
La storia del 104enne artigliere Gallina
Trentasettemilanovecentosettantacinque giorni. Detti così sembrano tanti, ma sono soltanto i 104 anni e 15 giorni del Maresciallo Maggiore Gennaro Gallina, Cavaliere della Repubblica e “vecchio Kepì” dell’Artiglieria a Cavallo. Lucido, di memoria pronta e puntuale, ci concede l’intervista nella sua casa di Varzi (PV), circondato da familiari ed ex colleghi.
Maresciallo Gallina, classe 1922 e nato a Caserta, lei sicuramente avrà fatto il “balilla”
Eh… certamente, per quei tempi, quello e i successivi inquadramenti giovanili erano passaggi consueti, direi obbligati
Quando ha deciso di arruolarsi nell’Esercito?
È stato nel 1940, quando ci fu la dichiarazione di guerra. Avevo 18 anni e feci la scelta di arruolarmi. Frequentai la Scuola Allievi Sottufficiali di Nocera Inferiore (SA) e poi fui trasferito a Bari, con il grado di sergente, in quella che allora era la 50ma Divisione di Fanteria “Regina”
E la sua partenza per il fronte?
Venni trasferito a Rodi, che allora era un nostro protettorato, con partenza da Brindisi
Che clima trovò a Rodi?
Beh, con i greci avevamo rapporti molto difficili. Loro non avevano di certo digerito la volontà mussoliniana di “spezzare le reni alla Grecia”. Noi facevamo vita di guarnigione, ma non dovevamo allontanarci dalla nostra caserma o dintorni. Frequentare il cento città poteva essere pericoloso per la nostra incolumità.
Quindi fuori dalla guarnigione forti rischi, ma all’interno vita tranquilla?
Sì, sinceramente non mancava nulla, né come cibo né come generi di conforto, pur nella frugalità della vita militare, beninteso…
Ma poi arrivò l’8 settembre 1943. Cosa accadde?
Accadde che i tedeschi, con i quali fino a quel momento dividevamo tranquillamente il territorio, ci imposero di abbandonare le armi, e ci offrirono due possibilità: quella di seguire la neonata Repubblica Sociale e continuare la guerra a fianco dei nazisti, oppure di essere trasferiti nei campi di lavoro in Germania. Ci fu, da parte dei fascisti presenti una forte propaganda per proseguire la guerra con la RSI, e alcuni aderirono.
Lei che scelta fece?
Io non volli aderire alla Repubblica Sociale e, con altri della mia scelta, ci fu impedito di uscire dalla caserma. Pochi giorni dopo venimmo trasferiti a mezzo aereo a Salonicco e da lì caricati su vagoni bestiame, con destinazione incognita per la Germania.
Dove si ritrovò in Germania?
Dopo otto giorni di viaggio, con 40 militari per ogni vagone, venimmo internati in una località nei pressi di Francoforte, ma non ricordo più il nome.
Che tipo di trattamento subiste voi prigionieri italiani?
Anche qui le scelte furono due: lavorare nei campi e presso le famiglie, oppure stare ad oziare nel campo di prigionia. Io optai per il lavoro presso una famiglia tedesca e, devo dire, fui trattato bene. Forse non tutte, ma molte famiglie tedesche a quel tempo stavano ancora bene. Grazie ai servigi di casa, campi o bottega che io offrivo, mi gustavo persino pane bianco con burro (o forse margarina) e marmellata…
E chi invece aveva deciso di non lavorare?
Stava maluccio. Per costoro la dieta era quasi esclusivamente di patate…
Quando finì la prigionia?
Nell’aprile 1945. Di militari tedeschi non si vedeva più neppure l’ombra e noi venimmo liberati dagli americani.
Allora finalmente verso casa?
Dopo sette od otto giorni ero a Verona per le operazioni di smistamento e, dopo un paio di giorni, finalmente a casa, a Caserta. Con però l’angoscia di non sapere cosa avrei trovato: i miei genitori erano ancora vivi? Fortunatamente li riabbracciai entrambi. Sono momenti di indescrivibile gioia… Ma mia madre disse che era assolutamente sicura del mio ritorno. Donna di grande Fede, aveva interpellato la statua del Cristo che teneva in camera da letto sotto la campana di vetro e Gesù… le rispose che sarei tornato.
La sua vita militare proseguì?
Certo. Perché mi recai al Distretto Militare e nel 1946 venni riassegnato alle Batterie a Cavallo, caserma Santa Barbara di Milano, che dall’11 novembre furono riunite in Reggimento.
Il 2 giugno 1946 venne proclamata la Repubblica Italiana. Come viveste voi militari quel momento?
Sicuramente fra noi militari ci fu chi festeggiò con entusiasmo e chi invece, legato al Re, rimase più dubbioso sul futuro. Ma comunque si apriva una nuova era. E poi, noi militari dobbiamo obbedire. La politica la lasciamo ad altri…
