Libertà, il frivolo motivetto della nostra civiltà.

Al ritorno dalle ferie mi sono “costituito” consegnandomi spontaneamente agli obblighi del lavoro.
Catene (invisibili), posto ai remi, avrei potuto sedere a battere il ritmo della voga, ho scelto diversamente, ho scelto il sudore e ho ripreso da dove avevo interrotto. Victor Hugo aveva scritto che “è dall’ironia che comincia la libertà”.
E la libertà – chiese chi mi incontrava – che n’hai fatto? Ce l’ho qui ho risposto battendomi sul petto. Se ami il mare, se ti fermi ad ammirarlo, la libertà è davanti ai tuoi occhi, non servono parole, le parole affermano astrazioni intrise dal sangue vermiglio di migliaia di uomini.
Gli oppressi lottano non per la libertà ma per sostituirsi ai propri oppressori, ogni tanto fermiamoci a guardare chi è come noi e allora forse con sguardo critico finiremo per convincerci che gli “schiavi” felici sono i più agguerriti nemici della libertà, alla fine, amara constatazione è che non è la libertà che manca ma gli uomini liberi perché paradosso dei paradossi ogni creatura ama le sue “catene”.
La libertà si spegne sotto il peso di sicurezze materiali. Essere se stessi? Un lusso che solo i folli e chi ha animo da fanciullo coltiva seguendo emozioni e perdendosi in esse, la libertà è una sensazione agro amara che porta alla solitudine. Definire la libertà finisce per essere un inutile e riduttivo esercizio filosofico o di furbizia, scaraventare via la quotidiana “maschera” evitare dubbi e preoccupazioni che avvelenano tante giornate, meglio ritagliarci spazi di silenzio e sgombrare la mente da tutti quei pensieri che avvelenano la nostra unica e irripetibile vita. La libertà è intuitiva e non può essere insegnata.
Arricchire e sublimare ogni attimo della propria esistenza, reinventare la vita, non fermarsi ad accumulare beni che diventeranno alla fine del percorso non trasportabili, camminare con leggerezza e a volte fischiettando forse ci aiuterà a spalancare la porta di quello che chiamiamo libertà, intanto si spalanca la porta del vagone della metropolitana una fiumana di corpi mi dirige all’uscita … meno male i pensieri sfumano e torno a fare pace con la realtà.