Coronavirus: i consigli dello psicologo: “Come comunicare ai nostri bambini ciò che sta avvenendo in questi giorni?”

I bambini, anche i più piccoli, avvertono il cambiamento della routine quotidiana e si pongono delle domande. Ecco come spiegare loro cosa sta avvenendo senza nascondere la verità, ma anche senza traumatizzarli.

 

Con il dilagare dell’epidemia di corona virus sono stati sempre di più i messaggi che si sono susseguiti sui mezzi di comunicazione. Messaggi prima rassicuranti, poi sempre più allarmanti, fino ad arrivare al divieto di uscire di casa, se non strettamente necessario.
Nelle famiglie in cui sono presenti bambini, il cambiamento è stato avvertito in misura maggiore dal momento della chiusura delle scuole. Ecco allora che anche i più piccoli si sono ritrovati catapultati in una routine del tutto diversa rispetto a quella cui erano abituati.

In questo scenario è inevitabile che i piccoli si pongano, e ci pongano, delle domande. Perchè non vado più a scuola? Come mai non possiamo più uscire di casa? Perchè non posso andare a trovare i nonni o i miei amichetti o a giocare al parco? E ancora, perché in televisione sono tutti allarmati, hanno tutti paura e anche voi ne avete? Queste sono solo alcune delle domande che i bimbi più grandi (grossomodo dai tre anni in su, o anche prima) si pongono; e anche i piccolissimi (un anno e più) senza possedere una simile chiarezza di pensiero, percepiscono il cambiamento, pur non sapendoselo spiegare chiaramente a parole.

E allora, che fare? Come spiegare, in modo adeguato all’età, cosa sta succedendo in Italia e nel mondo, senza spaventarli in modo eccessivo?

I bambini percepiscono i cambiamenti nell’ambiente e negli adulti che li circondano, quindi è importante non far finta che tutto vada bene e che non sia successo nulla, ma spiegare loro, in modo semplificato, cosa sta succedendo. Ad esempio si può dire loro che un virus, che è un animaletto piccolo piccolo, talmente piccolo da essere invisibile, provoca una brutta febbre e una brutta tosse, e difficoltà respiratorie. Si chiama corona virus perché ha una forma che somiglia alla corona di un re o di una regina. Questo animaletto, paragonabile a un piccolo mostriciattolo, è nuovo, gli scienziati non lo conoscevano prima, e quindi sta creando un po’ di allarme perché non si sa bene come curarlo. È importante rimanere in casa, non stare vicino alle altre persone, non scambiarsi baci e abbracci perché il mostriciattolo salta facilmente da una persona all’altra e gli individui si potrebbero ammalare. I nonni sono coloro più esposti al rischio perché sono più fragili, ed è anche per proteggere loro che è importante rimanere in casa e non stare tutti insieme in un posto.

Quella appena descritta è la verità dei fatti, ciò che sta accadendo davvero. Le parole possono essere più o meno adattate in base all’età o al bisogno, ma nella sostanza i fatti sono questi. A questo punto i bambini potrebbero manifestare paura per quanto gli è stato appena spiegato, perché si tratta di una malattia che non si sa ancora bene come curare e che, potenzialmente, potrebbe minare l’equilibrio della loro famiglia e i loro affetti. È fondamentale accogliere questa paura, far parlare i bambini di ciò che provano, far sì che si sentano liberi di esprimere questa emozione come possono, anche con il pianto, e non farli sentire sbagliati o inadeguati per questo, perché tutti provano paura, anche noi adulti. Il solo fatto di poter esprimere senza timore i propri sentimenti sarà liberatorio per il bambino. Anche se noi adulti proviamo paura a nostra volta, e il bambino se ne accorge (i bambini si accorgono se una persona prova timore o no, se mente oppure no) non dobbiamo negare la nostra paura, ma semplicemente porci in una posizione rassicurante, che evidenzi che viene mantenuto il controllo sulla situazione.

Dopo aver espresso ciò che sente, è importante che il bimbo percepisca un messaggio rassicurante da parte di noi adulti e del contesto. Senza negare la gravità del problema, è necessario infondere fiducia e speranza. Gli scienziati stanno lavorando per ottenere una cura, sono molto bravi e stanno facendo tutto il possibile. I medici si prodigano senza sosta e sono molto bravi anche loro a curare le persone. Anche noi possiamo fare la nostra parte rimanendo in casa e seguendo le regole igieniche proposte. È il nostro piccolo contributo, quello che dobbiamo fare adesso. Può essere utile anche ricordare come le grandi epidemie del passato (peste, vaiolo, tubercolosi ecc) sono state sconfitte con l’impegno degli scienziati che hanno scoperto le giuste medicine e infondere fiducia nel fatto che anche stavolta sarà così.

I bambini hanno diversi modi di manifestare timore per quanto sta avvenendo. Potrebbero svegliarsi nel cuore della notte in preda a un incubo, potrebbero esprimere le loro inquietudini nei disegni, potrebbero diventare più insicuri e ansiosi ed essere maggiormente attaccati ai genitori. Ancora una volta, la chiave per tranquillizzarli è far sentire loro la vicinanza e la comprensione del genitore, rassicurarli sul fatto che sia normale provare questi sentimenti, non rimproverarli anche se possono essere un ostacolo nello svolgimento delle routine quotidiane.

Quanto appena descritto presuppone che il bimbo in questione abbia una certa età per comprendere i discorsi e una certa competenza nell’esprimere ciò che sente. I bambini molto piccoli non possiedono ancora queste capacità, ma ugualmente percepiscono la tensione e potrebbero mostrare segni di nervosismo e inquietudine, senza un motivo apparente. È necessario che possano sperimentare la sensazione di poter contare su un genitore che è presente per loro (anche fisicamente, tramite abbracci ad esempio) e mantiene il controllo della situazione; una sorta di rifugio sicuro insomma, che possa fornire calore e protezione.

Dott.ssa Elena Malinconico
Psicologa, volontaria Servizio di Urgenza Psicologica di MIlano