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Firenze: “Guerriero con scudo”, l’opera bronzea che Henry Moore donò alla città “ritorna a casa”, a Palazzo Vecchio.

19 Maggio 2021 by Redazione Farecultura -

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La scultura in bronzo Guerriero con scudo (Warrior with Shield), realizzata per la prima volta nel 1953-54, è stata collocata nella Sala Leone X, una delle sale di maggior rappresentanza, sottostante proprio quella Terrazza di Saturno che rappresentava il palcoscenico sognato da Moore per il suo Guerriero. 

All’indomani della grande mostra organizzata al Forte di Belvedere nel 1972, Henry Moore decise di donare un’opera alla città di Firenze: la scultura in bronzo Guerriero con scudo (Warrior with Shield), realizzata per la prima volta nel 1953-54 e poi presentata proprio in occasione della celebre retrospettiva fiorentina. L’opera avrebbe dovuto essere collocata nella Loggia di Saturno, in Palazzo Vecchio, ma per una serie interminabile di vicissitudini non ci arrivò mai. L’artista ne chiese la restituzione e il Guerriero rientrò in Inghilterra. Solo negli anni Ottanta, grazie a una ripresa del confronto con gli eredi di Moore e all’interessamento del British Institute of Florence, cui l’opera venne donata per volere della famiglia dell’artista, il bronzo ritornò finalmente a Firenze. In seguito all’accordo fra l’amministrazione comunale fiorentina e lo stesso British Institute, venne raggiunta la formula del comodato d’uso a lungo termine e si scelse di collocare il bronzo nel primo chiostro del complesso monumentale di Santa Croce, dove, fino ad oggi, è stato conservato. Oggi, a cinquant’anni dalla mostra che la portò qui per la prima volta, la scultura ritorna ‘a casa’ e dal 18 maggio 2021 al 9 gennaio 2022 sarà esposta in Palazzo Vecchio, nella Sala Leone X, una delle sale di maggior rappresentanza, sottostante proprio quella Terrazza di Saturno che rappresentava il palcoscenico sognato da Moore per il suo Guerriero. La mostra, a cura di Sergio Risaliti, direttore artistico del Museo Novecento, è promossa dal Comune di Firenze, organizzata da MUS.E e nasce in collaborazione con il British Institute of Florence e Opera di Santa Croce. L’allestimento si ricollega a quella serie di progetti identificati con il titolo Relocated, che negli anni scorsi hanno visto come protagonisti gli arazzi medicei e la Chimera di Arezzo, e conferma la direzione artistica del Museo Novecento, che dal 2018 “esporta” la propria progettualità scientifica e culturale al di fuori del complesso delle Ex Leopoldine, dove, in questo stesso periodo, sono esposte oltre cento opere del grande artista inglese – fra disegni, incisioni e piccoli bronzi – nell’ambito di due progetti espositivi: il primo, intitolato Henry Moore. Il disegno dello scultore, realizzato in collaborazione con la Henry Moore Foundation, in corso sino al 18 luglio 2021; il secondo, Henry Moore in Toscana, in corso fino al 30 maggio 2021.

Nei primi anni Settanta, mentre Moore, reduce dal successo della sua mostra al Forte di Belvedere, decideva di donare il Guerriero con Scudo a Firenze, l’allora Sindaco della città Luciano Bausi si stava adoperando per acquisire una seconda opera dell’artista, Figura distesa (Reclining Figure), all’epoca conservata a Berlino, il cui costo ammontava a 35.000 sterline. Il Guerriero si sarebbe quindi aggiunto a quell’acquisizione e la città avrebbe accolto sul territorio ben due opere emblematiche del maestro inglese, a memoria della relazione che lo aveva legato a Firenze. Non fu però possibile reperire la somma necessaria per portare a Firenze la Figura distesa e alla fine il progetto di acquisire questo secondo lavoro fallì. Nel frattempo, nel 1974, Guerriero con scudo tornò in città. Le difficoltà di allestimento ne ritardarono però il posizionamento nella Terrazza di Saturno e la scultura venne ‘provvisoriamente’ presentata nel terzo cortile del Palazzo: collocazione che mise a rischio la patina in metallo dell’opera, pensata per un’esposizione al coperto. 

