Coronavirus: saltano gli esami, tutti promossi.

Il coronavirus tra le tante iatture ci ha portato anche alla crisi della Scuola.
Tutto chiuso, ovviamente per questioni sanitarie, e studenti lontani dai banchi, impegnati nelle loro case a verificare se è possibile ricevere la lezione in teleconferenza via Internet, nonostante le deboli connessioni.
Si è pensato di rimediare così ma, purtroppo, solo il  50 % circa degli studenti a casa possiede un PC. Il ministro forse pensava che il Paese fosse tutto connesso alla piattaforma Rousseau, ma si è dovuto capacitare che non è così.
Di conseguenza, nell’ipotesi che il Paese non riapra per metà maggio, si sta pianificando un “tutti a casa” e un “tutti promossi”, senza esami di terza media ne di maturità. Todos Caballeros! Altra vittoria del virus.

Io dico, passi per le classi intermedie per le quali si può rimediare alle lacune del mancato insegnamento di queste settimane con lezioni aggiuntive alla riapertura, ma per l’esame di maturità non si può fare. Non è giusto sia nei confronti degli studenti che hanno diritto ad un valido esame sia dell’Istituzione Scolastica che in quanto Istituzione fondamentale dello stato merita rispetto.

E qui il pensiero va agli anni ‘70, quelli della mia maturità, ed allo stesso periodo pasquale che stiamo vivendo anche oggi nella nostra pesante clausura da virus. Alla vigilia delle vacanze di Pasqua il Preside – allora insegnava regolarmente, era un professore con più responsabilità, non un burocratico dirigente scolastico – nel porgere gli auguri a Istituto riunito nell’aula magna, con solennità ricordava sempre ai maturandi “il grande impegno che li aspettava nel dover sostenere gli esami”. Nell’occasione “sottolineava anche l’importanza che questo traguardo rappresentava nella loro vita. Perché per la prima volta la loro maturità sarebbe stata misurata da altri ma anche, e soprattutto, da loro stessi in base ai risultati che avrebbero conseguito”. Parole profonde di significato, altri tempi!
Devo dire che ancora oggi quel discorso mi rimbomba nelle orecchie come allora e non solo nel ricordo della scarsa qualità dell’amplificazione di cui disponeva l’Istituto.

A questo punto mi chiedo. Il valore dell’esame di maturità si è perso nel tempo?. La pandemia che ci opprime può cancellare un evento così importante e fondante per la società e per la sua scuola? Perché eliminare gli esami? Se non si possono fare a giugno, cosa peraltro ancora da verificare, non si possono spostare a settembre? Le eventuali questioni amministrative si risolvono. Ci mancherebbe!
Eliminarli sarebbe invece un bruttissimo segnale di cedimento su tutti i fronti: quello della reputazione della Scuola che perderebbe un evento topico del processo educativo e formativo, ma soprattutto quello della percezione dell’importanza dell’esame come evento formativo della propria vita da parte dei giovani maturandi. Tutti promossi con una formalità online, un colloquio per coloro che possono e una telefonata magari per gli altri? Non posso pensare che la demagogia delle chiacchiere e il famigerato “sei” politico di sessantottina memoria siano diventati la norma.  

Vivaddio! In tutti gli Stati “compiuti”, politicamente compiuti, la scuola è il fondamento, la base del funzionamento della società civile e rappresenta il luogo dove si formano i buoni cittadini di domani! Non si può diffondere tra la gente la sensazione che a causa di una pur tremenda pandemia tutto debba andare per aria, tutto finisca e che anche i pilastri fondamentali del funzionamento dello stato possano essere cancellati. L’esame di maturità è un elemento di fortificazione della consapevolezza del proprio ruolo per i giovani che si apprestano a soddisfare il dovere di cittadini. L’esame era ed è stato per tutti noi, sia nelle scuole primarie, secondarie sia negli studi universitari un traguardo da superare con sacrificio e sudore della fronte, momento topico di verifica e misurazione del nostro valore! L’esame di maturità per quanto semplificato rispetto al passato e a volte ridotto a una mera formalità, è comunque un momento in cui il ragazzo, forse veramente per la prima volta in vita sua, si misura con se stesso dovendo dimostrare a qualcuno di valere qualcosa. Se togliamo anche questo, dopo aver tolto dai programmi scolastici molte materie di studio e ogni formazione di tipo civico, che razza di cittadini prepariamo per il futuro?
In questi spiacevoli frangenti ci convinciamo allora che tutto questo non può essere affidato a politici improvvisati e forse non all’altezza della situazione, per incompetenza ma anche perché impegnati nel perseguire altri fini.

Io dico che il mondo della scuola – che è fatto di gente competente, di cultura e di alto senso dello Stato, che ama il proprio lavoro e che è convinta della sua importanza sociale – deve in questa circostanza dimostrare rispetto per se stesso, opponendosi decisamente ai provvedimenti distruttivi che sembrano delinearsi.
Al Ministero dell’Istruzione operano funzionari e dirigenti di grandissimo livello che possono gestire il problema riprogrammando gli “esami di maturità” a settembre. 
Diversamente dovremo accettare che vengano redatte votazioni e valutazioni finali senza bocciature, stante il rischio di ricorsi per l’inefficacia dimostrata dalla didattica a distanza di queste settimane.
Un segnale verde di “liberi tutti” per gli studenti che cominciano a capire che avranno comunque la promozione assicurata. 

Qualcuno spieghi ai giovani fin dall’inizio dei corsi scolastici che “studiare è importante e che la cultura è importante. La cultura ci arricchisce e ci rende persone migliori. Così da uomini liberi si diventa anche dei buoni cittadini.
Tutta la società civile deve sentirsi coinvolta perché la decisione su quale debba essere la nostra organizzazione scolastica spetta certamente alla politica ma anche e soprattutto ai cittadini. Nei Paesi ai vertici delle classifiche sulla qualità della scuola per raggiungere l’obiettivo comune individuato e poi condiviso da tutti si scelgono i docenti tra i migliori laureati e proprio in nome della convinta condivisione le famiglie esigono che quel tipo di scuola sia sempre rispettato. Esami compresi. Altro che “tutti promossi”..senza esami per colpa del virus!