
Come da programma del Centro Culturale Europeo di Palazzo Arese Borromeo, nell’Auditorium Paolo e Davide Disarò di Cesano Maderno (MI) e sotto la regia di Eva Musci e Antonio Zappa si è tenuta, lo scorso 2 e 3 ottobre, la quindicesima edizione del “Festival della Storia”. Tema di quest’anno terribilis: Tutti gli dei sono morti tranne il dio della guerra. E guerra sia, come ne parlano nelle due serate la giornalista Anna Momigliano, lo storico Franco Cardini e il generale Fabio Mini.
A moderare i relatori è la direttrice artistica del Festival Eva Musci, che cede la parola ad Anna Momigliano per spiegare alla platea la complessa situazione fra Israele e Palestina, riportata nel suo libro “Fondato sulla sabbia” e scritto dopo il fatidico 7 ottobre. “Hamas vuole la delegittimazione di Israele, colpevole di esistere. Israele, come quasi tutti gli Stati del Medio Oriente – prosegue la Momigliano che ha vissuto a lungo nel Paese – è una delle invenzioni avvenute con la decolonizzazione di potenti Stati europei. Esso è attualmente formato da molte anime giunte da svariati popoli, anche arabi di fede giudaica. Ma è già dal 1882, dopo il pogrom, che ebrei russi e ucraini migrano in Palestina. E sotto gli Ottomani arrivano ad essere il 5%, poi superati dagli ebrei arabi, a loro volta espulsi”. Le tensioni, antiche e complicate, sono dall’esterno ma anche all’interno, fra ebrei laici e ortodossi e “la componente etnico religiosa è oggi in aumento. Infatti, circa metà degli studenti elementari sono ultraortodossi”.
Perché non siamo capaci di arrivare a due Stati?

“Gli accordi di Oslo del 1993, con Arafat e Rabin che si stringevano la mano, prevedevano il reciproco riconoscimento di OLP e Israele, ma ciò non ha mai funzionato – spiega Momigliano. Ciò per due sostanziali motivi: la progressiva occupazione da parte di Israele di territori palestinesi e cisgiordani, e la lunga sequela di atti terroristici compiuti dai palestinesi di Hamas sugli autobus”. Insomma un abitante di Israele non ha mai serenità, in nessun momento, da quando esce di casa a quando rientra. “E il paradosso è – conclude Momigliano – che gli israeliani ormai ci hanno fatto l’abitudine. Queste due popolazioni non si daranno mai pace. Il cessate il fuoco proposto da Trump non sarà risolutivo, ma almeno è una tregua, un punto fermo”.
La parola passa poi a Franco Cardini che nella prima serata demolirà l’Unione Europea, già citata ne “l’invenzione di un continente” e nella seconda puntualizzerà la “cultura della guerra” come descritto nel suo libro “Quella antica festa crudele”.
“Le cose si scoprono o si inventano – dice Cardini – se si scoprono durano in eterno, ma se si inventano possono anche non funzionare. E siccome l’Europa, nome della giovane principessa Fenicia amata da Zeus, l’abbiamo inventata, si deve trovare il modo per farla funzionare. A creare un impero europeo ci provarono Carlo Magno, Napoleone e Ottone di Bismark, ma senza successo”.
E l’Europa attuale?
“Tralasciando quella di Ventotene, inaccettabile perché di tipo anarcoide e socialista sì che negava la proprietà privata, quando De Gasperi e i suoi coevi si inventano la CECA (Comunità Europea Carbone e Acciaio), sapendo che non sarebbe mai diventata come gli USA (che furono una colonia omogenea), ma soltanto una realtà economica”.
E dunque?
“Se questa Europa ha rifiutato di evidenziare le sue origini giudaico-cristiane e non ha una sua forza di difesa, è condannata ad essere una realtà finanziaria, economica, tecnologica e culturale, ma non politica. L’Europa, con tradizioni, storie e abitudini così diverse, pur se unite dalla cristianità, sarà sempre un carrozzone enorme e dispendioso, incapace di decidere alcunché. Potrà diventare una Confederazione, ma mai uno Stato europeo”.
Professor Cardini, torniamo ora al tema della guerra, come ne ha parlato nel suo “Quella antica festa crudele”. Perché gli uomini si fanno la guerra?
“Perché è uno dei rapporti fra esseri umani. Quando la diplomazia non basta, si va a braccio di ferro, per parafrasare Von Clausewitz. Sui cannoni del Settecento veniva incisa la frase ultima ratio regis. E non è detto che chi vince una guerra abbia ragione… Oggi la guerra si fa anche con l’informazione. Anzi, siamo talmente bombardati dall’informazione che diventiamo vittime della disinformazione. E in guerra, la prima vittima è la verità”.