Dieci anni dopo, nel 1984, Henry Moore ricevette una fotografia scattata da David Finn che mostrava la scultura ‘abbandonata’ nel cortile di Palazzo Vecchio. L’artista venne inoltre a conoscenza dell’epiteto “monumento al monco”, con cui i fiorentini goliardicamente la deridevano, e decise di chiederne la restituzione. Il Comune, che nel frattempo aveva perso ogni diritto su di essa, fu costretto a rispedirla in Inghilterra. La vicenda suscitò grande scalpore, trovando un’importante eco sulla stampa dell’epoca, anche internazionale, e il nuovo sindaco, Massimo Bogianckino, si impegnò per far tornare la scultura a Firenze. All’indomani della morte di Moore, nell’agosto del 1986, Maria Luigia Guaita e l’allora Console britannico, esortati dal Comune, scrissero delle lettere accorate alla figlia Mary e alla vedova Irina in cui, toccando le corde della stima e dell’affetto che legava Moore alla culla del Rinascimento, facevano appello anche al ricordo della mostra fiorentina del 1972. Alla fine, Irina Moore decise di donare il Guerriero al British Institute of Florence e l’opera poté tornare nella città a cui era destinata. L’opera fu quindi collocata nel chiostro del complesso monumentale di Santa Croce, presso le “urne dei forti”, dove è abitualmente esposta. 

Oggi il Guerriero torna finalmente in Palazzo Vecchio, in una delle Sale monumentali di maggiore rappresentanza del Palazzo. L’opera combina in sé l’influenza della statuaria classica e l’attenta osservazione delle forme naturali, rivelando la molteplicità di interessi dell’artista. Circondata dai pregevoli affreschi della Sala di Leone X, la figura di questo giovane mutilato ci sprona a resistere di fronte alle battaglie della storia e della quotidianità, mostrandosi in tutta la sua immobile e precaria fierezza. Seppure a distanza di pochi metri, innesca altresì un significativo dialogo con il Genio della Vittoria di Michelangelo e con le scene di battaglia che decorano il Salone dei Cinquecento. Moore, pacifista impegnato, che aveva attraversato ben due guerre mondiali, celebra l’eroismo mettendo in evidenza la disumanità di ogni conflitto fratricida. 

“Il guerriero mutilato di Moore – dichiara l’assessore alla cultura Tommaso Sacchi – sembra ammonirci di fronte a nuove guerre contemporanee, siano esse contro un virus invisibile o quelle che in queste ore stanno martoriando il Medio Oriente. E’ un grande onore ospitarlo qui a Palazzo Vecchio, vicino alla collocazione prevista originariamente proprio da Moore e che nel passato non si concretizzò, quasi a risarcimento per un artista che amò molto Firenze e che ci ha lasciato una mostra indimenticabile al Forte di Belvedere”.

“Anni fa – racconta il direttore del Museo Novecento Sergio Risaliti – abbiamo intrapreso un progetto scientifico intitolato Relocated, inteso come atto di ricomposizione tra opere d’arte e contesti originali. Ne sono stati fulgidi esempi il ricongiungimento in Palazzo Vecchio degli Arazzi Medicei disegnati da Pontormo e Bronzino e la Chimera di Arezzo, ricollocata temporaneamente in Sala Leone X, dove aveva desiderato esibirla Cosimo I al suo tempo. Oggi si aggiunge un altro tassello a quelle intenzioni di partenza, ribadendo una visione culturale che vede nello studio critico del patrimonio storico-artistico e nella sua continua rilettura un punto di forza su cui poter insistere per uscire dalle secche di una storicizzazione bloccata senza se e senza ma. Restituire ai luoghi qualcosa della loro originale composizione e viceversa alle opere il loro contesto di partenza, può in certi casi aiutare nella lettura di significati remoti e di nuove suggestioni. Oggi in Sala Leone X entra il Guerriero con Scudo di Henry Moore, che ne aveva immaginato la collocazione in Palazzo Vecchio all’indomani della sua mostra antologica al Forte di Belvedere. A un desiderio viene data finalmente realtà quest’oggi.  E com’è bello imbattersi nella drammatica monumentalità di questo Guerriero, una misura espressiva che ci era sfuggita nel pur magnifico chiostro di Santa Croce, dove l’opera di Moore ha trovato accoglienza negli anni Ottanta. È sorprendente constatare quanta nuova energia emanino le opere con semplici spostamenti di luogo. Quanta forza riconquistino e quanto magnetismo. Che emozione sentire la vibrazione plastica di questo Guerriero, un’opera che celebra il pacifismo convinto di Moore senza trascurare il coraggio eroico di chi combatte per la libertà. Che brivido poter leggere in queste forme moderne i precedenti poetici di Michelangelo, presente a pochi passi dalla sala Leone X con il Genio della Vittoria. Non meno significativo il dialogo con gli affreschi di Giorgio Vasari in questa sala, con immagini di corpi magniloquenti che derivano, anch’essi, le loro forme dalla lezione sublime del Buonarroti. In più la luce dalle finestre esalta il modellato, offendo l’opportunità di godere il trattamento della patina del bronzo. Vorrei chiudere con un altro spunto. Fuori dal Palazzo giganteggia il David simbolo del giovane pastore guerriero difensore della libertà repubblicana. Qui ammiriamo il Guerriero ferito di Moore non più immagine neoclassica di un atletico eroe ma evocazione senza tempo di un’umanità che fa scudo alla follia della guerra: di ogni guerra e di ogni atto violento. Abbiamo inteso percorrere un sentiero interrotto e grazie alla collaborazione di tanti partner siamo riusciti nell’intento. Ringrazio il Sindaco Dario Nardella che ha condiviso con noi il progetto, l’Assessore Tommaso Sacchi che ne ha compreso l’eccezionale portata, Mary Moore, Sebastiano Barassi della Fondazione Moore, la Soprintendenza, l’Opera di Santa Croce e il British Institute di Firenze, al quale l’opera appartiene e la cui approvazione è stata di fondamentale importanza per riuscire in questa impresa. Desidero ringraziare le società che ci hanno generosamente sostenuto, Apice e Strategica Group. Infine, lo staff del Museo Novecento per la scrupolosa e appassionata professionalità, e MUS.E per aver seguito l’organizzazione passo dopo passo”.  

