Vivere senza cellulare

Esco di casa, mi incammino e dopo un po’ toccacciandomi mi accorgo di non avere nessuno dei miei inseparabili cellulari sempre accesi.
Panico, simile a sensazioni claustofobiche: “ e se mi cercano”, “se ho bisogno di telefonare” … che fare? Mi guardo intorno per individuare qualcuno a cui, come si faceva una volta quando preso da irrefrenabile bisogno di fumare chiedevi: “ha una sigaretta” e poi “ha da accendere”, questa volta il qualcuno avrebbe dovuto farmi fare una telefonata a casa per far sapere che era tutto a posto e di non preoccuparsi.  
Piano, piano sono rientrato in me, erano passati solo 10 minuti da quando non davo mie notizie, nessun telegiornale ne parlava e poi ero in pieno centro. Mi sono capacitato, in fondo ho pensato che per anni, decenni siamo e sono vissuto senza suonerie o vibrazioni incorporate, tutt’al più i più previdenti di noi avevano in tasca un gettone telefonico. 
Ho ripreso per una giornata il controllo della  mia vita, niente messaggi a cui rispondere, niente telefonate inutili, in fondo un niente che è riappropriazione della vita reale … ti saluto se ti incontro e ti parlo a quattro occhi, le cattive notizie c’è tempo per acquisirle e quelle buone tardano ormai da tempo ad arrivare.
La vita senza cellulare ti porta a riprovare ad avere una andatura umana, avere occhi non per i tasti del marchingegno ma finalmente per guardarsi intorno e ritrovare paesaggi meno appiattiti diventati sfuocati per colpa della fretta indotta da una attenzione al flusso di dati e notizie in diretta di cui subiamo il bombardamento.
Dovevo andare in un posto dove non ero stato prima, che fare?  in mancanza del  cellulare non posso consultare Google Maps, se fossi in vacanza non mi dispiacerebbe il piacere di smarrirmi.
Questa situazione mi ha fatto ricordare una frase di Dardell: “non c’è modo di contraddire una mappa. Continua a dirti dove sei, e se tu non sei li allora sei perso”. 
Mi sono ricordato che le indicazioni si possono chiedere anche a chi ti passa accanto, cosa che avevo perso l’abitudine di fare.  Non credevo fosse possibile, invece sono arrivato puntuale  senza particolari complicazioni e questo può significare che sei perso solo se non ti ricordi che esiste sempre un modo diverso per informarsi e se non sai con esattezza dove sei può essere che sei semplicemente ancora in viaggio.
Per un giorno il pensiero ha il sopravvento sull’azione compulsiva e continua, la memoria umana si riappropria della sua funzione anche perché non puoi impostare promemorie o inviarti appunti vocali. La giornata trascorre senza trasfigurazioni, è sera torno a casa, faccio per estrarre il cellulare (che non ho) per inviare a mia moglie un sms “apri sono arrivato” sono sotto casa guardo con sospetto il citofono, tasti criptici da digitare, telecamera per farsi riconoscere, aspetto …. prima o poi qualcuno aprirà.