Torino: Catalogo generale dei dipinti e delle sculture di Achille Perilli, a cura di Giuseppe Appella. Presentazione alla Galleria Accademia

Perilli. Grande spazio sincreto. Tecnica mista su tela cm 130x160 1951

Mercoledì 18 dicembre alle 18.30 alla Galleria Accademia di Torino sarà presentato al pubblico il Catalogo generale dei dipinti e delle sculture di Achille Perilli, a cura di Giuseppe Appella.
Il catalogo, edito da Silvana Editoriale in due poderosi tomi, è il risultato di intensi anni di attività dell’Archivio – coordinato da Nadja Perilli, storica dell’arte e figlia dell’Artista – che ha analizzato e autenticato la produzione artistica dal 1945, anno in cui inizia l’avventura creativa di Perilli all’interno dell’acceso dibattito fra realismo e astrattismo, fino al 2016.

Achille Perilli e la Galleria L’Age d’Or. Roma – 1950

L’analisi si è focalizzata non solo sull’enorme mole di carteggi di proprietà dell’artista – che ha sviluppato un’intensa attività di teorico del proprio lavoro, spaziando in più ambiti espressivi – ma anche sulla documentazione (custodita in biblioteche e collezioni pubbliche e private di tutto il mondo), sulla corrispondenza e sulle fotografie d’epoca.
Attraverso un corpus monumentale di 4800 immagini distribuite in 920 pagine, pubblicate anche nella versione in inglese, il catalogo rappresenta uno strumento prezioso e imprescindibile per lo studio dell’opera omnia dell’artista, alfiere dell’astrattismo italiano e tra i firmatari del manifesto del Gruppo Forma Uno (stilato nel marzo 1947 insieme a Ugo Attardi, Carla Accardi, Pietro Consagra, Piero Dorazio, Mino Guerrini, Antonio Sanfilippo, Giulio Turcato).
Nell’elegante location della Galleria Accademia di Torino, oltre a Nadja Perilli, interverranno il prof. Francesco Poli, storico dell’arte e docente universitario di fama internazionale, il prof. Paolo Turati, economista e saggista e Luca Barsi, direttore della Galleria Accademia e curatore delle recenti grandi retrospettive internazionali dedicate a Perilli al Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo e alla Estorick Collection of Modern Italian Art di Londra.

Perilli. Il passaggio della visione. Tecnica mista su tela             cm 100×100 – 1987

Dal testo di presentazione di Giuseppe Appella:
“Come il dadaismo gli aveva insegnato, Achille Perilli, in settant’anni di lavoro, costruisce un proprio universo analizzando, in continuum, “l’esigenza di una materia complessa, di un segno più comunicante” da riproporre come codici pittorici e strumenti di conoscenza.
Di decennio in decennio, la luce apre varchi tra le tenebre dell’ignoto per una originale riflessione sullo spazio e una precisa immagine del mondo che verrà, a partire dalla trasformazione degli ordinamenti interni all’arte e alla scelta di una struttura lineare che denota il colore di un qualcosa di diverso che non sia il ricordo cromatico futurista e dia evidenza scenica alle scorrerie della fantasia, al multiculturalismo, al dialogo con le correnti artistiche proiettate nel futuro.
Il disegno, sua prima intuizione divenuta dal 1951 grammatica delle idee e dispositivo di analisi, costituisce il lento avvicinamento alla forma primaria che genera una nuova architettura dove percezione e visione predispongono una vera metamorfosi degli innesti e dei sistemi di corpi geometrici in equilibrio nell’universo.
In Perilli, tutto è materia di uno spettacolo esclusivo, anche le tavole degli alfabeti, il collage, la scultura, la performance, l’happening, l’installazione, la sperimentazione dell’incisione e il linguaggio della stampa, con quella unitarietà capace di trovare una base comune per ampliare l’originale comunicazione”.

Perilli. Dedans dehors. Tecnica mista su tela     cm. 200×300 – 1983

L’universo pittorico e la “classica contemporaneità” di Perilli sono mirabilmente chiarite dal prof. Francesco Poli:
“Achille Perilli ha vissuto in prima linea, da protagonista, varie fasi cruciali dell’arte italiana e internazionale, dal secondo dopoguerra agli anni ‘80, continuando imperterrito la sua avventura creativa fino ad oggi con straordinaria coerenza creativa e lucidità intellettuale. La sua opera risulta tuttora di sorprendente vitalità estetica, con un valore che va oltre la necessaria lettura critica legata al processo di storicizzazione.

In altre parole se, come ovvio, l’apprezzamento per Perilli nasce dal fatto che ci troviamo davanti a un maestro riconosciuto, a un artista ormai inossidabile (in quanto “classico del contemporaneo”) all’usura delle oscillazioni del gusto e delle mode, mi pare anche significativo sottolineare l’attualità della sua pittura nella misura in cui riesce ancora a innescare stimoli sorprendenti da nuove angolature di visione e interpretazione.

Achille Perilli

Per esempio, l’originalità delle sue proliferanti e immaginifiche strutture di spazi virtuali asimmetrici a “geometria variabile”, può stimolare l’attenzione (in particolare dei più giovani) anche attraverso un confronto con la dimensione strettamente contemporanea di certe configurazioni spaziali, geometriche e cromatiche generate digitalmente da software grafici in modi più o meno sofisticati, comprese quelle in 3D. (…)

Il problema di fondo che ha sempre appassionato e anche ossessionato l’artista è quello di indagare e riflettere sul senso profondo della percezione della realtà, attraverso un linguaggio astratto caratterizzato dall’analisi e dalla continua messa in discussione delle strutture geometriche dominanti con cui la nostra cultura visiva ha sempre cercato di inquadrare e razionalizzare lo spazio della visione. E questo, in particolare, a partire dalla critica della gabbia prospettica di matrice rinascimentale (che come ci ha insegnato Panowsky è una forma simbolica).

Per lui si tratta di una concezione dello spazio strettamente connessa a una specifica rappresentazione del mondo che si è imposta come oggettiva, ma che è invece una forma eminentemente repressiva, espressione dell’ideologia dominante. (…)
In questo senso, sviluppando le istanze più radicali delle avanguardie storiche, in particolare quelle suprematiste di Kazimir Malevič e le teorie del segno autogenerativo di Paul Klee, la sua ricerca artistica, in stretta connessione con una riflessione politica e sociologica più generale, ha preso la strada, affascinante e utopica, della decostruzione e trasformazione dello spazio razionale astratto come luogo omogeneo (e omologato) per delineare nuovi orizzonti multipli, contraddittori, ambigui, policentrici, labirintici, aperti a una molteplicità di configurazioni geometriche in continua connessione-contrapposizione dialettica fra loro.

Sono moduli espressivi che non si esauriscono nello spazio di un solo lavoro ma che si dilatano a tutta la serie di quadri. In un certo senso si possono definire queste costruzioni di spazi immaginari, che sfidano l’ortodossia della prospettiva, come dispositivi pittorici attivati dall’energia di “geometrie eretiche”.

Fonte: CS Morgana Consulting