Coronavirus – I consigli dello psicologo: Anche noi, eroi!

Non un attimo di tregua per il personale medico impegnato in ospedale.

Come ci sentiamo confusi. Ci sono giornate in cui stiamo bene, siamo ottimisti, vediamo il sole e la scritta ‘andrà tutto bene ‘ ci infonde speranza; eppure qualche ora dopo, o se ci va bene il giorno successivo, eccoci di nuovo spaesati, dubbiosi, arrabbiati, preoccupati, tristi. Siamo su una vera e propria montagna russa emotiva.

Non capiamo: troppi post, troppe scritte, pareri discordanti, cosa è corretto e cosa non lo è. La curiosità è tanta, la noia ci spinge a cercare sempre di più, una fame nervosa che ci porta ad ingoiare notizie su notizie; snoccioliamo numeri per far vedere la nostra
conoscenza. Ma cosa ne ricaviamo da questa ricerca ossessiva? Forse, solo un incremento della nostra ansia.

Medici in prima linea

Per tale motivo è utile consultare, non più di un paio di volte al giorno, fonti scientifiche attendibili come il sito web del Ministero della Salute o quello dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Sentiamo di medici ed infermieri, i nostri eroi; commessi, autotrasportatori, farmacisti, angeli della porta accanto che si mettono a disposizione per i nostri bisogni. Celebrati ed inneggiati in ogni singolo social. È tutto vero, è tutto giusto.

Ma noi come ci sentiamo? Noi che siamo isolati in casa e magari non abbiamo nemmeno la possibilità di lavorare, di fare sport, i nostri hobby, vedere la nostra famiglia, per poterci distrarre. Ascoltiamo di gente che salva vite, che rischia il contagio, per permetterci di mangiare, sopravvivere e spesso ci si chiede ‘io che contributo do?’. Quasi bramiamo il contagio, per essere visti. Che vergogna! Sentire questi pensieri che sfiorano la nostra mente quando tante persone soffrono e muoiono.

Forse non è la solitudine a farci paura, ma piuttosto l’invisibilità. Vorremmo avere la bacchetta magica, essere dei supereroi che salvano la situazione. anche noi, con le nostre mascherine, i nostri colori sgargianti. Guardatemi! Sono qui!
Sono sentimenti ed emozioni leciti, non bisogna vergognarsi di provarle, non si tratta di narcisismo, ma di identità, o meglio di una parte di essa. Chi siamo noi in questa nuova e sconosciuta situazione.

Cosa possiamo fare anche per gli altri? Proteggerci!

Ma allora cosa si può fare? Quali azioni possono permetterci di non essere risucchiati da ciò? Lo sentiamo e lo sappiamo da giorni, sembra semplice, ma in realtà non lo è: stiamo in casa e seguiamo le regole. Proteggiamo noi stessi, ma soprattutto gli altri. È così che siamo eroi. Facendo sapendo di non fare. È impegnativo, estenuante, sarebbe forse meno difficile uscire per andare a lavorare e rischiare il contagio. Eppure è questo che ci permetterà di andare avanti.

Scrivono ‘ai nostri nonni veniva chiesto di andare in guerra, a noi solo di non uscire’, beh non ci saranno trincee, spari, ma ciò non lo rende meno difficile. È però nei suoni delle ambulanze che ci circondano ogni giorno che sapremo se abbiamo fatto la cosa giusta. Non saremo riconosciuti, non ci omaggeranno con dediche e premi, ma è dentro di noi che troveremo pace e soddisfazione. Anche noi abbiamo contribuito alla nostra società. Anche noi siamo eroi.

Rossella Torcasio
Psicologa volontaria Servizio Urgenza Psicologica di Bergamo