Verduno (CN): Luce naturale, verde e paesaggio per curare i pazienti. Il progetto del nuovo ospedale Ferrero ha vinto la Honourable Mention nella categoria “Health” Completed del THE PLAN Award 2020.

L'atrio-ingresso dell'Ospedale Michele e Pietro Ferreo di Verduno (Cuneo)

È operativo il nuovo ospedale di Verduno firmato dal francese Aymeric Zublena di Scau Architecture con Ugo e Paolo Dellapiana di Archicura e Ugo Camerino. 

Tra le colline delle Langhe e del Roero, il nuovo ospedale di Verduno (Cuneo), firmato dal francese Aymeric Zublena di Scau Architecture con Ugo e Paolo Dellapiana di Archicura e Ugo Camerino. Spina dorsale del progetto è la “galleria medica”, uno spazio vetrato che distribuisce luce e flussi al complesso, impostato su una piastra a sviluppo orizzontale.

È completamente operativo dal 19 luglio di quest’anno l’ospedale “Michele e Pietro Ferrero” di Verduno (Cuneo) che, dopo aver aspettato vent’anni, era stato parzialmente aperto in pochi giorni a maggio per fronteggiare l’emergenza Covid. Il nuovo complesso sanitario, che vede congiunti i due poli di Alba e Bra, è stato progettato da un team internazionale composto da Aymeric Zublena di Scau Architecture (capogruppo, Parigi), Ugo e Paolo Dellapiana di Archicura (Torino) e Ugo Camerino (Venezia), vincitore della gara per la progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva e Direzione Lavori del 1998 indetta dall’allora ASL 18. 

Atrio Ingresso

L’ospedale di Verduno è frutto della grande stagione dei concorsi per i nuovi ospedali italiani che ha visto, all’inizio degli anni duemila, rivoluzionarne la progettazione, portando al centro il paziente, come suggerito dal decalogo elaborato dall’allora ministro Umberto Veronesi con Renzo Piano: umanizzazione, urbanità, socialità, organizzazione, interattività, appropriatezza, affidabilità, innovazione, ricerca e formazione. Tra i nuovi nosocomi, costruiti all’insegna di efficacia, funzionalità, comfort e sicurezza spesso con la formula del project financing, i progetti più all’avanguardia sono stati i quattro delle Alpi Apuane di Mario Cucinella Architects con Studio Altieri (inaugurati tra 2013 e 2014), quello di Mestre di Studio Altieri con la consulenza artistica di Emilio Ambasz (2007), quello di Biella di 5+1AA (2014), e quelli affidati allo studio parigino guidato da Aymeric Zublena, che, oltre all’ospedale di Verduno, ha firmato anche quelli di Bergamo (2012) e di Este Monselice, Padova (2014). 

«Nell’ospedale di Alba Bra abbiamo ripreso con ancor maggiore ampiezza, l’idea della “via medica” pensata da Zublena per l’ospedale europeo Georges Pompidou a Parigi, trasformandola in “una galleria” per portare la luce naturale ovunque fosse possibile. Per questo il nuovo polo di Verduno è un posto pieno di luce e vita che non fa pensare alla malattia. Il benessere dello spirito è, senza dubbio, uno dei maggiori contributi alla guarigione. L’ospedale deve essere una macchina per curarsi e non per essere ammalati, un luogo in cui sentirsi confortati e per di più in cui lavorare. Tecnologia e efficienza sono importanti, ma non bastano. La qualità del servizio medico, l’attenzione all’individuo e ai suoi bisogni devono essere il focus del progetto. Umanizzazione significa avere una struttura non prevaricatrice, non violenta, un ambiente amico e famigliare, rifinito gradevolmente, con luce e verde tutto intorno. Tutto ciò aiuterà il malato a guarire più rapidamente», racconta Paolo Dellapiana dello studio Archicura che ha anche seguito parte dell’alta sorveglianza alla direzione lavori.

La facciata Ovest

Il processo di progettazione è stato quindi tutto improntato all’attenzione alle persone e alle loro esigenze. Spazi e percorsi sono stati concepiti come luoghi sicuri, accoglienti e domestici, con piacevoli finiture, luce naturale e circondati dal verde del paesaggio circostante proprio per “umanizzare” il progetto. 

