Milano: Il “Cabaret Sacco & Vanzetti del Teatro dei Borgia in scena al Filodrammatici

Due eroi! Perché due eroi? Ne avrebbero fatto a meno di esserlo. Due vittime del maccartismo, della caccia alle streghe, o agli stregoni, ma loro non erano che due semplici lavoratori, Nicola Sacco operaio in una fabbrica di scarpe, Bartolomeo Vanzetti un pescivendolo ambulante. Quello di Cuneo e questo di Foggia, ma emigranti italiani e per di più anarchici. Giustiziati il 23 agosto 1927 sulla sedia elettrica e riabilitati solo 50 anni dopo, perché non avevano commesso nessun delitto e omicidio, attribuiti loro.

Il Cabaret Sacco & Vanzetti proposto dal Teatro dei Borgia, su progetto e con la regia di Giampiero Borgia, assume un grande significato di memoria e di passione civile. Affidato alla bravura di Valerio Tambone e Raffaele Braia, che reggono il ritmo della loro storia drammatica con una comicità naturale e allo stesso tempo irridente. In scena i due attori / indagati / poi  accusati / condannati / imprigionati e ‘giustiziati’ vedono svolgersi sotto i loro occhi la loro incredibile storia e ci scherzano su, da buoni italiani che non si rendono conto e neppure immaginano la tragedia che si sta abbattendo sulla loro testa. Non era facile sovvertire in questo modo l’atmosfera tragica ed è proprio questo nonsense, questa sospensione, questo guardare altrove e al di sopra a rendere la scena da esilarante per le battute, i balletti improvvisati, le danze sincopate fino a impregnare l’aria di un’attesa nevrotica e assurda perché inconcepibile il loro dramma, tutto infarcito durante l’indagine e gli interrogatori di luoghi comuni sui migranti, fatti di camminate tipiche, di modi di fare, di pregiudizi… La tensione si stempera nel loro abbraccio finale che precede il supplizio. Un fischio, un motivetto e una canzonetta: “Son morti, di colpo son morti, purtroppo son morti, è andata così…”.

Grande regia e grande interpretazione nel ricordo e nel proposito che non accada ad altri migranti, non importa di quale paese. Con l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e del Ministero degli Esteri, nonché con il Patrocinio di Amnesty International. Al Teatro Filodrammatici di Milano fino a domenica 23 febbraio.