
Lettura di poesie e testi della sceneggiatura (Paolo Rausa e Michele Bovino), canzoni (P40, Lucia Minutello e Salvatore Brigante), immagini e video (Ornella Bongiorni), la poetica di Fernando Rausa, attualità della sua poesia (Raffaella Verdesca), l’omaggio dei poeti locali, l’incanto della danza (Carmen Kalimba Studio Dance di Carmen Quaranta).
L’omaggio al poeta Fernando Rausa di Poggiardo (Le) di cui il 3 gennaio 2026 ricorre il centenario della nascita è concepito come uno spettacolo che attraversa il suo tempo vitale, almeno fino a quando è vissuto. Le immagini e i video illustrano via via gli argomenti che egli tratta nelle poesie o nelle raccolte. Per es. “Li fiuri de la Pathria”, la raccolta dedicata alla prima guerra mondiale, compilata nel 100° anniversario dell’Unità d’Italia, è accompagnata da un spezzone della guerra al fronte, tratto dal film “Uomini contro”.
Il tema e il dramma dell’emigrazione si accompagna a video dell’esposizione di immagini al Museo di Coney Island a New York e alla canzone Oblivion di Astor Piazzolla, dal momento che anche lui visse una breve esperienza, negli anni ’50-51, a Buenos Aires in Argentina. Qui la poesia “L’oru de lu sud” rappresenta la tensione fra i giovani ‘core de munte ca nu piazze na vasscia frunte’ e l’immagine del paese abbandonato dalla sua forza vitale, rappresentato da un vecchio stanco ‘ca an terra bbucca’ e dal vento animato che si vergogna quando lascia il paese deserto, mentre le campane suonano a vuoto. Una potente immagine plastica di una condizione di degrado sociale. Di fronte a tutto questo non resta che affidarsi ai giovani, i quali sono incoraggiati a seminare la luce della conoscenza a chi ne è privo. Una delle più belle composizioni di incoraggiamento a rivoltare la terra.
La conoscenza e la tradizione avite rappresentano dei baluardi rispetto all’incertezza dei tempi attuali, uno scarto che il poeta sottolinea potentemente con l’utilizzo di termini tratti dalla cultura e dalla civiltà contadina che permea la comunità salentina, sbattuta come nave in tempesta, senza nocchiero, che si affida alle nuove generazioni. Le musiche e le canzoni dei cantastorie P40, Lucia Minutello e Salvatore Brigante accompagnano queste visioni a volte cupe, per lo più colme di amore e di speranza.
Insomma il centenario della nascita ha lo scopo di omaggiare il poeta e di farlo ancor più conoscere a tutti in modo che la sua poesia diventi emblema di progresso sociale, culturale e letterario.
La poesia di Fernando Rausa, benché scritta in dialetto salentino, ha una visione universale.
Di fronte all’ingiustizia non resta che realizzare una nuova società: ‘cchiui nu faciti stennene dhre terricate marce ca fosara dei ieri ca fiuri desera lacrime cu pennine.’

Combattuta la sua nobile battaglia di ideali e di nobili propositi, al poeta non resta che salutare definitivamente il suo paese, Poggiardo, ‘terra ca m’hai crisciutu, ca mamma e tata me mparasti ddicu’, consegnandoci il testimone della verità e della bellezza, contro le ingiustizie.
Il suo pensiero è giunto fino a noi attraverso i numerosi libri di poesie in italiano e in dialetto da lui scritti e pubblicati e anche le raccolte postume. Si tratta di “Poggiardo mia” e “L’occhi ‘ntra mente” (1969), “Fiuri e culuri” (1972), “Guerra de pace” (1976), autoprodotte e “Terra mara e nicchiarica”(2006, Manni Editore) con prefazione del rettore Donato Valli, “L’umbra de la sira” (2009, Atena) e “Li fiuri de la Pathria” (2014, Zages). Di fronte alle sue dichiarazioni di poetica contenute nel componimento “Nnamuratu de poesia” Donato Valli non seppe più resistergli e lo annoverò tra i poeti singolari, una voce fuori dal coro, che si affermava con la sua passione e la sua potenza evocativa di un mondo migliore e più giusto.
L’omaggio al poeta Fernando Rausa avverrà al Palazzo della Cultura di Poggiardo il 3 gennaio 2026 alle ore 18.00

