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Giambattista Vico, alla distanza di 275 anni (parte II). La Scienza Nuova nell’analisi di Roberto Fronzuti

19 Aprile 2023 by Roberto Fronzuti

Tanti sono gli argomenti che il nostro autore affronta, in questa seconda parte, dell’opera di Vico “La scienza Nuova”, con un’attenta analisi che affronta i seguenti argomenti: Il primo sapiente della storia, L’epoca degli eroi, La nascita delle famiglie, la Legge delle XII Tavole, II matrimonio alla maniera dei nobili, Il diritto eroico e I nomi dati alle cose.

Il primo sapiente

Come primo sapiente della storia, la Scienza Nuova consacra Zoroastro (chiamato anche Zaratustra) un sacerdote dell’antico Iran, vissuto intorno all’anno 1738 a.c. Vico lo colloca in ordine di tempo, prima di Omero. Zoroastro ebbe come allievo Orfeo ed altri illustri sapienti dell’epoca.
“Tutte le città si fondarono sopra lo stato delle famiglie”. Con questa affermazione l’autore teorizza che dal ritrovarsi l’una accanto all’altra le coppie con i figli, sono nati i paesi e i villaggi. Il formarsi delle lingue e l’altro grande tema che emerge dall’analisi storica.
La prima comunicazione fra gli esseri umani è avvenuta attraverso i geroglifici; dei disegni scolpiti sulle pareti e sulle rocce, raffiguranti cose, uomini e animali. Poi, con il passare del tempo gli uomini e le donne hanno iniziato a comunicare fra di loro per monosillabi. Vico chiama mutoli i nostri antenati che diffondevano rumori tipici dei muti, che nel tentativo di esprimersi emettono dei suoni con una forte componente nasale. Ed è proprio attraverso lo sforzo di comunicare con concetti sintetici, che nasce la poesia. La Scienza Nuova offre al lettore la suggestiva ipotesi, che la poesia sia nata prima del normale parlare, che con l’andar del tempo si è andato perfezionando. Prima la poesia, dopo è nato il conversare come lo conosciamo ai nostri giorni.
Vico afferma che ci volle molto “ad entrare con la forza del nostro intendere nella natura de’ primi uomini muti d’ogni favella” (pagina 92 del Primo Libro). Con l’aiuto dei geroglifici prima e del linguaggio dei mutoli dopo, gli uomini e le donne iniziano a comunicare. Dapprima la capacità di esprimersi cominciò a diffondersi fra i nobili e poi presso i plebei.
“La religione degli ebrei fu fondata col mondo creato in tempo dal vero Dio (pagine 59 del Libro Primo della Scienza Nuova)”. È una storia di 4000 mila anni di persecuzioni, quella degli ebrei, che dura ancor oggi. Dio si descrive a Mosè: “Sum qui sum”, sono qui sono. In questa frase, è racchiusa la rassicurante definizione del nostro Dio.
Ma per il mondo ben presto proliferarono i cosiddetti popoli gentili (i pagani, detti barbari), che hanno contrassegnato l’epoca primitiva. Bisognerà attende gli eroi; Ercole per vedere i primi bagliori del progresso.
Omero, il poeta in quanto cieco non poteva scrivere e si affidava ai rapsodi (persone che imparavano a memoria ognuno una parte del poema, per poi recitarlo nei luoghi pubblici) per divulgare l’Illiade e l’Odissea; come celebre personaggio è stato a lungo conteso fra le varie città per l’attribuzione del luogo di nascita, che rimane un mistero non ancora svelato. Di certo c’è che le fonti storiche oscillano di 400 anni; i più indicano l’anno di nascita di Omero in prossimità della guerra di Troia 1194 – 1184 a.C.; il conflitto decennale con i Greci scoppiato a causa del rapimento di Elena, la moglie di Menelao (un pezzo grosso ellenico, da parte del troiano Paride). L’ipotesi è verosimile, perché le opere omeriche sanno di “fresco”, scritte da una persona che ha vissuto in diretta gli avvenimenti descritti.
La precisione della descrizione dei combattimenti fra Achille e Ettore è talmente precisa, fino al punto da consentire all’esploratore e archeologo Heinrich Schliemann (un tedesco di famiglia molto ricca, fanatico della storia di Troia), di individuare il luogo dove era stato sotterrato il tesoro della città; si trattò del ritrovamento di una grande, immensa fortuna.
La fonte storica riferita da Heinrich Schliemann non fa parte della Scienza Nuova, ma ritorna utile per comprendere come l’Iliade non sia frutto della fantasia di un poeta – scrittore cieco, ma il racconto di fatti realmente accaduti. La scoperta del Tesoro di Troia avvenne intorno al 1870; ben 130 anni dopo la morte di Vico. Ed un fatto che consacra alla storia, tutto quanto fino a quel momento si poteva legittimamente ascrive alla mitologia.

