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Verona: “Carlo Zinelli. Visione Continua” e “Omaggio a Mirko Basaldella”. Due mostre proposte dalla Fondazione Cariverona nello storico Palazzo Pellegrini

10 Ottobre 2019 by Redazione Farecultura -

Fondazione Cariverona apre nuovamente al pubblico la sua sede nello storico Palazzo Pellegrini in via Achille Forti a Verona con due mostre, a cura di Luca Massimo Barbero: Carlo Zinelli. Visione Continua, seconda tappa della mostra-dossier dedicata al maggiore esponente dell’Art Brut in Italia, in un rinnovato allestimento site specific che fa seguito alla fortunata esposizione realizzata a Palazzo Te di Mantova (17 marzo – 9 giugno 2019);

Carlo Zinelli. Alpino seduto grigio e figure su sfondo bianco (lato A)

Omaggio a Mirko Basaldella propone una selezione di tredici sculture degli anni Cinquanta e Sessanta, i totem e le maschere, visitazioni dell’iconologia mitica, e inaugura il nuovo spazio espositivo al piano terra della sede istituzionale della Fondazione. Un nuovo ambiente –restaurato su progetto dall’architetto veronese Mirko Ballarini- che si aggiunge allo spazio recuperato aperto al pubblico nel 2018 con la mostra dedicata all’Arte Informale in Italia e alla “Corte delle Sculture” che conferma Palazzo Pellegrini come sede espositiva di prestigio nel panorama culturale.

Carlo Zinelli. Capre rosa e nere, alpino e cappello con piume (lato B)

Anche quest’anno l’inaugurazione coincide con le giornate di ArtVerona, la fiera d’arte giunta alla quindicesima edizione, sempre più orientata alla valorizzazione dell’arte italiana. L’inaugurazione si terrà venerdì 11 ottobre dalle 19 e rientra nel calendario della Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI – Associazione Musei d’Arte Contemporanei Italiani, prevista per sabato 12 ottobre.
La mostra sarà visitabile fino a domenica 12 gennaio, tutti i sabati e le domeniche dalle ore 11 alle ore 19.

Un crescente interesse quello per Carlo Zinelli testimoniato dal successo della prima tappa della mostra a Palazzo Te a Mantova, che ha rivelato al grande pubblico l’opera del pittore veronese. Sono stati oltre 94.000 i visitatori dell’esposizione allestita nelle Sale Napoleoniche del palazzo, accolti da un progetto espositivo realizzato ad hoc pensato per apprezzare le opere bifrontali – una particolarità del lavoro di Zinelli che dipingeva sull’intera superficie del foglio – immergendosi in uno spazio labirintico e articolato, evocativo della mente e della visione dell’artista.

Carlo Zinelli. Cammello con serpente nella pancia e uomo con spada (lato A)

Un allestimento ora rinnovato per reinterpretare gli spazi di Palazzo Pellegrini: attraverso un corpus di circa 30 opere  realizzate tra il 1958 e il 1970 e custodite da Fondazione Cariverona, i visitatori della mostra Carlo Zinelli. Visione Continua avranno nuovamente l’occasione di conoscere il lavoro di un pittore unico e dirompente, che a oggi continua a sorprendere e incuriosire, a cui viene reso omaggio nel suo territorio natale. Le sue visioni ossessive, tradotte in motivi di animali, floreali, di persone e di scrittura, sono un unicum nel panorama dell’arte del dopoguerra italiano. Fantasie oniriche mescolate a ricordi del passato ed esperienze quotidiane che prendono forma grazie a una profonda conoscenza nell’uso del colore, del mezzo espressivo e del segno grafico.

Mirko Basaldella. Personaggio d’Oriente

Negli ultimi anni alcune mostre internazionali hanno rivelato al grande pubblico l’opera di questo artista sorprendente e attualissimo autore. Ultima in ordine di tempo la grande retrospettiva “Carlo Zinelli, recto verso” che inaugurerà a settembre al Museo de l’Art Brut di Losanna con opere provenienti dalla collezione del museo. 

La mostra Omaggio a Mirko Basaldella restituisce al pubblico tredici opere scultoree, parte della collezione della Fondazione, appartenenti al periodo di visitazioni nel mito e nella cultura orientale, dei totem, dei reperti assiri, mesopotamici ed ebraici. Una parabola artistica ricca di stimoli, viaggi e suggestioni che porta Mirko Basaldella a percorrere le strade intrise di primitivismo dell’avanguardia, diventando uno degli scultori del Novecento più apprezzati in Europa e oltreoceano. 

Nella nuova sala espositiva, aperta per la prima volta in questa occasione, il visitatore viene accolto da due grandi sculture, Geremia e Personaggio d’Oriente (1957) di particolare importanza: esposte alla Biennale di Venezia del 1960, ascrivibili al ciclo dei “totem e personaggi totemici”,

Mirko Basaldella. Struttura policroma

testimoniano la grande capacità inventiva di Mirko Basaldella e l’abilità a valorizzare un materiale poco nobile come il cemento, conferendo alle opere una eccezionale potenza plastica, anche per la loro monumentalità.

Geremia, più cruda e grezza, sintetizza immagini primarie, mentre le fa eco Personaggio d’Oriente, che mantiene la sua natura primordiale ed essenziale, impreziosendosi con elementi in lamina d’ottone. 