“La Henry Moore Foundation accoglie con entusiasmo il ritorno del Guerriero con scudo a Palazzo Vecchio per questa mostra. Era il luogo che Henry Moore aveva originariamente immaginato per la scultura e dove è stata esposta fino al 1987, anno in cui fu spostata nel chiostro della Basilica di Santa Croce, edificio molto amato dall’artista. Moore creò questo calco del Guerriero appositamente per Firenze. Siamo lieti di celebrare un nuovo importante capitolo nella storia del suo rapporto con la città, iniziato quasi un secolo fa con la sua prima visita nel 1925, che speriamo continuerà a fiorire a lungo nel futuro” – afferma Sebastiano Barassi, direttore della Henry Moore Collections & Programmes.

“Il British Institute of Florence – dice il suo direttore Simone Gammell – è parte integrante di Firenze da più di 100 anni e da sempre coltiva una speciale relazione con la città e i suoi residenti e visitatori internazionali. Henry Moore aveva un grande amore per Firenze, e noi fummo molto onorati quando decise di donarci la proprietà della versione della statua Guerriero con Scudo che fece appositamente proprio per la città di Firenze. Siamo felici che attraverso questa collaborazione con il Museo Novecento si possa finalmente realizzare il desiderio di Henry Moore di vederla in mostra a Palazzo Vecchio”.

“Tra il Guerriero con scudo di Henry Moore e il complesso monumentale di Santa Croce – aggiunge Irene Sanesi, presidente Opera di Santra Croce – si è stabilito un rapporto straordinariamente profondo. L’opera, collocata nel primo chiostro, ha trovato spazio naturalmente in questo luogo dove memoria, storia e arte si saldano indissolubilmente e dove la forza del passato è contemporanea e serve a guardare al futuro. Il Guerriero con lo scudo è un’opera quantomai attuale: oggi richiama la lotta dell’umanità contro la pandemia e la memoria degli eroi che hanno combattuto e stanno combattendo il terribile virus in ogni parte del mondo. Non a caso l’’Opera di Santa Croce ha in progetto di ricordare quegli eroi con un monumento che verrà emblematicamente realizzato proprio nel primo chiostro, a poche decine di metri dal Guerriero di Moore”.  


“I progetti culturali ai quali MUS.E dedica il massimo di cura, professionalità e passione – conclude Matteo Spanò, presidente di MUS.E – sono volti alla valorizzazione del patrimonio storico-artistico della città, per una più ampia e diffusa conoscenza dell’arte nelle sue diverse forme e espressioni. Non sottraiamo tuttavia mai energie all’aggiornamento sull’arte moderna e contemporanea, mission che condividiamo dal 2014 con il Museo Novecento. La mostra di Henry Moore, organizzata nel complesso delle Ex Leopoldine in collaborazione con la Henry Moore Foundation, è la dimostrazione dell’autorevolezza e credibilità scientifica conquistata dal museo stesso in pochi anni. Questo progetto espositivo è stata l’occasione anche per una revisione delle vicende storiche collegate a Moore nella sua amicizia con la città di Firenze, che trova compimento nell’evento odierno. Il Gurriero con Scudo di Henry Moore, che torna in palazzo Vecchio nella Sala di Leone X, conferma la linea “editoriale” di una pratica di restituzione di alcuni capolavori rinascimentali o moderni ai loro contesti originali, come è stato nel caso degli arazzi medicei e della Chimera di Arezzo. Siamo onorati e felici che il sogno di un grande artista come Moore oggi trovi, seppur temporaneamente, compimento”.

Fonte: Ufficio stampa Davis & Co

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