Melegnano: gli ambientalisti contestano la ricetta dell’Amministrazione comunale per il rilancio economico del dopo Coronavirus

Non tutti leggono in senso positivo la rivoluzione industriale che il colosso delle patatine San Carlo potrebbe portare in un territorio cittadino già troppo cementificato.

 

E’ proprio  in queste occasioni che si ripropone lo scontro tra gli ambientalisti ed i fautori del progresso industriale ed economico. La proposta di approdo a Melegnano della San Carlo, la grande azienda produttrice delle famose patatine, viene vista da punti di vista diversi dai due contendenti. L’uno, in questo caso l’Amministrazione comunale, che vede nell’insediamento un’opportunità di sviluppo industriale del territorio, mentre l’altro, gli ambientalisti, che vedono nel consumo del suolo, ovvero nella necessaria cementificazione di quella parte di territorio da adibire all’attività aziendale del colosso alimentare, come un’ennesimo affronto alla natura ed una seria ipoteca per il futuro di una sana vivibilità del conglomerato urbano per le prossime generazioni.

Spesso, in questi casi, si assiste all’attestazione delle due visioni su posizioni estreme che, talvolta, portano a decisioni del tutto slegate dalla vita reale, perché supportate da mera e cieca ideologia. Non si può rinunciare alla natura che ci circonda perché costituisce l’ambiente che ci da la vita. Senza acqua e aria pulita, senza il verde degli alberi che ci libera dall’inquinamento e senza il verde delle coltivazioni che ci nutrono in maniera sana ed equilibrata, la vita inevitabilmente si degrada.
D’altronde, è anche vero che senza una adeguata crescita produttiva che tenga il passo a quella demografica, non si avrebbe cibo per tutti. Il sostentamento delle persone dipende dalla loro produttività, altrimenti detta anche lavoro, che non può e non deve fermarsi.
Stiamo vivendo proprio in questo periodo, come mai era accaduto prima a memoria d’uomo, una situazione di fortissimo rallentamento dell’attività produttiva (non certo di blocco totale, perché in quel caso ci saremmo già estinti per fame e malattia), e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti.

Cosa fare, allora? Chi dei due ha ragione? Chi vuole portare avanti il progresso industriale ed economico o chi vuole tutelare l’ambiente per le generazioni future?

Per quanto mi riguarda, mi attesto tra quelli che prestano particolare attenzione all’ambiente, ma non certo con posizioni radicali perché comprendo anche la necessità di favorire l’avanzamento di un progresso che, però, non dev’essere a totale discapito della salute pubblica. Ecco perché credo che, come sempre, la verità stia in mezzo. Ambedue le cose sono assolutamente indispensabili. Trovare un punto di incontro è possibile? Secondo me, non solo è possibile, ma assolutamente necessario.
Favorire, se non andare proprio a cercare, la possibilità di sviluppo industriale ed economico del territorio è legittimo, tanto quanto difendere l’ambiente. In sostanza, penso che si possa (e si debba) creare ricchezza senza distruggere l’eco-sistema, o limitando al massimo i danni arrecati all’ambiente.

All’annuncio della “rivoluzione che potrebbe fare da volano per il rilancio di Melegnano dopo l’emergenza coronavirus”, risponde piccato l’Osservatorio permanente contro il consumo di suolo e per la tutela del paesaggio del Sud Est Milano con la dichiarazione che, a seguire, pubblichiamo integralmente.

 

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“Abbiamo letto la dichiarazione del sindaco di Melegnano sul Cittadino del 17 aprile: la rivoluzione industriale con il colosso delle patatine San Carlo potrebbe fare da volano per il rilancio di Melegnano dopo l’emergena coronavirus.

Un’affermazione alquanto pericolosa, non solo perché promuove un intervento che avrà un impatto molto pesante sul territorio, ma anche, e soprattutto, perché si fa passare l’idea che l’unica via per risollevare il nostro paese dalla crisi che stiamo vivendo sia lo sviluppo incontrollato, senza tenere conto dell’ambiente. Nella fase 2: Liberi tutti.

Un approccio da anni Cinquanta, inaccettabile allora e ancor più inaccettabile in questo contesto. Spiace leggere che la riqualificazione di interi quartieri della città venga fatta a spese del suolo, un prezzo di cui le future generazioni ci chiederanno conto
Ricordiamo che Melegnano è la maglia nera del Sud Est Milano, il comune più pesantemente cemen- tificato. Questi interventi ruberanno un ulteriore 10% di suolo disponibile, portando al 70% le aree urbanizzate.

Ricordiamo che si ipotizza che una delle cause per le quali la nostra regione è stata così pesantemente attaccata dal virus sia da ricercarsi nell’inquinamento. E allora fa stupore l’esultanza con cui si accoglie nel territorio nuovo traffico, nuovi fumi e nuove logistiche. Già perché mentre il sindaco ribadisce un secco no alle logistiche ci informa anche che la logistica ci sarà.

È innegabile che il blocco imposto alla maggior parte delle attività economiche dal COVID-19 avrà pesanti conseguenze per l’economia e che molte persone si troveranno in condizioni lavorative difficili, ma dobbiamo sfruttare questa occasione, questa pausa obbligata, questo tempo sospeso, per pensare ad un modello di sviluppo che si faccia carico della tutela dell’ambiente.

Solo così potremo risolvere i mille problemi che abbiamo creato con lo sviluppo incontrollato, il costante assalto alla natura, la distruzione di biodiversità, la negligente disattenzione alla bellezza e l’indifferenza alle condizioni di salute nostre e dell’ambiente.

Ben altro ci saremmo attesi, altre riflessioni avremmo voluto ascoltare: l’iter progettuale già avviato, ma ci impegniamo a far sì che questi insediamenti siano il meno impattanti possibili e per raggiungere questo obiettivo useremo ogni accorgimento a disposizione, pretenderemo e verificheremo che il processo produttivo sia virtuoso e non inquinante, chiederemo opere di compensazione e mitigazione ambientale anche oltre il massimo dovuto. Ci impegniamo inoltre a bloccare ogni ulteriore consumo di suolo e metteremo dunque mano in quest’ottica al piano delle opere.

Ci saremmo aspettati un sindaco lungimirante, attento al benessere dei suoi concittadini. Purtroppo, così non è e presto ci troveremo a contestare nuovo consumo di suolo su aree comunali che si ipotizza di vendere e lasciar cementificare.

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L’Osservatorio permanente contro il consumo di suolo e per la tutela del paesaggio del Sud Est Milano è un organismo composto da Italia Nostra, Legambiente, WWF, Slow Food, DESR, Libera, Amici di Carlotta, Comitato Tilt Vizzolo, Greensando, Comitato Stop alla logistica Sordio-San Zenone, Vivai ProNatura e Associazione per il Parco Sud Milano”

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