Accanto alla coppia totemica, il visitare incontra la Struttura policroma (1951), un gesso dipinto che per la sua particolare composizione ad intreccio ricorda il progetto di Basaldella per i cancelli del mausoleo delle Fosse Ardeatine a Roma. Ma se nei Cancelli grava il peso della guerra e della recente tragedia, nella Struttura policroma l’intreccio, l’alternanza di pieno e vuoto, rappresenta la libertà di un’opera che nasce da un progetto preliminare e sviluppata in fieri. Un lavoro carico di una grande forza evocativa anche grazie al colore, che ne esalta la potenza metaforica e dove la scultura si fa segno, avvicinandosi alla pittura. 

Mirko Basaldella. Maschera bifronte – Recto

Ricche di suggestioni immaginativo-figurali, le opere in mostra rivelano una grande tensione formale, assumono sembianze che rimandano a significati nascosti e sfuggenti valori simbolici, comunicando, seppur nelle dimensioni più ridotte, tutta la loro monumentalità formale e allo stesso tempo onirica.

Con questi due nuovi progetti espositivi Fondazione Cariverona Cultura conferma il suo impegno nel sostegno alle attività culturali, investendo nel patrimonio artistico e nelle politiche culturali, offrendo esposizioni di importante valore scientifico, eventi, convegni, creando una rete territoriale, nazionale e internazionale con importanti istituzioni e realtà artistico-culturali.
Le mostre Carlo Zinelli. Visione Continua e Omaggio a Mirko Basaldella sono organizzate in collaborazione con BARCOR17.

 

 

Carlo Zinelli (San Giovanni Lupatoto, 2 luglio 1916 – Chievo, 27 gennaio 1974) non ebbe una formazione artistica e visse sempre ai margini del circuito dell’arte contemporanea. Nato e cresciuto nella provincia di Verona, durante l’arruolamento e la partecipazione alla guerra civile spagnola nel 1939 manifesta i sintomi di una patologia mentale che lo porterà a vivere dentro e fuori dal manicomio, fino all’internamento definitivo a San Giacomo della Tomba a Verona nel 1947. Dieci anni dopo, grazie al lavoro dello scultore Michael Noble e al sostengo del direttore dell’ospedale Carlo Trabucchi, venne aperto un atelier d’arte per gli ospiti della struttura sanitaria. Nel corso di tre decenni di assidua frequentazione dello studio, Carlo Zinelli sviluppa motivi e soggetti figurativi visionari, apparizioni oniriche e a tratti magiche, mescolandoli ad eventi del suo passato e alle esperienze presenti che concorrono a creare il suo  vocabolario fantastico. Maturò una padronanza del mezzo pittorico -pastello, tempera, inchiostro, grafite- dell’uso del colore e del segno grafico. Un linguaggio e una originalità che non è riconducibile esclusivamente alla sua condizione psichica. 
Per la sua libertà espressiva, il suo gesto istintivo e naturalmente spontaneo, privo di preconcetti derivanti da strutture sociali, culturali, intellettuali ed estetiche, la sua opera viene comunemente accostata all’Art Brut, il movimento promosso dall’artista francese Jean Dubuffet dal 1945, che pone l’attenzione su soggetti che operano al di fuori delle norme estetiche convenzionali.
Allo stesso tempo, proprio per questo la sua poetica così forte e originale, unica nel suo genere, supera i confini dell’”arte spontanea” diventando creatore di un immaginario fantastico e di un linguaggio autonomo. La libertà e l’originalità che contraddistinguono il suo lavoro ci permette oggi di leggerlo in chiave contemporanea e indipendente da ogni movimento artistico. 

Mirko Baseldella (Udine, 1910 – Cambridge, 1969) si forma a Venezia e Firenze con i fratelli Afro e Dino, all’Accademia di Monza e con Arturo Martini, espone appena ventiquattrenne a Roma, nella sua prima personale, alla Galleria della Cometa a Roma e nel 1935 partecipa alla Biennale di Venezia come esponente della Scuola romana. Nel 1937 è a Parigi a visitare l’Exposition Universelle: fu questa esperienza che gli permise di entrare in contatto con i capolavori delle avanguardie di inizio secolo, in particolare Cubismo e Surrealismo, che lo segneranno profondamente. Le opere del 1939-45 rivelano una sintesi personale ed esauriente degli studi intrapresi e del modernismo del Novecento. Riceve numerose commissioni pubbliche tra cui la più importante è il progetto dei cancelli del mausoleo delle Fosse Ardeatine a Roma. Agli inizi degli anni Cinquanta è negli Stati Uniti e partecipa ad importanti mostre, come la collettiva“Una nuova decade: 22 pittori e scultori europei”, MoMA di New York nel 1955. 
Nel 1954 espone alla Biennale di Venezia, dove Peggy Guggenheim acquista alcune sue opere per la propria collezione. 
Nel 1957 venne nominato direttore del Laboratorio di Design della Harvard University nel Massachusetts, dove resterà fino alla morte nel 1969; all’insegnamento alterna il lavoro per commissioni pubbliche, sculture monumentali per collezioni pubbliche e private. Trascorre le estati in Italia e partecipa ad esposizioni collettive. 
Sono numerosi i riconoscimenti tributati all’artista, come il premio per la scultura all’Accademia Nazionale dei Lincei, l’elezione a membro dell’Academy of Arts and Sciences, il primo premio alla Quadriennale di Roma, nel 1966.

Fonte: Comunicazione e ufficio stampa mostra

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Archiviato in:Esposizioni & Mostre, Ottobre 2019, Veneto

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