Noi abbiamo un patto atlantico che si chiama NATO, creato per proteggerci.
“La NATO, rispetto ad una alleanza economica che può anche divenire militare come il BRICS (Brasile-Russia-India-Cina-Sudafrica), fa ridere”.

C’è chi parla di cultura della guerra. Non è un ossimoro?
“Niente affatto. Solo per Floris d’Arcais la guerra, essendo barbarie, non può essere cultura. In realtà cultura significa conoscenza di qualcosa. La guerra, pur essendo barbarie, ha paradossalmente anche fattori positivi, come l’evoluzione tecnologica, quella scientifica, l’emancipazione, l’arte, la cultura classica. Abbiamo un patrimonio di poeti-soldato e scrittori-soldato. La guerra aiuta anche a scoprire rapporti di solidarietà, di umanità, di condivisione dei pericoli, di sentirsi fratelli. Come dice Raimondo Montecuccoli, che fu generale, politico e scrittore, la guerra è anche arte perché edifica opere di protezione, deve trattare bene i prigionieri, preoccuparsi della logistica, trattare bene i soldati nel cibo e nel riposo, preoccuparsi degli accampamenti con la relativa igiene. Le arti e le scienze in guerra sono attivissime…”
Ora continuiamo a parlare di guerra passando la parola al generale Fabio Mini, già Comandante NATO nella missione in Kosovo 2002/2003.
“Sono centinaia i conflitti nei quali i Paesi europei e gli Stati Uniti sono stati parte attiva nei confronti di Paesi ex-coloniali, negli ultimi ottant’anni. Sapete chi ha fatto più guerre in assoluto? Gli Stati Uniti! Gli USA hanno partecipato, negli ultimi duecento anni, a circa 500 interventi militari nei vari Paesi, e quasi 400 dal 1961 ad oggi. La NATO è il contributo delle nazioni estere per la… sicurezza degli Americani. E noi, con le basi NATO che abbiamo, siamo tra i privilegiati! Per gli USA la NATO è un pilastro burocratico finalizzato ad osservare l’Unione Europea”.
Ma è un rapporto di alleanze…
“Citiamo i termini esatti. Nel Patto Atlantico firmato nel 1949 da 12 Paesi fra cui l’Italia, è usato il termine “contributo”, non alleanze. Si “contribuisce” alla sicurezza dei singoli se attaccati. Ma l’organizzazione a volte agisce in contrasto con il trattato. Così avviene anche in Unione Europea, dove le 53 disposizioni che regolano l’Unione Europea sono tradite dalla Commissione. L’U.E. non ha una propria sovranità né un proprio esercito, perché abbiamo delegato la NATO a proteggerci. D’altra parte spero che l’U.E. non abbia mai un esercito suo. Non sarebbe in grado di gestirlo con dovizia, precauzione e senno”.
Noi europei abbiamo il rischio di essere attaccati?
“Dalla pianificazione NATO del 2014, vi è stata una indicazione politica, ripeto politica, non militare, che ha identificato come probabili nemici la Russia e il terrorismo islamico. Per quanto riguarda la Russia sono storie. La Russia non ha nessuna intenzione di attaccarci. Ma dirò di più. Se dovessimo fare una guerra con la Russia (che oggi dispone di 700 mila uomini), secondo la saggia strategia bellica, necessita far crollare il nemico nel minor tempo possibile: qualche settimana o al massimo qualche mese. Perché una popolazione non sopporterebbe anni e anni di privazioni causate da un conflitto. E sapete quanto ciò costerebbe all’Europa? Il 15% del PIL! Una cosa impensabile. Fa ridere il pensiero che Gran Bretagna e Francia abbiano offerto la loro protezione nucleare con le loro circa cinquecento testate contro una Russia che ne ha dieci volte tante!”
Che errori stiamo compiendo?
“Innanzitutto nel 1997 l’U.E. e la NATO, anzi i suoi “giubilati” (leggasi burocrati), hanno favorito l’ingresso di nazioni che non avevano i requisiti standard di budget e di difesa nazionale. Solo le nazioni prospere possono assicurare una autodifesa adeguata. Un vero pericolo sono inoltre i Paesi Baltici, Estonia, Lettonia e Lituania, i quali hanno forti rivendicazioni nei confronti della Russia e rischiano di aggravare una situazione già delicata.
*Nella foto in evidenza: Franco Cardini, Eva Musci e Fabio Mini