Collocato al confine tra Langhe e Roero, sul lato destro del fiume Tanaro tra i noccioli del versante nord della collina di Verduno, il nuovo polo ospedaliero si apre sulle colline e i paesi sulla riva opposta del fiume. L’altezza della costruzione è stata ridotta al massimo optando per uno sviluppo in orizzontale con un’impostazione a “piastra” per reparti medici, ambulatori, reparti di ricovero chirurgico e radioterapia, che, rispetto a quella a monoblocco semplifica la relazione tra i reparti e consente maggiore flessibilità di trasformazione nel tempo per aggiornare la conformazione degli spazi in accordo con quelle che saranno le eventuali necessità future. Gli ampi giardini e patii attorno a cui la piastra si snoda, consentono di illuminare ogni reparto con la luce naturale e di far penetrare la vegetazione nel cuore della struttura ospedaliera esaltando il rapporto interno-esterno. Spina dorsale del complesso è la “galleria medica”, una galleria vetrata che segue la pendenza del terreno da Nord a Sud diventando un ampio spazio per l’accoglienza dal quale è possibile accedere alle cliniche e alla maggior parte dei reparti. Sui lati si colloca il “corpo sostenuto”, due blocchi lineari che ospitano le specialità mediche, le unità di recupero e le aree sanitarie. 

Ai dipendenti ospedalieri sono stati dedicati percorsi specifici, al fine di suddividere nettamente i flussi e trattenere pazienti e visitatori su aree e percorsi fissi, appositamente segnalati per semplificarne gli spostamenti. Percorsi dedicati per la circolazione dei lavoratori e delle macchine ospedaliere, garantiti in ogni reparto, sono stati studiati per evitare ogni tipo di contaminazione tra flussi diversi. 

La facciata Nord

L’ingresso principale è completamente rivestito con pannelli vetrati di modo che l’uscita, che si trova sull’altro lato dell’edificio, sia visibile dal primo momento in cui si entra nell’ospedale. Un filtro interno/esterno che trasmette una sensazione di chiarezza e speranza, senza alcuna oppressione.

Sempre con l’obiettivo di “umanizzare” i luoghi della cura, le stanze sono state dotate di una doppia fila di finestre, una alta e una bassa, per consentire a chi è costretto a letto di godere del panorama circostante. Sono state inoltre previste numerose sale d’attesa, tutte dotate di elementi confortevoli, situate in zone soleggiate, mentre i punti informazione sono individuabili e ben distribuiti. Infine, sono stati differenziati gli spazi comuni in cui avere maggiore contatto sociale da quelli privati con maggiore privacy. 

Il volume totale di intervento è di 396.000 mc, suddiviso in undici livelli, con circa 110.000 mq di superficie calpestabile. I posti letto sono 350, prevalentemente in camere singole.

Dodici le sale operatorie, dodici letti di terapia intensiva, dieci unità di terapia intensiva cardiaca, dieci unità di medicina d’urgenza e un bunker per la radioterapia. Un eliporto collega l’ospedale con la rete ospedaliera regionale.

Le facciate sono realizzate in pannelli prefabbricati in cls a taglio termico. Le facciate continue sono in alluminio e vetro a taglio termico mentre il rivestimento rosso della torre e dei volumi della facciata ovest e del cortile è in pannelli metallici isolanti. La grande vetrata è invece una facciata strutturale in acciaio e vetro camera.

Il complesso è dotato delle più avanzate tecnologie che sono state man mano aggiornate a partire dal progetto originale del 1998, e adattate nel corso degli anni. La classe energetica è A1 grazie a serramenti ad alto rendimento, stratigrafia muraria avanzata, impianto fotovoltaico da 200 KW, impianto di cogenerazione da 1.700 KW, caldaie a condensazione da 16.000 KW, impianto di ventilazione con recupero di calore, illuminazione a led, utilizzo di BMS – building management system- per la manutenzione degli edifici.

Il progetto ha vinto la Honourable Mention nella categoria “Health” Completed del THE PLAN Award 2020, il premio promosso dalla rivista di architettura The Plan e giunto alla sua sesta edizione con oltre 500 progetti valutati da una giuria internazionale composta da figure di rilievo nei campi dell’architettura, urbanistica, design e in campo accademico:
Winka Dubbeldam (Archi-Tectonics, Stuart Weitzman School of Design, Pensylvania, Usa); Margherita Guccione (Direttore Generale della Creatività Contemporanea al Mibact); Valerio Paolo Mosco (critico di architettura); Raymund Ryan (Heinz Architectural Center Carnegie Museum of Art, Pittsburgh, Usa); Maurizio Sabini (Drury University, Missouri, Usa); Yehuda Safran (Pratt Institute, New York, Usa); Benedetta Tagliabue (Embt, Miralles Tagliabue, Barcellona, Spagna); Martha Thorne (IE School of Architecture & Design, Madrid, Spagna e Premio Pritzker); Michael Webb (scrittore di architettura, Usa); Li Xiangning (Tongji University, Shanghai, Cina).

Fonte: Ufficio stampa Comunicarch