Conversazioni Private di Giuseppe Selvaggi: Novembre induce a riflettere sull’umano destino.

Alcune emozioni dovrebbero restare secretate nel cuore di chi le ha vissute prima che diventassero memorie. A volte resta il suono di una voce che somiglia a una carezza. Nulla è stato cambiato nella casa dove hanno vissuto i miei genitori, un’attenzione che vale più di mille lumicini e di messe di raccomandazione dell’anima al Padre Eterno.

Novembre è il mese dedicato a chi ci ha preceduto e come ogni anno i sensi di colpa creano qualche turbamento. Anche quest’anno non partirò per onorare quelle persone care che ora vivono un eterno riposo. Il pensiero mi assale e crea qualche amarezza, ancora una volta la domanda è che fare? Siamo ai primi di novembre, ho abitudini mattiniere “facciamoci un giro”, facciamoci un giro così senza una precisa meta o meglio con una meta che come ogni anno nascondo a me stesso. Siete mai entrati in un cimitero? Un cimitero dove non riposa nessuno che avete conosciuto o amato, nessuno che vi appartiene. Entrando dall’ingresso principale percorro il sentiero che divide in due metà esatte il cimitero, pochi minuti per sentirmi a disagio, è mattina presto e a Milano c’è una sottile foschia che ovatta la vista. Di esseri viventi quasi ancora nessuno. La città dei vivi dorme ancora mentre quella dei morti si sveglia per accogliere le visite di chi non li ha dimenticati. In quel luogo sacro cosa cerco? Lì non vi è nessuno a cui sono stato legato in vita. Un luogo dove pietà e atmosfere ricche di energia si succedono sino a incontrare tombe dimenticate e oltraggiate dal tempo. Mentre procedo a passo spedito come se sapessi dove andare tra me e me penso: “quando sarò come loro al mio funerale non vorrei esserci ”, un frase scaramantica per esorcizzare una paura antica.

La città del riposo eterno diviene a tratti la città dell’amore e del desiderio. Non appena ci si è allontanati di qualche passo dall’austero ingresso, un volto scolpito nel bronzo continua a fissare il visitatore nella immobilità tipica dei fantasmi, tra i personaggi rappresentati dalle sculture pure un giovanissimo a testimonianza dell’inumana democrazia della morte nei confronti di tutti. Ho girovagato leggendo frasi di eterno amore e promesse di eterno ricordo, il tempo trascorso ironicamente ha trasformato alcuni di coloro i quali avevano elaborato quelle frasi in destinatari a loro volta di epitaffi.. Già in anni precedenti avevo trovato girovagando una tomba anonima, dimenticata, triste. Non si leggeva il nome di chi la occupava, dopo il “qui giace …” difficile era la lettura del nome e della data, faceva al caso mio, ed è così che come illuminato ho deciso di adottare quel luogo per pregare e portare un fiore come se rendessi omaggio ai miei genitori e a tutte le care persone che non ci sono più. Adotta un trapassato,mi sono detto, nessuno te ne darà merito, almeno non in questa vita. Ci sono bimbi abbandonati, animali abbandonati e luoghi di eterno riposo anch’essi abbandonati.

Me ne stavo assorto nei miei pensieri quando ho sentito la voce di una signora avanti negli anni che con voce carica di rimprovero mi apostrofava con: “Non si vergogna, è modo di far ridurre una tomba, ma non avete rispetto per i morti”. La guardo, le sorrido e gli dico: “lei sa chi era? Se lo sà non me lo dica, per me questo è un luogo d’incredibile pietà”, uno sguardo carico di meraviglia, la Signora si sente in diritto di chiedermi: “Scusi lei non è un parente? e se non lo è non ha nulla di meglio da fare?” Potevo chiudere la conversazione con un bel si faccia gli affari suoi, ma in fondo cosa mi aveva chiesto? potevo essere sgarbato? sicuramente no! Ho ritenuto di portarla da conto di questo mio bisogno di illusorio contatto con chi ci ha preceduto: “Vede Signora, qualche tempo fa, era il 2 di novembre non potendo scendere giù al mio paese sono entrato in questo luogo quale sostituzione di un altro per me lontano e ho visto questo tumulo antico, non c’era alcun nome segnato, uno pezzo di marmo ancora leggibile riportava ”qui giace …” e più niente, le lapidi di chi ha ancora qualcuno sono costantemente omaggiate da fiori, questa era triste come il mio cuore”. “C’è ancora qualche buon cristiano”, il rimprovero è diventato un grazie. Sono rimasto nuovamente solo, mi incammino devo tornare tra i vivi gli unici di cui si deve avere paura, girandomi ho notato che quella sepoltura spariva quasi nella folla di croci e marmi, tanti nomi, tanti volti, quante creature del Signore,quante storie di vite passate, prospettive e disastri esistenziali, storie incompiute. E’ l’ultima tappa o e solo il luogo dove si “mette in deposito” l’inutile involucro di un’anima immortale? Eloquente il silenzio.

Mi allontano e penso che “Sono andati via a mani nude”, è così che ho visto partire per un viaggio con destinazione imprecisata tante persone care. Mi piace questa idea, se riferita a chi nel suo passaggio terreno non ha vissuto con lo scopo di accaparrarsi beni intrasportabili in altre dimensioni; questo non significa che sia stato a poltrire, solo che non ha considerato prioritario accumulare beni e fortune oltre il necessario per vivere. L’idea di partire senza bagaglio mi è sempre piaciuta, si parte leggeri e dove si arriva si trova tutto quello di cui si necessità.