
All’Associazione Amici del Loggione del Teatro alla Scala una serata di riflessione sul rapporto tra social network, relazioni umane e senso critico con gli interventi di Antonio Sanfrancesco, Camillo De Milato, Mario Furlan e Giuseppe Selvaggi.
Nonostante il maltempo che per l’intera giornata ha accompagnato la città con una pioggia insistente, lo scorso sabato 14 marzo la sala dell’Associazione Amici del Loggione del Teatro alla Scala, in via Silvio Pellico, si è riempita di un pubblico numeroso e attento per la presentazione dell’ultimo libro di Agostino Picicco, Essere per esserci. Sui social con testa e cuore, pubblicato dalle Edizioni Paoline.
L’incontro, dal titolo “Essere, non solo apparire. Presenza, senso e relazioni nei social”, ha rappresentato un momento di riflessione su uno dei temi più attuali della società contemporanea: il rapporto tra comunicazione digitale, relazioni umane e formazione del pensiero.

A introdurre e moderare la serata è stato Antonio Sanfrancesco, giornalista di Famiglia Cristiana, che ha subito richiamato l’attenzione su una distinzione spesso trascurata: quella tra informazione e comunicazione. «Scambiare informazioni non significa comunicare – ha osservato – perché nella comunicazione autentica è essenziale l’ascolto. Comunicare significa dare spazio all’altro».
Una riflessione che si inserisce in un contesto in cui molti sembrano avere un’opinione su tutto, ma non sempre a quell’opinione corrisponde un vero pensiero. «Avere un parere non significa avere un pensiero – ha aggiunto – e ridurre il pensiero a un semplice parere è uno dei rischi più evidenti della comunicazione digitale».
Il profilo umano e sociale dell’autore è stato delineato da Camillo De Milato, presidente dell’Osservatorio metropolitano di Milano e dell’Associazione Regionale Pugliesi. Nel suo intervento De Milato si è soffermato soprattutto sulla figura di Picicco nel contesto culturale e associativo milanese, ricordandone l’impegno in importanti istituzioni sociali e culturali e il ruolo svolto nel tessuto della città.
Un percorso che negli anni gli ha valso anche significativi riconoscimenti istituzionali, tra cui l’Ambrogino d’Oro, la massima benemerenza civica del Comune di Milano, e l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, testimonianza dell’apprezzamento per il contributo offerto alla vita culturale e sociale.

Nel corso dell’incontro sono intervenuti anche Mario Furlan, fondatore e presidente dei City Angels, e lo scrittore Giuseppe Selvaggi, portando ulteriori spunti di riflessione sul rapporto tra società contemporanea e comunicazione digitale.
Furlan ha sottolineato come i social network siano strumenti che possono avere effetti positivi o negativi, ma che la loro diffusione sempre più pervasiva tende spesso a evidenziarne gli aspetti problematici. Parafrasando Karl Marx, ha osservato che oggi i social rischiano di diventare “l’oppio dei popoli”. Nel suo intervento ha inoltre accennato al tema dell’intelligenza artificiale e alle possibili conseguenze sul mondo del lavoro, una questione destinata ad assumere un peso crescente nel dibattito pubblico.
Particolarmente significativo l’intervento di Giuseppe Selvaggi, che ha richiamato la dimensione concreta delle relazioni umane di un tempo, quando per comunicare si suonava il campanello di casa o il citofono e l’incontro avveniva nella fisicità della vita quotidiana. Oggi, ha osservato, gran parte delle relazioni sembra passare attraverso i social e i messaggi digitali, con il rischio di vivere la socialità quasi per delega, filtrata dallo schermo di un dispositivo.
In questo senso la serata di presentazione del libro di Picicco è stata, secondo Selvaggi, per molti presenti “una boccata d’aria”, un momento di riflessione e di libertà rispetto a quella che talvolta appare come una vera e propria “prigione digitale”, nella quale si rischia di rimanere intrappolati senza quasi accorgersene.

Nel suo intervento Agostino Picicco ha sottolineato come la tecnologia debba restare uno strumento al servizio dell’uomo e non viceversa. I social network, ha spiegato, possono diventare luoghi di dialogo e di conoscenza, ma tutto dipende dall’uso che se ne fa. Da qui il significato del sottotitolo del libro: testa e cuore.
La testa, cioè il senso critico, la consapevolezza e la capacità di discernere tra la quantità sempre crescente di informazioni e notifiche che quotidianamente raggiungono ciascuno di noi; il cuore, cioè la dimensione umana delle relazioni e l’attenzione verso l’altro.
«Un tempo – ha ricordato l’autore con un’immagine efficace, riprendendo uno spunto emerso nell’intervento di Selvaggi – quando suonava il campanello o il citofono si trattava di un unico segnale; oggi, invece, siamo raggiunti continuamente da notifiche e messaggi che rischiano di disperdere l’attenzione e far perdere di vista ciò che davvero conta».
Nel libro emerge anche la possibilità che i social possano rappresentare, se utilizzati con responsabilità e consapevolezza, un antidoto alla solitudine. Un’idea che si inserisce nella prospettiva di quello che Picicco definisce un nuovo “umanesimo digitale”, capace di coniugare tecnologia e valori umani.
Nel corso della serata non sono mancati interventi e osservazioni dal pubblico, che si sono inseriti nel dialogo tra i relatori rendendo il confronto ancora più vivo e partecipato.
La presentazione del volume si è così trasformata in un momento di riflessione su un cambiamento che riguarda tutti: quello delle relazioni nell’epoca digitale. Un ulteriore tassello nel percorso di analisi che Agostino Picicco porta avanti da anni sul rapporto tra società, tecnologia e comunicazione.
