Moresco (FM): “Le stade du miroir”, una performance di Maurizio Cesarini al Teatro Santa Sofia

Il Teatro Santa Sofia a Moresco

Sabato 25 maggio alle ore 18 il secondo appuntamento della nuova stagione espositiva del TOMAV – Torre di Moresco Centro Arti Visive con Le stade du miroir, una performance di Maurizio Cesarini a cura diMilena Becci.

Maurizio Cesarini, Von Hauser, 2015, performance

Per un’unica giornata il TOMAV, con la direzione artistica di Andrea Giusti, si sposta a pochi metri dalla torre eptagonale che ospita solitamente le mostre in calendario per andare ad incontrare un altro dei gioielli del piccolo borgo marchigiano di Moresco (FM), il Teatro Santa Sofia. Ex chiesa eretta in suolo lateranense, come conferma la pergamena conservata nella Sala Consiliare del Municipio, dal 2015 ospita il Teatrino Comunale con i suoi cinquanta posti. All’interno si può godere della vista degli affreschi di scuola veneziana divenuti oggi una sorta di allestimento scenico che appare dietro al tendone purpureo del piccolo palco. Si narra che la chiesa fu costruita in ricordo ed onore della Santa Martire Sofia uccisa brutalmente e divenuta comprotettrice del paese. Sarà questa il 25 maggio l’ambientazione entro la quale si svolgerà la performance di Maurizio Cesarini, artista marchigiano che sin dagli anni Settanta lavora sul concetto di ruolo, sia culturale che politico e sociale, attraverso un immaginario spesso legato al travestitismo.

Il palco del Teatro Santa Sofia a Moresco

Le stade du miroir è una performance che prende avvio dalla considerazione del concetto di auto percezione. L’artista, seduto su di una sedia, indossa convulsamente un paio di occhiali alla volta che custodisce entro una scatola e cerca di assumere una posa davanti ad uno specchio fino ad arrivare a distruggerlo. Un’azione ripetuta e ridondante che conduce a profonde riflessioni su noi stessi e sul nostro modo di agire, realizzata entro un luogo la cui sacralità permane in memoria di un passato assassinio. L’inviolabilità del corpo e dell’individuo sono parte dello stadio dello specchio in cui si cerca di guardarsi e riconoscersi, palesemente in onore di Jaques Lacan e della famosa teoria in cui lo psicoanalista francese spiega come il bambino tra i sei e i diciotto mesi in braccio alla mamma riconosce che l’immagine riflessa gli appartiene solo nel momento in cui incrocia lo sguardo della madre.

 

Maurizio Cesarini

Maurizio Cesarini nasce a Senigallia nel 1957. Frequenta l’istituto d’arte di Fano e poi l’Accademia di Belle Arti di Urbino. Sin da quando era studente all’Istituto d’Arte, frequenta Mario Giacomelli a cui spesso mostra il suo lavoro ricevendo preziosi consigli. Nel 1974 in Accademia incontra un fotografo che lavorava con Urs Luthi e da lì inizia un percorso artistico adottando la performance come modalità operativa. Le sue azioni utilizzano il travestimento maschile/femminile come indagine sul concetto di ruolo sia culturale che politico e sociale. Presenta le sue performance sia nelle Marche che in occasioni nazionali arrivando nel 1977 a realizzare Il senso della ferita in cui l’ostensione del corpo androgino è segnata drammaticamente da ferite reali. Abbandona in seguito la modalità performativa virando su di un immaginario sempre legato al travestitismo ma decisamente più concettuale. In questi ultimi anni l’artista inizia un rapporto epistolare con Lucrezia de Domizio e la incontra ad una sua iniziativa in favore di Beuys a Pescara. Esce in questo periodo un testo fondamentale dal titolo Italian Performance Art dove si analizza la performance sia in senso storico, dal futurismo ai giorni nostri, sia in senso critico, evidenziando gli artisti più significativi; Maurizio Cesarini è presente nella sezione storica accanto a nomi prestigiosi quali, tra gli altri, Luthi, Gina Pane e Marina Abramovic e nella parte critica in cui gli viene dedicata una scheda relativa alle esperienze performative più recenti. È stato inserito dal critico Giorgio Bonomi nel suo libro che analizza gli artisti che lavorano sul proprio corpo: “Il corpo solitario” l’autoscatto nella fotografia contemporanea.

Fonte: TOMAV – Torre di Moresco Centro Arti Visiva