
Vararo, estrema frazione di Cittiglio (VA) a più di 700 metri di altezza, l’ultima piccola villa prima del bosco, l’ultimo rifugio di un pittore che aveva deciso di abbandonare il mondo dagli anni ‘90: Vittorio Aldrovandi, in arte Vandi.
Unica testimonianza pubblica della sua opera un grande affresco in parte sbiadito sopra una delle porte collaterali della piccola chiesa di San Bernardo, che reca ben scritta, invece della firma, la citazione dal Vangelo di Matteo “Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”.

Alla sua morte, nel 2023, il figlio apre le porte della casa a un amico imprenditore innamorato dell’arte. La dimora è totalmente affrescata – come una moderna tomba di Tutankhamon, dove però l’artista ha rifiutato l’omaggio a qualsiasi faraone – ed è ricolma all’inverosimile di opere su qualsiasi supporto (tele, tavole, piastrelle, cartoni, fogli), tutte di estrema raffinatezza e tormentata attualità. L’imprenditore non ci pensa due volte e acquista subito dimora e contenuto, certo del grande valore di tutti quei lavori.
Di lì a qualche mese incarica la critica d’arte Debora Ferrari, già direttrice di museo, e lo scrittore e storico Luca Traini di inventariare le più di 2.000 opere recuperate. Nonostante l’esperienza pluridecennale dei due curatori in campo artistico (che vanta diverse grandi mostre e una in particolare per la Biennale di Venezia), lo stupore è grande e nel corso del lungo, faticoso lavoro di analisi e sintesi di stile e contenuti pianificano anche progetti per valorizzare questa eccezionale riscoperta.
La prima tappa è la presentazione di un dettagliato articolo scientifico nel XXXIII numero della prestigiosa rivista annuale Terra e gente nella Sala Civica del Comune di Cuveglio (VA), il 19 dicembre 2025, alla presenza di un numeroso pubblico. Primo importante riconoscimento, purtroppo post mortem, a un artista che, in ragione della sua originalità, si era ritirato da mostre personali e collettive già nella seconda metà degli anni ‘80, per quanto amico di alcuni tra i migliori pittori dell’epoca e da questi sollecitato invano a continuare i percorsi espositivi.
Vandi aveva fatto la sua scelta, risolutiva e controcorrente come era stato l’uomo Vittorio Aldrovandi, dopo aver cercato con tenacia di contemperare la sua vocazione di artista puro dal forte afflato religioso col lavoro di disegnatore tecnico all’Aermacchi di Varese. Pensionato ed eremita finirono in conclusione per coincidere.

Come ha scritto Debora Ferrari: “Lontano da circuiti ufficiali, Vandi costruisce una vera e propria cattedrale privata dell’immaginazione. La casa stessa, dipinta in ogni angolo, diventa parte integrante della sua opera, mentre più di 2000 lavori vengono conservati, nascosti, come un archivio personale dell’anima. Dopo la sua morte, questa produzione si rivela in tutta la sua forza: un mondo stratificato, fatto di pitture murali, tele, carte, frammenti visivi e poetici che documentano un viaggio interiore di rara coerenza e intensità. Il suo linguaggio pittorico si distingue per l’ibridazione di epoche e codici visivi, dove convivono richiami a Goya, Rembrandt, ai fiamminghi, ai simbolisti e ai maestri dell’Espressionismo tedesco, così come all’espressionismo contemporaneo alla Bacon (ma anche Füssli, Dalí, Redon, Rouault e Georgia O’Keeffe). Ma è nella libertà del gesto e nella profondità tematica che Vandi mostra la sua identità più autentica: quella di un artista estraneo alle mode, che ha vissuto la pittura come necessità spirituale, come rito personale di comprensione del mondo. La rilettura della sua opera, oggi, offre una straordinaria opportunità di riflessione sul rapporto tra arte, interiorità e neurodivergenza, e può attivare un dialogo trasversale che unisce ambiti culturali e scientifici, in linea con le più attuali ricerche sulle intersezioni tra creatività e mente. L’avvio di un percorso di studio, catalogazione e divulgazione pubblica – mostre, conferenze, laboratori – non è solo un atto di giustizia verso un autore sconosciuto ma prezioso, bensì un progetto culturale di grande portata, capace di interrogare e ispirare il presente. La folle genialità di Vandi si manifesta in un universo dove la pittura invade ogni spazio, dalle tele agli oggetti della casa, trasformando la solitudine dei boschi di Vararo in un nido visionario e totale, abitato dall’arte tanto quanto dall’artista stesso”.
Insomma la genialità non finisce mai di stupire, specie se porta a compimento la sua opera isolandosi volontariamente da un’epoca che ama troppo le semplificazioni e rifiuta, non da oggi, chi cerca di guardare la realtà con occhi più grandi e sentimenti profondi.
Amori, fantasmi ed evocazioni lucide di Vandi anticipano qualcosa che ancora non sappiamo? La ricerca è ancora in atto
Il fine: realizzare la catalogazione completa, una prima esposizione nazionale, coinvolgendo anche musei esteri, e trasformare la dimora in una “casa museo”.
Perché salire in altezza, tenendo bene in considerazione gli abissi dell’anima, è la lezione principale dell’artista che ha abitato con gioia tanto sofferta l’ultima casa dell’ultima frazione e la vetta di boschi primigeni di Vararo.
Fonte: CS – Luca Traini – Bio Art Press

