Se una maschera potesse confessarsi.

La maschera cela un volto, interpreta una parte, non vive che nel e del personaggio.
Forse tacere è il miglior racconto.
Troppa gente siede a teatro sperando almeno per il tempo della rappresentazione di provare una esistenza vissuta nella finzione che il palcoscenico esige e su cui mai sarebbero saliti. Meglio applaudire o fischiare, in fondo hanno pagato un prezzo per non essere che spettatori.

Un giorno chiederò scusa per non aver capito un gran che della vita. Devo però ancora capire a chi porgere le mie scuse. Mi viene in mente che potrei scusarmi con il tempo sprecato, trascorso per lo più ad attendere che passassero le avversità. Dovrei forse chiederle a chi si aspettava da me cose sempre più grandi e poi ancora a chi non potrò che lasciare parole che avrebbero facilmente trovato in tanti buoni libri scritti da meno buoni autori.

Iniziare un percorso senza che nessuno ti indichi la strada del successo che qualcuno aveva letto sul palmo della tua mano. Un bagaglio di buoni insegnamenti che avrebbe appesantito e di molto il tuo passo. Nella scalata si finisce per essere superati da più abili e avvezzi mediatori tra il giusto e l’utile. Una vita che somiglia a una estenuante salita, un percorso a tratti accidentato e la vetta poi che dispettosamente sembra non volersi far raggiungere. La stanchezza genera dubbi. E se la strada presa non è quella giusta? E se ce ne sono di meno faticose? A ogni tornante ti asciughi il sudore, vorresti mollare. Finalmente la vetta, sei in cima, credi di essere arrivato,la stanchezza sembra essersi dissolta, hai l’impressione di aver portato a compimento quella che doveva essere quella qualcosa di grande che volevi raggiungere, ma , sarà poi vero?

Vinta la fatica, inizia a maturare la consapevolezza che ci sono vette ben più alte e che quella che hai appena raggiunto non è che il punto da cui ripartire e che la grandezza è insita nell’azione stessa. Senti il bisogno di nuove sfide. Avverti la fatica, guardi a chi si è fermato a raccogliere ed accumulare, a chi ha sempre avuto il vento favorevole o per lo meno se ne è riparato quando questo soffiava in maniera contraria. Avresti dovuto fare come i più, curare l’avarizia del tempo e non sfidarlo.

Continua a cercare e forse troverai in uno specchio dove si è rifugiato l’altro te stesso, colui al quale chiedere scusa per aver speso il tuo tempo a cercare le ragioni di una vita che seppure fosse ripetibile la ripeteresti tale e quale. Come in ogni replica di una rappresentazione teatrale, il testo è scritto, tu reciti a memoria cercando di cambiare se non il tutto almeno il finale. Ti accorgi di avere una parte, anzi più di una, sei ora protagonista ora semplice comparsa.