Agricoltura senza braccia, pronta una legge per regolarizzare gli stranieri irregolari.

Migranti al lavoro nei campi

Dalla siccità  alle alluvioni, dalla grandine ai parassiti infestanti, ad ogni stagione i raccolti subiscono perdite notevoli. Questa volta, a causa del coronavirus, a flagellare l’agricoltura è la mancanza di manodopera per il raccolto.

 

Non si parla ufficialmente di “sanatoria” – un tabù in Italia –  per i 600 mila irregolari che sono impiegati irregolarmente nei lavori più umili e pesanti, ma soprattutto in agricoltura, vittime di caporali senza scrupoli, come hanno evidenziato le recenti cronache di questi anni. La situazione ora si è così aggravata che in molte realtà i campi rischiano di rimanere deserti e che nessuno si adoperi per raccogliere i prodotti della terra ormai quasi maturi. Si rischia di perdere un’annata fruttifera se non si interviene con urgenza.

Che fare allora? La bozza di un testo di legge circola già sui tavoli dei ministeri dell’Agricoltura, Economia, Giustizia, Interno e Lavoro. In tempi di coronavirus che ha privato i campi italiani dei braccianti stagionali europei polacchi, bulgari, rumeni, slovacchi e albanesi, ecc., rimasti nei loro paesi di origine, non resta che ricorrere a questo esercito di riserva, i cosiddetti “invisibili”, circa 600 mila irregolari, che potrebbero rappresentare la soluzione al problema.

La situazione è grave in tutta Italia, dal Nord al Sud. Sono difatti compromesse la raccolta di pesche, quella in esaurimento delle arance, ecc. e poi fiori, pomodori, zucchine e melanzane rischiano di rimanere a terra. Così come le ciliegie rischiano di marcire sugli alberi, stessa sorte per l’uva.

La ministra Teresa Bellanova in una informativa alla Camera ha indicato la necessità di impiegare un numero di braccianti fra le 270 mila e le 350 mila unità. La Coldiretti ha già pronta una mappa delle necessità: Bolzano e Tento per le fragole, mele e uva; Verona per gli asparagi; Cuneo per pesche, kiwi e susine; Latina per gli ortaggi in serra, Foggia per i pomodori, i broccoli e i cavoli, e poi tutte le altre realtà agricole importanti del nostro paese, dal Salento, alla Campania, alle distese dei campi siciliani, ecc..

Per pudore non si parla di “sanatoria”, soprattutto per evitare le strumentalizzazioni dei sovranisti e populisti, che inveirebbero contro l’ennesimo provvedimento della sinistra. Si aprono quindi diverse ipotesi, se ricorrere ad un temporaneo permesso annuale, legato poi alla riconferma di un lavoro, escludendo comunque i destinatari di espulsione, i già condannati o soggetti pericolosi per la sicurezza della Stato.

Si tenta anche la strada dei voucher, che interesserebbero cassintegrati e disoccupati, proposta che incontra la contrarietà dei sindacati che vedrebbero confermato uno strumento di precarizzazione già respinto in precedenza. Si tratta certamente di far emergere il sommerso e andare verso il riconoscimento dei diritti di un popolo di invisibili che vive ai margini nella nostra società, in baracche e in condizioni igieniche precarissime, per i quali è giunto il momento di proporre e attuare un piano di integrazione, considerandoli esseri umani e lavoratori con pari dignità, riconoscendo non solo i loro bisogni ma anche la loro utilità.