Amori estivi e poi … settembre.

Non c’è che una stagione: l’estate. Tanto bella che le altre le girano attorno. L’autunno la ricorda, l’inverno la invoca, la primavera la invidia e tenta puerilmente di guastarla (Ennio Flaiano).
Freddo e pioggia, l’autunno si annuncia, pare voglia ricordarci che ci sono altre stagioni oltre l’estate. Nel centro di Milano l’odore di caldarroste accompagno il passo veloce di chi continua a correre, anche senza un reale motivo… dicono che sia abitudine. Passo davanti a un’agenzia di viaggi, quelle vetrine suscitano in me la stessa attrazione irresistibile del canto delle sirene, in bella mostra immagini di spiagge assolate e di viaggi che somigliano a progetti di evasione dagli obblighi del quotidiano. Comincio a pensare a un supplemento di vacanze poi, anche se non parto, sognare non costa . Pochi passi più avanti una invitante gelateria. Non resisto, entro e ordino una granita al limone. Fuori lampi e pioggia, passa un tram, aspetto, poi un altro, l’acre odore dei binari e quel rumore stridulo delle rotaie è stata per anni la colonna sonora del dopo ufficio.

Mi piace da sempre guardare fuori dal finestrino, vedo due ragazzi che al riparo dalla pioggia si abbracciano e immagino sussurrino promesse d’amore. Tenerezza e immagini che mi riportano a quelle estati del cuore dove c’era chi partiva e chi avrebbe voluto prolungare quella storia anche oltre la stagione dei bagni. Inizio sottovoce a canticchiare, ben attento che nessuna parola esca dalla mia bocca: “ E chiare sere d’estate il mare i giochi e le fate …… un bacio a labbra salate, il fuoco e quattro risate “. Viaggiare a ritroso nel tempo attraverso il potere evocativo delle canzoni. Il tram continua il suo percorso, a tratti sballottandomi, quel movimento ondulatorio aiuta a non estraniarsi poi più di tanto. A una fermata sale un ragazzo con musica a palla sparata nelle orecchie, mi viene in mente un jukebox in quello stabilimento balneare dove passavamo le serate estive, non ricordo più che anni fossero…ero giovane, speranzoso e pieno di sogni. Le estati duravano più del tempo segnato dal calendario, c’era una ripetitiva ciclicità in come vivevamo il fluire delle stagioni, noi tutti credevamo di poter restare in quel limbo e vivere una eterna giovinezza. Eravamo spensierati, naturalmente abbronzati e con pochissimi soldi in tasca. Convinti e inguaribili play boy locali iniziavano la caccia alle villeggianti, “nordiche” fanciulle a cui madri ben sgamate affibbiavano fastidiosissimi fratellini.

Ogni estate un nome da ricordare, storie fugaci, capitava anche di convincersi che la tua conquista si stesse invaghendo di te ma non di rado i sospiri erano pensieri al suo vero amore lontano con cui, ti confidava poi, di voler riprendere la storia interrotta prima di partire in vacanza. Qualche storia vera c’era, ricordo le passeggiate serali sul lungomare tenendosi per mano. Giornate spese al sole come lucertole, un senso di leggerezza e di abbandono mi rendevano euforico. Ti sentivi protagonista di un fotoromanzo, sentimenti che alla fine si rivelavano per quello che erano realmente, una parentesi tra il freddo inverno del nord e il ritorno all’usuale vita. Gli amori estivi duravano fino a poco prima che uno dei due salutasse l’altro, promesse, abbracci e un “non ti dimenticherò mai” poi ognuno per la sua vita la routine del lavoro e delle vecchie relazioni riprendeva il sopravvento.

Storie di amori estivi saranno capitate almeno una volta nella vita a tutti, poi chi parte svanisce come il rumore delle rotaie del treno su cui è salito. Sono ancora sul tram, sale una chiassosa compagnia di giovani, mi passa per la mente l’immagine di quei ragazzi che ho visto l’estate appena trascorsa seduti in quel luogo dove ci davamo appuntamento per l’appello serale in quelle serate che si prolungavano sino alle prime luci dell’alba. Disomogenee comitive estive si creavano senza che ci fosse un vero regista, era sufficiente aver voglia di divertirsi. Quei giovani hanno preso il mio, il nostro posto, con ironico sorriso penso a quando anch’essi saranno sostituiti dalla nuova gioventù e pronunceranno sottovoce “Noi eravamo meglio”. I ricordi delle stagioni di altre stagioni sono un po’ come il sacchetto di conchiglie che avevi raccolto per fare una collana, finito per essere dimenticato. Arrivo a destinazione, ha smesso di piovere, devo riprendere questo tram con un solo biglietto ho fatto più viaggi.