I centri storici tra memoria e turismo

In prossimità dell’estate, e quindi dell’arrivo dei turisti, è opportuno spendere qualche parola per decantare i centri storici delle nostre città, tanto rinomati e apprezzati da numerose persone non solo dei paesi limitrofi ma anche del nord Italia.
Del resto oggi chi visita una città non cerca solo il monumento famoso ma rimane affascinato dal vicolo caratteristico, dalla bottega tradizionale, dall’artigianato locale. Ciò consente di immaginare e riscoprire un ambiente scomparso e dimenticato, di considerare gli spazi e la collocazione degli edifici secondo la vita e le abitudini di qualche secolo fa. L’esame del passato aiuta a comprendere la realtà del presente e ad intravedere le trasformazioni per il futuro.
Il centro storico – in particolare ho in mente quello della mia città di Giovinazzo – sembra “tanto perfetto da sembrare artefatto”, e per questo riscuote l’ammirazione e la fedeltà da parte di turisti, che si riservano ogni anno di ritornare per visitarlo, e anche di intere scolaresche.
Oggi l’ambiente caratteristico è ricreato dalle tante botteghe di artigiani che producono e vendono i loro prodotti, dal prestigio di studi d’arte, negozi di argenteria e di cose originali e insolite, accanto ovviamente ai consueti studi di ingegneri, medici, avvocati, architetti. Sono il segno visibile di una creatività, laboriosità ed energia che trova naturale e felice collocazione nel contesto di palazzi, archi e vicoli ben tenuti ed esteticamente gradevoli.
A queste attività si associano i numerosi punti di ristorazione, attrattiva turistica e meta privilegiata da parte di avventori di tutta la provincia. Qualcuno lamenta il fatto che venga favorito un consumo veloce rispetto alla promozione di un turismo residenziale, ma la recente apertura di strutture alberghiere offre elementi per un turismo di permanenza.
Soprattutto in estate il centro storico si anima fino a tarda ora grazie agli avventori che affollano i tavolini dei locali tipici che ben s’incastonano negli spazi creati dall’architettura. Si spera che il rispetto del patrimonio storico-artistico-culturale sia pari a quello della quiete dei residenti.
Non si possono dimenticare anche le strutture pubbliche che ora il centro storico offre: biblioteca, sala convegni per mostre e conferenze, piazze per sagre, manifestazioni folcloristiche, musicali e teatrali, insomma per eventi artistici e letterari capaci di contemperare cultura e piacevolezza.
Non di rado il centro storico diventa luogo di appuntamento tra amici, in qualche angolo caratteristico o davanti a qualche locale, soppiantando perfino altri luoghi prima più significativi.
Agli ospiti si offre il classico giro nel centro storico quasi come biglietto da visita. E gli emigranti di vecchia data ci portano volentieri i figli per descrivere la città della loro gioventù.
Si sviluppa e si manifesta un amore per l’antichità e il coinvolgimento negli eventi di un’estate che l’emigrante – legato ai ricordi intensi – poi aspetta per tutto l’anno. Se è vero quello che dice un filosofo, che la felicità è l’elaborazione della memoria, queste emozioni aiutano ad essere felici anche se si è lontani da casa.