Milano: sguardi su una metropoli dai tanti volti.

Tran tran rumore dei binari di un tram, colonna sonora di una modalità di vivere spezzoni della quotidianità di un viaggiare curioso. Scoprirsi con la voglia di essere turisti nella città che si abita da molti decenni.

Con il tempo credi di aver visto tutto, credi di sapere tutto, poi avverti il desiderio di aiutare i luoghi che hai sfiorato o ignorato a raccontarsi attraverso i diversi fotogrammi che scorrono davanti ai nostri occhi ogni volta che viaggiamo su un qualsiasi mezzo pubblico di superficie. Milano non è città che ti dà da subito confidenza, per conoscerla occorre aiutarla a svelare, a chi ha ancora curiosità, i tanti angoli e aspetti nascosti. Milano da scoprire, quanti realmente la conoscono nelle sue più diverse diversità? Quartieri, piazze, periferie e poi i nuovi abitanti con le loro silenziose o urlate storie. Ogni zona, ogni quartiere è una tessera di un grande mosaico, storie che si ricongiungono nella piazza principale, non necessariamente Piazza Duomo. Utilizzando i mezzi pubblici di superficie come liane, incuriosirsi ai percorsi, salire sul primo tram che passa e appiccicarsi al finestrino per riappropriarsi di un tempo che per te non è più avaro. Ammirare la città che scivola sotto i nostri occhi o attraverso i nostri occhi, lasciarsi alle spalle le frenesie del quotidiano e godere della indifferente compagnia di compagni di viaggio che resteranno sconosciuti.

Milano si racconta da sola, non ha bisogno di interpreti, dal finestrino come in un documentario scorrono immagini. Epoche, luoghi storici, monumenti e periferie anonime e a volte senza un’anima apparente.
Non scegliere una direzione, sali sul tram e ti predisponi a una sorta di “caccia al tesoro”. Silenzi il telefonino, ti rendi irreperibile, fissi nella memoria scorci e angoli della città o della campagna inglobata nella città, fissali bene prima che passino o che qualche architetto stravolga angoli di un passato vissuto e che rappresenta la memoria tramandata da chi vi ha abitato. Se racconti queste brevi fughe potresti ottenere in cambio sguardi compassionevoli e giudizi al vetriolo del tipo: “Poverino, non sa come occupare il tempo, uscito dalla prigione del lavoro per decorsi termini di detenzione ora che fa? Si mette a cercare qualcosa che ha poi senso cercare”. Potresti rispondergli, poi ti viene in mente che in tanti vivono inseguendo i like sui social, riversano confessioni corredate da prove fotografiche e filmate del loro nulla, in quel mondo virtuale che è una sorta di dimensione parallela della realtà vera. Imparare a guardarsi intorno, passeggeri abituali con le loro frette milanesi, volti che richiamano terre non sempre vicinissime, abitudini, atmosfere e olfattività diverse.

Ti accorgi di non essere l’unico a guardare oltre il finestrino, non tutti hanno chiusure che si manifestano con l’inserimento di protesi sonore nei padiglioni auricolari e lo sguardo perso sui e nei telefonini. I tram portano a destinazione le diverse anime di una metropoli, a ogni fermata storie stampate sui volti si mescolano e sostituiscono, pian piano i classici pregiudizi sulla “Città senza anima” perdono le ragioni di affermazioni fatte da chi ha fretta di dare giudizi senza avere una reale conoscenza. L’idea di una umanità che vive per antonomasia una frenesia non immediatamente riscontrabile in altri luoghi si affievolisce quando a una certa ora del pomeriggio ti trovi su un mezzo che si avvia verso una periferia che è ancora campagna, ritrovi una nebbia ovattante, percepisci una sorta di decelerazione del tutto intorno; insomma, una dimensione meno stressante e ritrovi la quotidianità per come è realmente.

Scendere a una fermata che non conosci, non vergognarti di cercare nelle periferie che una volta erano borghi, poi fagocitati dalla metropoli, luoghi di antica semplice bellezza. alla fine non avere mete ma iniziare un viaggio senza l’ausilio di agenzie specializzate e scoprire che i luoghi sono fatti oltre che di strade anche di persone che vivono lontane dai classici clichè di una città che qualcuno descrive per semplificazione vissuta solo in velocità. Scopri di avere l’esigenza di abbandonare la presunzione di sapere già tutto e ti predisponi a ogni capolinea a pazienti attese che impari a non considerare più tempo perso.