Presentato a Pavia “La paranza dei bambini”, l’ultimo libro di Roberto Saviano. Incontro con l’autore

Ho incontrato Roberto Saviano sotto un cielo “privo di stelle”, in una serata umida, fredda, ed il clima pavese per una meridionale come me, irrigidisce il corpo, perfino il cuore, ma salva i pensieri. Gli scaffali della libreria “La Feltrinelli”, colmi di libri, lettere e matitoni, hanno creato un ambiente magico, familiare (nonostante ci fossero numerosissimi visi sconosciuti, stanchi, infreddoliti… ma euforici), forse per far sentire “a casa” Saviano, lui che di case ne ha cambiate troppe, lui che per CASA intende famiglia, Napoli, e per Napoli si allude alla Camorra, alla criminalità, alla violenza che non si nasconde, ma uccide pubblicamente e nel pubblico cammina, parla, agisce. Poco dopo aver incrociato i visi degli scrittori del passato, immortalati in foto a tinta bianca ed a tinta nera, era arrivato il momento di immergersi nel presente, non in un’immagine a colori, ma in un uomo che, nella sua vita, ha dipinto poco o forse niente, ha scritto il giusto insieme al vero, facendoci vedere attraverso l’arte della scrittura, il colore del sangue, quello degli innocenti, dei bambini, degli adolescenti, degli anziani, dei colpevoli e dei non colpevoli; in tutte le sue sfaccettature. 
A primo sguardo non appare uno scrittore di fama, un “cavaliere” della penna, un giovane cresciuto con la rapidità nel corpo, ed artefice di un successo inaspettato. È stato molto di più quella sera. L’autografo con la scritta “A Gaia” sulla prima pagina de “La Paranza dei bambini”, per me conta poco. È vero, lo scrittore ha consegnato le vicende di ‘o Maraja’, ‘Tucano’, ‘o White’, ‘Dentino’, ‘Drago’, ‘Copacabana’, etc., a tanti ragazzi che come me ed insieme a me ignorano l’altra medaglia della realtà, quella che nel nostro mondo brilla di meno, ma per chi vive in determinati luoghi e quartieri, essa diviene quotidianità, un risveglio uguale a quelli precedenti ed a quelli che arrivano la mattina dopo. Davanti a Saviano non ho letto la dedica, non ho guardato il pennarello nero muoversi in maniera fulminea. Ho osservato lui, la potenza del suo sguardo, ed ho letto altro, visto ancora di più: un’umanità che per paura il resto della società nega o non riconosce.
Gli antichi dicevano che gli occhi raccontano in pochi attimi il trascorso di una vita che si impiegherebbero decenni a scrivere per tramandare. Negli occhi di un uomo in bilico tra la vita e la morte, tra un sorriso ed un abbandono, ho percepito: paura, rabbia, dolore, sconforto, felicità, passione, determinazione, coraggio, speranza.
L’uomo è bravo a nascondere la paura ed a manifestare la grinta, la virilità, il coraggio, ma in Saviano scrittore la forza d’animo nell’affrontare il pericolo e la sensazione che si provano in presenza di quest’ultimo, diventano un’unica potenza che sprigionano la parola e dietro essa il fatto vissuto. Ha saputo aggiungere una nota intonata nel pentagramma privo di musica, ha rotto il silenzio che ci affogava da anni, ha dato voce a chi non sapeva e non voleva aprire bocca. Tutto questo per cosa? Perché viviamo nella paura di essere strappati al mondo e finire nelle mani del nemico temuto?! Con la denuncia alla Camorra, con i nomi ed i cognomi incastonati tra i capitoli dei romanzi, è cambiato qualcosa? Sicuramente no, perché ogni giorno continuano a verificarsi sparatorie, i traffici illegali aumentano, la prostituzione affolla le strade, e via di seguito. Questo immenso e complesso “meccanismo” non vedrà mai la fine dei tempi, ma gli inizi di numerose stagioni che fanno il loro corso senza ostacoli, senza timore della giustizia (se esiste ancora!).
Saviano non nutre speranze vane, antiche, ma nuove come le generazioni che ci sono e che partoriranno gli eredi del futuro. Non so bene cosa potremo fare di più rispetto a quello che tanti hanno già fatto prima di noi e per noi, però questo è quanto ci verrà affidato. Intanto che prendiamo la nostra decisione, teniamo ben in mente che, chi prima a sette/otto anni era solito investire la fantasia e rincorrere l’immaginazione, oggi pensa e dice: <<Io per diventare bambino c’ho messo dieci anni, per spararti in faccia ci metto un secondo>>.
Spara. Uccide. Spara ancora. Le mani di Saviano hanno saputo impugnare la giusta arma; i pensieri hanno fatto breccia nel cuore di chi è follemente innamorato della vita; i suoi romanzi hanno scosso e frantumato i muri delle coscienze deboli e…la sua voce ha risvegliato il senso del coraggio nei posteri, un coraggio che ha già spezzato le catene agli oppressi. Perché Saviano è tutto questo, e lo è sempre stato, dal giorno in cui ha visto nella scrittura un’oasi di libertà, un approdo sicuro dal caos del mondo; un Ruggito nel Silenzio.

Gaia Fedele
Gaia Fedele è una studentessa del primo anno di Lettere moderne dell’Università di Pavia. Nasce a Gallipoli nel 1997 e completa gli studi liceali, frequentando l’indirizzo classico presso il Liceo Quinto Ennio, restando nella sua città. Ha collaborato con la rivista locale “Anxa” e con “Piazza Salento”, elaborando articoli di ambito culturale, letterario, politico, di profonda attualità.