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Quando anche i social possono produrre comunicazione positiva e aiutare a far crescere le relazioni

26 Ottobre 2025 by Redazione Farecultura -

Agostino Picicco parla del suo nuovo libro “Essere per esserci. Sui social con testa e cuore”

Intervista a cura di A.S.

In un’epoca in cui la realtà virtuale sembra imprescindibile, tutto il valore di una comunicazione digitale autentica, caratterizzata da essere sui social e su tutti i media digitali con equilibrio e responsabilità, emerge nel volume Essere per esserci (Paoline Editoriale Libri 2025, Prefazione di Mario Furlan, pp. 144, €12), con il sottotitolo Sui social con testa e cuore, nel quale l’avvocato e giornalista Agostino Picicco esplora il mondo dei social con uno sguardo costruttivo.

Ne parliamo con l’Autore, originario di Giovinazzo in provincia di Bari, residente a Milano dove lavora presso la Direzione Relazioni con stampa e media dell’Università Cattolica. Attivo nella società civile, è coordinatore delle attività culturali dell’Associazione Regionale Pugliesi di Milano, componente del Consiglio Generale dei Pugliesi nel mondo e del Consiglio della Fondazione don Tonino Bello.

Che cosa rende i social network così attraenti? 

I social fanno ormai parte della nostra quotidianità e ne innervano ogni momento. Passata la fase iniziale in cui servivano quasi esclusivamente per ritracciare vecchi compagni di studi o per postare qualche timida e sporadica foto, oggi tramite i social ci si informa, si comunica, ci si presenta, ci si espone, si attacca, ci si difende, ci si confronta, si trascorre il tempo libero, si sollecitano amicizie, si “tampina” il prossimo. Insomma, i social sono diventati parte integrante del nostro tempo e il nostro ufficio stampa personale, quello che dà la cifra nel nostro essere (o del nostro apparire). Da qui il loro fascino che può essere positivo quando la comunicazione diventa condivisione, relazione, attenzione, o può essere distruttivo quando diventa strumento di aggressione, provocazione, superficialità di relazioni, fake news, manipolazione, bullismo.

Quali sono i rischi della dipendenza da social network? 

La dipendenza da social non riguarda solo i più giovani, come si potrebbe pensare. Ma ne siamo tutti coinvolti perché, come la cronaca insegna, anche le persone più morigerate o rispettabili sui social perdono i freni inibitori e persino il buon senso. Così talvolta si assiste a “scivolate” che non sono per niente edificanti. La sindrome del “leone da tastiera” rischia di colpire tutti. Inoltre un uso intenso dei social impatta con il fattore tempo. Non dimentichiamo che nella vita reale si possono fare tante cose, e talvolta un uso distorto dei social, anche sotto il profilo temporale, si traduce in tempo sottratto a familiari, amici e colleghi. Il social è uno strumento affascinante, come si diceva prima, ma è uno strumento che dovrebbe avere come fine la realizzazione e la vivificazione delle relazioni nel mondo reale, che sono anche quelle più gratificanti.

Ossessione per la propria immagine sui social: l’autostima è fortemente influenzata dal confronto sociale con gli altri?

L’autostima, o quello che con maggiore chiarezza possiamo chiamare “narcisismo digitale”, non è solo provocato dal costante (e talvolta falsato e irreale) confronto con i miti della bellezza e della forza. Di solito ci mettiamo anche un po’ del nostro. Il voler prevalere o apparire “brillanti” a tutti i costi viene amplificato dall’essere sui social. Se prima certi modi o certi look si fermavamo a una cerchia ristretta, con i social si è allargata la platea. Quindi non solo apparire per gli altri, ma anche per sé stessi. Che non è cosa necessariamente negativa se questo apparire diventa un proporsi, un presentarsi con autenticità, senza voler apparire quello che non si è ma come si presuma che debba vederci il mondo.

Quali sono gli strumenti per muoversi nei social con maggiore consapevolezza, con testa e cuore?

La “cassetta degli attrezzi” per muoversi con testa e cuore sui social è costituita essenzialmente da senso critico, responsabilità, equilibrio, affettività, simpatia e creatività. Sono gli attrezzi che rendono positivo il rapporto con gli altri non solo evitando di arrecare loro danno o sofferenza, ma aiutando questo rapporto con il suscitare emozioni e anche gratifiche umane.

AI: promossa o bocciata?

Promossa. Penso che come tutti gli strumenti – vale anche per i social – è utile e gradita se contribuisce a risolvere problemi, se è un ausilio, se aiuta determinate professioni. Se invece prende il dominio sull’unico davvero intelligente – l’uomo – può provocare distorsioni dannose per tutti. Copiare i compiti a scuola con l’AI è sicuramente negativo, ma reperire gli elementi di una ricerca che sta a noi poi mettere insieme, è positivo. Insomma, è l’uomo che deve governare i processi, e non il contrario.

Chat di classe: fenomeno di costume?

Dipende. Se è solo la valvola di sfogo di genitori frustrati, soverchiatori dei figli e iperprotettivi rappresenta un utilizzo negativo della tecnologia, ridotto a fenomeno di costume. Se serve a favorire dialogo, riflessione, magari anche qualche rimprovero agli indisciplinati o incoraggiamento a coloro che fanno fatica, allora è un buon sistema di supporto tecnologico alla vita della classe e al benessere dei singoli (docenti, allievi, genitori).

La tecnologia anticipa un’età di decadenza?

Si, se la tecnologia favorisce la pigrizia e la superficialità. Chiedere alla tecnologia di risolvere tutti i problemi, da quelli più spiccioli a quelli esistenziali, senza metterci testa e cuore, significa mortificare l’indole umana. Verranno meno gli stimoli di sopravvivenza e l’ingegno di fronte alle difficoltà e… allora sarà più facile soccombere dinanzi a vicende non prevedibili o più grandi di noi.

Quando i social possono favorire un nuovo umanesimo?

Quando l’unione tra lo sviluppo tecnologico e la nostra antica tradizione umanistica crea autenticità, cioè l’essere noi stessi, e quando favorisce la dimensione umana. L’uomo non è una macchina, non è un robot o un avatar, ha una coscienza e un cuore, e quindi deve evolvere nella sua umanità e nella crescita della civiltà con valori, criteri e sensibilità umane. Si dice che l’aggressività è nell’uomo, che la guerra non si può abolire. Se si crea un vero umanesimo – e i social ne sono a supporto – le guerre (e ciò che ne consegue: fame, distruzione, barbarie) saranno un brutto ricordo affidato ai libri di storia, che anche le ricerche di ChatGPT faranno fatica a ritrovare. Il progresso è affidato all’emergere della nostra umanità. Far emergere l’uomo vuol dire ricreare quelle condizioni di solidarietà, bellezza, gentilezza e genuinità, che oggi vogliamo trovare anche sui social.

  • Nella foto in evidenza: Agostino Picicco con il suo libro “Essere per esserci” Paoline Editoriale Libri 2025
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