condizionatori spenti fanno sentire la loro  assenza. Mi rendo presentabile e salgo al piano di sopra, voci e chiacchiericci sul pianerottolo mi incuriosiscono. Ci sono alcuni scesi dal piano di sopra, inevitabilmente c’è chi non sapendo con chi prendersela inizia dal Governo per continuare con tutti quelli che contano. Uno fastidioso mi chiede: “lei, non è un consigliere, cosa facciamo adesso?”, mi verrebbe da dirgli andate a letto e aspettate la luce del nuovo giorno, taccio rischierei il linciaggio. All’improvviso, senza che me ne renda conto pronuncio la parola magica “andiamo in cantina” li staremo più freschi, tutti d’accordo? Nessuno parla, come automi si incamminano verso il basso. Visto il successo, azzardo, facciamo musica, a Mimmo un brav’ uomo che si diletta a suonare la fisarmonica gli si illuminano gli occhi, non l’avessi mai detto, detto fatto si precipita ad armarsi di strumento. Presa da entusiasmo sua moglie mi chiede e se facessimo due spaghetti? La guardo e gli dico “ non sarà troppo?”, capisce e tace.

Siamo in cantina, uno dei più giovani tra i presenti maledice il buio, oramai sono sul ponte di comando, lo guardo e con disarmante semplicità gli dico: “invece di maledire il buio è meglio accendere una candela”, ho avuto allora la prova provata che noi italiani andiamo per eccessi all’improvviso almeno dieci candele hanno trasformato il corridoio di quel luogo di silenzio in una specie di camera ardente, Mimmo inizia a suonare e per fortuna ci comunica prima il brano altrimenti di difficile immediata riconoscibilità vista che la sua arte è frutto di esecuzione a orecchio dice lui. A ogni brano mi guarda e aspetta un mio cenno di apprezzamento, si compiace e non desiste; a un certo punto vengo assalito dal dubbio di aver sbagliato ad incoraggiarlo, gli dico : “gli autori dei brani che stai eseguendo si stanno rivoltando nella tomba” l’artista equivoca e scambia il mio sarcastico commento per un complimento che lo inorgogliscono. Intanto curiosi coinquilini mai visti prima, privati dell’instupidimento televisivo vengono a curiosare. Per interrompere la musica improvviso una domanda: “avete paura del buio? Nessuno risponde. Continuo, “vedete il timore del buio si manifesta attraverso i pensieri, la mente gioca brutti scherzi, se non fossimo insieme ognuno da solo potrebbe iniziare a pensare a cose soprannaturali angoscianti, o forse anche a immagini violente, addirittura a mostri fantasiosi” mentre termino di parlare in fondo al corridoio rimasto al buio si vedono due occhi fiammeggianti … è il gatto di un condomino che felinamente appare all’improvviso, prima di capirlo una leggera preoccupazione serpeggia tra i presenti, quando le persone sono al buio, si mette in moto la macchina dell’immaginazione.

Mi rendo conto che stò conversando con persone che non sapevo essere mie vicine di casa, le situazioni a volte creano complicità, si parla di tutto e ogni tanto si guarda l’orologio (la mia preoccupazione e che si scongelino le bistecche se la corrente non ritorna in fretta). Un signore decisamente avanti negli anni mi dice: “questa situazione mi ricorda i rifugi e i bombardamenti dell’ultimo conflitto”, mi piacciono i racconti di chi ha vissuto, ma è quasi mezzanotte so come continua “fischio delle bombe, l’accecante luce dei bengala e ….” l’anziano più spiritoso di me mi guarda e dice “quella notte piena di paura io avevo anche la febbre, questa sera ho solo caldo … poi sorride” .

Pare all’improvviso che a tutti sia passato il sonno, provo a fermare il musicista che interpreta i miei gesti come incitamento a continuare, decido, devo dileguarmi è quasi l’una e tra i presenti la maggior parte sono pensionati e la sveglia non è il loro incubo mattutino. Mi dileguo, dieci minuti dopo è tornata la corrente preannunciatami dall’improvviso fresco proveniente dalla rimessa in funzione dei condizionatori.

A volte serve il buio vero per far luce tra le persone; d’altra parte l’oscurità appartiene all’essenza della città; se ti fermi a riflettere ti accorgi che se guardi nel buio a lungo, c’è sempre qualcosa.