Palermo: “La merce più preziosa”, una favola che racconta la Shoah al Teatro Libero.

Un teatro di narrazione a tre voci, che raccontano fatto riferiti al vissuto di una famiglia francese deportata nell’inverno del ’43.

Sul palcoscenico del Teatro Libero va in scena una favola adatta a un pubblico di tutte le età, che racconta la Shoah con voce lieve e commovente, tratta dal racconto di uno dei più applauditi scrittori francesi e vincitore di prestigiosi premi, Jean-Claude Grumberg. 

Da martedì 13 a domenica 17 ottobre (tutti i giorni alle 21.15, tranne mercoledì alle 17), La merce più preziosa, con la traduzione e la regia di Beno Mazzone che dirige Giada Costa, Vincenzo Costanzo e Giuseppe Vignieri.

I fatti raccontati fanno riferimento al vissuto di una famiglia francese deportata nell’inverno del’43. Un teatro di narrazione a tre voci, i cui corpi diverranno di volta in volta i personaggi narrati. Una favola per adulti che come tutte le favole inizia con C’era una volta. C’era una volta un bosco, in cui vivevano un povero boscaiolo e sua moglie. I due non avevano figli, e se l’uomo era contento, perché questo significava bocche in meno da sfamare, per sua moglie il desiderio di un bambino da amare era quasi doloroso. Un rapporto di coppia che affronta i desideri e i sogni e che si intreccerà di lì a poco con un evento storico carico di simbolismi. Il passaggio di un treno diventa il motore forse di un cambiamento nel rapporto tra i due. Il senso de La Merce più preziosa è racchiuso nelle parole dello stesso autore: “Ecco la sola cosa che merita di esistere nelle storie come nella vita vera. L’amore, l’amore che si dà ai bambini, ai propri e a quelli degli altri”.

“La drammaturgia di Grumberg – spiega il regista Beno Mazzone – riesce a nutrire spettatori di ogni età e mi ha permesso con le sue tante storie,  già create sulla scena del Teatro Libero, di esplorare una visione poetica che ho sempre condiviso per il suo modo semplice, ironico e profondo di affrontare i temi della nostra società. Naturalmente le sue origini, la formazione, la storia della sua famiglia che ha vissuto l’olocausto, sono quasi sempre presenti nelle sue opere, con un tratto tragicomico, che sposa il tragico ed il comico in un grottesco che mette a nudo i sentimenti umani in un dialettica cruda ma amorevole tra il bene ed il male”.

Fonte: Ufficio Stampa Teatro Libero – Chiara Lizio