Bologna: “Where does your memory go?” Mostra personale di Stefano W. Pasquini.

Gli occhiali di Lia Fava nello studio di Giorgio Morandi

Venerdì 1 ottobre 2021, alle ore 12.00, negli spazi di Casa Morandi a Bologna, sarà presentata alla stampa la mostra personale di Stefano W. Pasquini dal titolo Where does your memory go? // Dove va la tua memoria? visitabile dal 2 al 24 ottobre 2021.

Come suggerisce il titolo, il cuore del progetto, ospitato in quella che fu la dimora-studio di Giorgio Morandi, è una riflessione condivisa, fra artista e spettatore, su quanto realmente rimane nella nostra memoria, delle cose e delle persone che incontriamo nella vita. 

Stefano W. Pasquini. UP2108 (Mario) 2021 – Acrilico su tela, 200 x 150 cm

Allo stesso tempo ci s’interroga anche sull’aura di taluni oggetti e manufatti, più specificatamente sul valore delle opere d’arte, capaci di raccontare l’identità di chi li ha posseduti, come nel caso di Giorgio Morandi, la cui esperienza di visita alla casa permette di coglierne con maggiore acume la personalità. Infatti, entrando a Casa Morandi e avvicinandoci fisicamente ai suoi oggetti quotidiani, abbiamo come la percezione di cominciare a conoscere e carpire talune sue piccole ossessioni, tuttavia, cosa sappiamo davvero di Giorgio Morandi? Quanto, della memoria di chi l’ha frequentato personalmente, è riuscito a sopravvivere? Se da un lato, queste domande, poiché riferite a una personalità nodale alla comprensione dei linguaggi dell’arte d’inizio Novecento, traghettano l’osservatore in una narrazione dove la Storia assorbe il personale, dall’altro esse rimbalzano all’oggi e verso di noi, lasciando emergere quanto quei tratti individuali siano importanti alla costruzione dei grandi accadimenti. Per questo motivo chiedersi cosa sappiamo davvero delle persone a noi care e dove va la nostra memoria è importante tanto per la nostra individualità quanto per la collettività e la rappresentazione della società.

Stefano W. Pasquini. UP2008 (Lia Fava) 2020 – Acrilico e tecnica mista su tela, 200 x 150 cm

L’uomo, infatti, ha da sempre avuto bisogno di Storia, di raccontare e raccontarsi per mantenere vivo il ricordo delle proprie esperienze più fondamentali. Sembra addirittura che un accadimento forte resti impresso nel nostro DNA e successivamente tramandato ai nostri figli. Eppure, a parte rari casi, di norma dopo tre generazioni non sappiamo già quasi più nulla dei nostri antenati e ben poco rimane anche di persone di cui magari leggiamo una lapide su una casa, il nome di una strada, spesso fantasmi nei libri di storia.

Where does your memory go? // Dove va la tua memoria? di Stefano W. Pasquini, attraverso una serie di opere, peculiari alla sua poetica, prevalentemente indirizzata ai temi del sociale e del collettivo, talvolta trattati con dissacrante ironia, solleciterà pertanto un tacito dialogo con lo spettatore indirizzato a porsi domande riguardo alla propria memoria. 

All’interno di Casa Morandi Pasquini ha installato alcune opere pittoriche di grandi dimensioni, per rammentare come la pittura, per quanto possa sembrare anacronistica, rimanga fondamentale per l’essere umano. Alcuni oggetti poi, della memoria familiare dell’artista, si troveranno inseriti all’interno dello studio di Morandi in un contesto leggermente straniante e dal carattere quasi metafisico, con l’intenzione di instillare un dubbio verso la fedeltà stessa della nostra memoria.
 
In occasione della mostra l’artista ha pubblicato il numero 36 di Obsolete Shit, una zine collaborativa che raccoglie in modo orizzontale le espressioni creative di artisti e non artisti, mettendo in discussione il valore stesso dell’immagine nella nostra contemporaneità.

Stefano W. Pasquini. Do you cry often? 1995 – Bandiera cucita, 160 x 213 cm

Where does your memory go? // Dove va la tua memoria? prosegue, inoltre, un filone della ricerca di Stefano W. Pasquini che Annalisa Cattani ha definito come Sehnsucht, ovvero una sorta di nostalgia per qualcosa di idealizzato, che ci possa dare l’impeto per archiviare alcuni momenti unici per una fruizione di umanità futura, così come ha sempre fatto il linguaggio della pittura.
L’esposizione rappresenta anche un nuovo spaccato di The Book of People, progetto online pensato e nato proprio per mantenere il ricordo delle persone a noi care. The Book of People è esso stesso quel ricordo, un progetto di libro d’artista scritto con le parole dei partecipanti, e con i volti dei loro cari che, fissati sulla tela e nel loro insieme, hanno la prerogativa di raccontare quella parte più intima e invisibile dell’umanità, fatta di storie, relazioni e intrecci del vissuto di tutti noi. 

Fonte: Ufficio Stampa mostra: RP//Press