
Compie 24 anni il lettore musicale più famoso al mondo
Oggi una reliquia tecnologica, ieri un compagno inseparabile, da tenere sempre in tasca per una passeggiata domenicale a suon di musica o per distrarci dalla monotonia del viaggio sui mezzi pubblici; in ogni caso un device che si è imposto fortemente nella nostra vita ridefinendo la fruizione del tempo libero e dell’ascolto delle nostre canzoni preferite. Mi riferisco ovviamente all’iPod, l’iconico lettore di brani musicali della Apple.
L’iPod nasce all’inizio degli anni 2000, la cui prima apparizione pubblica é datata per l’appunto martedì 23 ottobre 2001, in un contesto geopolitico non proprio idilliaco, se pensiamo agli attentati dell’undici settembre avvenuti il mese precedente e alla guerra in Afghanistan che si consumava proprio in quei giorni. In quell’occasione il genio visionario che rispondeva al nome di Steve Jobs diede l’opportunità al mondo di distrarsi un po’, presentando questa chicca tecnologica e futuristica agli occhi di una società che praticamente ancora viveva nell’analogico. E per meglio illustrare alle famiglie di inizio millennio cosa volesse dire avere un iPod, Steve Jobs spiegò che era come avere 1000 canzoni in tasca. Una cifra a tre zeri che oggi risulta un tantino risibile, dato che siamo abituati ad avere milioni di canzoni in tasca, se pensiamo all’infinita offerta di musica che offrono piattaforme dello streaming come Spotify, YouTube, Apple Music, Amazon Music, SoundCloud, Deezer, Tidal, eccetera, eccetera, ma per l’epoca si trattava di un numero a dir poco enorme, reso materialmente possibile dall’hardware futuristico – ovviamente per l’epoca – che vantava la bellezza di ben 5 GB di memoria.
Il titolo Apple subì però una perdita all’indomani dell’annuncio di Steve Jobs, il quale, ricordiamolo, è stato un genio visionario, con una visione delle cose ben diversa da quella dell’investitore comune, per il quale invece questo iPod altro non era che un’incognita per quella che era una azienda di computer di alta gamma come la Apple, che forse avrebbe fatto meglio a concentrarsi sul suo core business – per l’appunto i PC – e non su questo giocattolino per ascoltare la musica. Non è proprio un ragionamento sbagliato, perché ad esempio la Microsoft – il principale competitor della Apple – allorché decise di occuparsi del software degli smartphone in aggiunta a quello dei computer, fallí miseramente andando incontro a un clamoroso fiasco commerciale (non è un caso se oggi si sono estinti dal mercato i Nokia Lumia, gli smartphone con sistema operativo Windows). Ma in definitiva le azioni Apple (AAPL) persero di valore a causa dell’annuncio dell’iPod, accolto scetticamente dagli azionisti. Ma, ripetiamolo, il problema non è da imputare tanto agli azionisti, quanto al fatto che di per sé nel 2001 un device come l’iPod era troppo futuristico e il mondo non era ancora pronto ad accoglierlo, nonostante Steve Jobs, da visionario quale era, ne parlasse in termini entusiastici.
Ma dopo qualche tempo le sue previsioni comunque si avverarono. L’iPod si rivelò infatti uno strepitoso successo, vendendo oltre 400 milioni di copie e decretando il successo della Apple anche in un settore diverso da quello dei computer. Contemporaneamente la moda dell’iPod esplose letteralmente, grazie soprattutto alla sua interfaccia user friendly, alla velocità di sincronizzazione e integrazione con iTunes – cioè lo store della Apple in cui si potevano acquistare e scaricare brani musicali, oggi mandato in pensione da Apple Music – e al design così minimalista e così accattivante. Questi sono i principali motivi che hanno portato all’incredibile successo e diffusione dell’iPod negli anni 2000, consacrandolo a oggetto cult e icona generazionale.
L’iPod ha così reinventato la fruizione della musica, permettendo di ascoltare qualsiasi brano in qualsiasi momento e luogo, arrivando a giocare un ruolo chiave nel mobile musical entertainment, essendo stato il ponte di collegamento tra il mondo analogico – il cui esempio più rappresentativo é stato il celebre Walkman della Sony – e quello digitale, oggi rappresentato appunto dai colossi della musica in streaming. Ed è stata per l’appunto la rapida affermazione su vasta scala della musica in streaming a decretare la fine dell’iPod: infatti l’ultimo modello – nella fattispecie l’iPod Touch – é stato dismesso tre anni fa, il 10 maggio 2022, segnando la fine di un’era.
Ma l’iPod non è mai morto veramente, dal momento che essendo stato il precursore dell’iPhone, praticamente è come se vivesse ancora oggi in esso. D’altra parte se non ci fosse stato prima l’iPod non ci sarebbe stato poi l’iPhone. In ogni caso l’iPod é ancora oggi un oggetto cult, un monumento al progresso tecnologico di inizio millennio. Basta anche solo guardare Scary Movie 4 per capire quanto l’iPod venisse considerato un oggetto pop dall’indiscusso valore simbolico, amato da tutti e pertanto responsabile di catturare l’attenzione e, soprattutto, l’orecchio dei consumatori non appena si accendesse: in questo film comico di parodia fantascientifica, infatti, una navicella spaziale aliena discesa sulla Terra, per apparire dapprima innocua, inoffensiva e, anzi, amica dell’umanità, assume proprio le sembianze di un enorme iPod che suona una simpatica musica funky e non a caso si attira da subito la simpatia di tutti gli umani lì presenti…salvo rivelare, in un secondo momento, la sua vera natura malvagia e quindi iniziando a distruggere tutta la città!
Insomma, l’iPod è stato un grande device per l’umanità, ma per l’appunto è stato, poiché di certo ora risulta essere molto meno funzionale rispetto al passato, se si considera che lo streaming ha soppiantato la musica scaricata e salvata sui device. Ciononostante ha comunque acquisito un “nuovo” valore, lo stesso valore simbolico e culturale di un’auto d’epoca, di una foto d’epoca, di una bottiglia di vino d’epoca. Tutti cosiddetti “pleasure assets” che di certo sono poco funzionali se pensati per essere utilizzati o fruiti OGGI (ieri, infatti, andavano più che bene per l’epoca in cui erano stati prodotti), ma che allo stesso tempo hanno dalla loro parte un profondo ed eterno valore storico, affettivo e collezionistico. Ma essendo un bene storico recente, l’iPod, ha sicuramente un valore affettivo maggiore rispetto ad altri beni che non sono stati utilizzati quotidianamente e che invece sono stati acquistati, per così dire, già d’epoca (auto, monete, francobolli, eccetera).
Forse per chi é nato nel nuovo millennio l’iPod potrà sembrare solo un aggeggio vecchio senza alcun valore aggiunto, ma per chi invece lo ha utilizzato parliamo di un valore affettivo reale costruito nel corso di tutto quel tempo che é stato tenuto tra le mani, adoperato, e tenuto accanto al corpo. Come se fosse proprio una parte del nostro corpo e non più un oggetto. C’è chi lo possiede e (addirittura) lo utilizza ancora, chi non ce l’ha più, chi magari lo ha dimenticato in qualche recondito angolo della casa, ma poco importa: a quella che é stata una parte di noi, o quantomeno é stato un amico tecnologico dalla dolce melodia, non possiamo che augurare…un buon compleanno!
*Immagine in evidenza tratta da Pixabay