L’epoca degli eroi

In base alla ricostruzione di Vico, l’epoca degli eroi deve aver avuto inizio intorno a 1900 a.c. L’era eroica è simboleggiata da Ercole al quale viene poi associato, dall’autore della Scienza Nuova, Achille.

La nascita delle famiglie

“Gli uomini non si uniscano alle donne se non sopra i principi d’una religion civile comuni… (pagina 88 del Libro Primo)”.
In questa riflessione – riportata solo parzialmente, ma integralmente nel virgolettato, Vico fa emergere il pensiero rigorosamente etico in tema di unioni. I figli devono parlare la lingua dei genitori e seguirne la loro religione ed avere osservanza per le leggi. Tutto dev’essere ricondotto al diritto naturale, che permette di perpetuare delle nazioni e dei cittadini

La Legge delle XII Tavole

Uno dei riferimenti ricorrenti di Vico è la Legge delle XII Tavole, che costituisce la prima testimonianza dei diritti riconosciuti ai cittadini da parte del potere dell’Impero; con essa Servio Tullio (578-535 a. C.) dà al popolo la prima legge agraria della storia.
La legge era stata scritta sulle mura di Roma; purtroppo le tavole sono state distrutte. Sono giunti a noi solo alcuni frammenti, attraverso la Scienza Nuova. La Legge delle XII Tavole adottata dai Romani, era stata importata da Atene; ebbe il merito di regolare materie vastissime. Dalla sepoltura dei morti, con la tenuta di regolari registrazioni attestanti le genealogie, alla registrazione dei terreni. Prima della Legge delle IIX Tavole, la materia dei campi destinati all’agricoltura era regolata dal solo possesso. Le terre una volta venivano occupate in base al diritto quiritario (dal latino quiris; asta).
In parole semplici quirito, significa impossessarsi dei terreni, forti dell’uso delle armi.
Di quanto sopra ci rendiamo conto dell’importanza della legge, che consentiva anche la possibilità di lasciare i poderi agli eredi, ai propri figli. In principio il diritto di acquisire delle proprietà, con l’uso delle armi, era riservato ai nobili. Poi venne esteso al plebeo, che poteva definirsi quirito romano. Il pezzo di terra da coltivare, dal quale ricavare i mezzi di sostentamento per sopravvivere, occupa uno spazio importante nella Scienza Nuova. All’inizio la Terra era una selva e i nostri antenati si nutrivano di quello che offriva la natura. Poi iniziò il disboscamento; diedero fuoco alla selva, ararono ed ebbe inizio l’agricoltura con le semine. Le prime farine sono ricavate dalla molitura del farro. Poi arriva l’era dell’oro, simboleggiata dalla spiga di grano.
Il raccolto era diventato così importante per le popolazioni del tempo, al punto da cadenzare gli avvenimenti. Per far riferimento alla nascita di un figlio o al matrimonio di una coppia, si diceva tre raccolti fa.
“Venute le guerre pubbliche e ritornato lo stato della forza, ritornano i governi divini e, con essi, un diritto divino delle genti, onde i sovrani chiamano Iddio in testimone della necessità che han di venire essi alle armi per difendere le loro ragioni, e a lui appellano, giudice e vendicatore del diritto delle genti loro violato’’ (pagina 149 Libro Primo). Questo passaggio viene riportato dall’autore per i “tempi barbari ultimi” in cui le guerre si erano diffuse in tutto il settentrione. “In questi antichi duelli” si trova il diritto naturale delle genti.
Le guerre, il ricorso alle armi, si scatenavano per difendere il podere, le messi e le biade dalle bande di ladri. Le regole del tempo erano molto dure.
La povertà regnava in senso assoluto. Chi non pagava un debito veniva segregato in un carcere privato del creditore e prim’ancora legato ad una corda di vinchi e trascinato (pagina 151 Libro Primo). “I plebei eran da’nobili a spalle nude battuti con verghe; quando morivano venivano sepolti nelle carceri dei padroni. Erano tempi molto duri e sopravvivere era un’impresa quotidiana. Il debitore fallito finiva segato a pezzi e distribuito ai creditori.
Con il ritorno dei tempi barbari “sorsero innumerevoli vescovadi e signorie, che ignoravano le leggi e amministravano i diritti umani, facendosi scudo della religione’’.

