
Strade e marciapiedi monopoli per monopattini e bici, tra buone intenzioni e caos quotidiano.
Caschi obbligatori, targhe e limiti ignorati: la sicurezza resta una promessa sulla carta.
Sono già trascorsi quasi dieci mesi dall’entrata in vigore del nuovo Codice della Strada, il 14 dicembre 2024, che ha esteso l’obbligo del casco a tutti gli utenti di monopattini elettrici, non più solo ai minorenni. Sulla carta, un passo avanti verso una mobilità più sicura e responsabile. Sulla strada, invece, il film cambia: caos, regole ignorate e controlli praticamente inesistenti.
Nei primi tre giorni, i monopattini sembravano spariti dalle strade e i pochi coraggiosi che circolavano rispettavano pedissequamente divieti e norme. Poi, tutto è tornato come prima.

Alcune dotazioni, come targa, contrassegno identificativo e assicurazione, non sono ancora pienamente operative: l’attuazione dei decreti necessari tarda, e chi infrange le regole non viene praticamente sanzionato.
Il casco, invece, è obbligatorio. Deve rispettare le norme UNI EN 1078 o EN 1080, e chi lo ignora rischia una sanzione tra 50 e 250 euro, così come chi viola il divieto di andare in due sul monopattino. Diversa è la multa per chi percorre contromano o sfreccia sui marciapiedi: 50-200 euro.

E allora perché vediamo ancora utenti senza casco, in due, contromano o sui marciapiedi? Guardando le città, sembra un far west contemporaneo. Monopattini e biciclette corrono contromano, ignorano semafori, luci e frecce, e nessuna autorità interviene. Il Codice resta una chimera: rigido sulla carta, impotente nella pratica.
Basta guardare la rigidità applicata agli automobilisti: una sosta a meno di cinque metri da un’intersezione può costare 165 euro, ridotti a 115,50 euro se si paga entro cinque giorni con lo sconto del 30%. Per biciclette e monopattini, invece, non c’è né rigore né controllo: sembra quasi che il Codice non esista.
Spesso vigili e forze dell’ordine sembrano disinteressati. O forse si può azzardare l’ipotesi di un sabotaggio istituzionale: alcune regole vengono fatte rispettare, mentre le violazioni più evidenti, quelle di biciclette e monopattini, restano impunite. Chi lo sa? Forse è più complicato e dispendioso multare ciclisti, monopattinisti o proprietari di cani che non raccolgono le deiezioni, rispetto agli automobilisti.
Il risultato è una zona grigia tra sicurezza e cassa: alcune multe vengono elevate, altre violazioni ignorate.
Il quadro normativo, se applicato, potrebbe funzionare: casco, frecce, targa, limiti di velocità di 20 km/h in città, divieto di circolare su marciapiedi e piste ciclabili.
La realtà? Tutto è cambiato affinché tutto rimanesse com’era prima. Il Gattopardo docet.
La frustrazione è palpabile. Commenti sui social e forum, e le imprecazioni di chi assiste ogni giorno a comportamenti pericolosi, lo confermano.
E qui arriva la provocazione: «Signori sindaci, svegliatevi!». Non basta approvare norme e decreti. Servono attuazione capillare, controlli costanti ed educazione sul territorio, in ogni strada, non solo dove conviene o dove la multa è facile da incassare.
Fino a quando le regole resteranno ignorate, la mobilità urbana continuerà a oscillare tra anarchia e pericolo: metà rispetto, metà caos, sicurezza dimezzata.
*Le immagini presenti nell’articolo sono tratte da Pixabay (uso libero) e hanno esclusivamente finalità illustrative