Il matrimonio alla maniera dei nobili

Una delle pagine più belle della storia antica è riservata ai matrimoni. Quando un uomo e una donna si univano sotto lo stesso tetto era chiamato matrimonio naturale; è una definizione molto bella, rispetto alla terminologia successiva di convivente o compagno. Per distinguere questo tipo di famiglia, rispetto al matrimonio civile celebrato davanti all’autorità, si usava il termine connubio. Tutto questo avveniva con semplicità, molti secoli prima che la religione cristiana regolasse, attraverso i propi riti il matrimonio. Ma la conquista dei propri diritti non fu semplice; anche per il possesso del pezzo di terrà, i plebei dovettero lottare.

Il diritto eroico

In base alla ricostruzione di Vico, l’epoca degli eroi deve aver avuto inizio intorno al 1900 a.c. L’era eroica è simboleggiata da Ercole, al quale viene poi associato, dall’autore della Scienza Nuova, Achille.
Le testimonianze dei primi popoli è costituita da pubbliche medaglie di marmo, che approvano i loro comuni costumi. I primi esseri umani si esprimevano con la gestualità. A tramandare i primi pensieri, che ci sono pervenuti, sono i caldei con caratteri magici e gli sciiti. E poi i cinesi. All’inizio del mondo, le religioni vanno per la maggiore e sono presenti in molte nazioni; ‘’poi la forza prende il sopravvento sulla religione’’
“Da si fatti Primi Huomini stupidi, insensati, goffi, balordi, scempi, e bestioni tutt’i Filosofi e Filologi, dovevan incominciar’ a ragionar la Sapienza degli Antichi…”
In questa frase, che abbiamo riportato in modo letterale da la Scienza Nuova, l’autore descrive il contesto dal quale parte l’indagine, per ricostruire quattromila anni di storia. “I sensi sieno le prime e sole vie, ond’ ella conosca le cose”
In questo passaggio l’autore parla dei primi modi di comunicare fra uomini e donne, attraverso i geroglifici. Prima che con le parole, gli uomini si sono compresi attraverso le immagini. Seguirono i mutoli. E poi i primi modi di parlare dei poeti telogici.
L’origine delle lettere è separata da quella delle lingue. Per prima nacque l’arte di scrivere; tutte le nazioni parlarono prima scrivendo e poi con voce. (pagina 522). All’inizio del mondo, la terra era abitata dai ‘giganti’, simili a Polifemo. Erano esseri umani enormi. Con il passare dei millenni, si estinguono i giganti e il pianeta si popola dell’uomo, così com’è ai nostri giorni.

I nomi dati alle cose

I primi nomi vennero attribuiti per lo più alle cose, ai caseggiati e poi man mano alle divinità e alle persone.
I popoli, a causa dei climi hanno acquisito nature diverse e per conseguenza sono nate diverse lingue e consuetudini.
È interessante riportare quanto Vico scriveva riguardo dell’origine delle lingue: gli arabi cominciarono quasi tutte le voci dei casati con Al; gli unni con Un e gli olandesi con Van. La necessità dei nomi nacque dal bisogno di distinguere i casati. Le lingue si diffusero con il canto.

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Archiviato in:Aprile 2023, IN EVIDENZA, Letteratura Editoria libraria - Bandi Recensioni Concorsi & premi letterari, MILANO Contrassegnato con: Giambattista Vico, La scienza nuova, Roberto Fronzuti

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