Riflessioni sul concetto di tolleranza

Ognuno di noi, volontariamente o involontariamente, crea una certa immagine delle persone, che sia cattiva o buona, bella o brutta, simpatica o antipatica..ognuno dal proprio punto di vista giudica amici, parenti, conoscenti, insegnanti, così come le sue sensazioni lo portano a provare dalla simpatia all’antipatia all’amore e all’odio. Fin dall’inizio dell’esistenza dell’uomo questo “animale” prima quadrupede e poi bipede ha dovuto adattarsi a vivere con gli altri e soprattutto con i suoi simili. Pur essendo primitivo l’uomo, come gli animali, è sempre stato diverso dagli altri a partire dal carattere, dall’intelligenza e dalle abitudini. Non si sa queste differenze caratteriali da cosa abbiano inizio ma si sa che solitamente vengono ereditate da parenti (o così si crede). Siamo sicuri del fatto che ogni singolo individuo è unico e diverso da qualsiasi altro, anche se imparentati e che un essere è sempre diverso dall’altro? Ma sono positive queste differenze caratteriali e comportamentali? Io risponderei si e no. Dicono che sia bello essere diversi e che sia giusto così. Sul fatto che sia giusto non ci sono dubbi. Sul fatto che sia bello avrei qualche dubbio. Spesso, persone o animali dal carattere differente possono essere portati a non andare d’accordo. Ma l’uomo si è evoluto, in un certo senso. Ha sviluppato, insieme all’intelligenza e capacità di agire (alcuni), la tolleranza. Ma cos’è questa tolleranza? Facile da pronunciare ma difficile metterla in atto si direbbe. Più difficoltoso per alcuni e meno per altri. E torniamo al punto di partenza. La capacità di tollerarsi fa sì che l’uomo ancora oggi, sia in grado di convivere assieme agli altri in un luogo, in una città, in famiglia, in modo civile. Ma essendo appunto diversi non tutti hanno una capacità sufficiente di tolleranza, al contrario di certi individui, come diremmo noi, “santi”, che hanno la fialetta di tolleranza completamente piena e quindi più lunga da svuotare. Ma l’essere umano, comunque è limitato, tutti, almeno credo, hanno la pazienza limitata (a meno che non sia un umano geneticamente modificato o proveniente da qualche pianeta o galassia sconosciuta). Tutti però siamo in grado di tollerare gli altri, anche alla massima quantità possibile. La pazienza è una misura, come i metri e i centimetri, come i chilometri e i litri e così via. Siamo tutti dei recipienti ovviamente diversi. C’è chi nasce bottiglia, c’è chi nasce bicchiere o brocca, oppure lattina, o ancora, un bicchierino di Whisky o una coppetta, o addirittura c’è chi nasce come il suolo del mare e dell’oceano. Tutti questi recipienti sono in grado di contenere diverse quantità di liquidi fino a quando la loro capienza non si esaurisce, come appunto, un bicchiere contiene meno acqua rispetto a una brocca. Siamo noi i recipienti. Ognuno di noi è diversamente in grado di contenere una massima quantità d’acqua, che è la nostra tolleranza, e quando questa inizia a traboccare fino ad uscire, non siamo più in grado di tollerare qualcuno. La civiltà è come una tavola apparecchiata: tutto dev’essere al suo posto in modo equilibrato per mantenere i contenuti nei recipienti fino a una certa quantità e quindi di tolleranza. Ma se qualcuno cerca di versare il mare in una brocca come si può pretendere di andare d’accordo? Ebbene, ognuno, con gli altri e con sé stesso deve imparare a trovare l’equilibrio, cosa non facile certo ma dopotutto, l’uomo, è arrivato fin sulla luna, vogliamo non essere capaci di sopportarci?
Io? Bè..forse mi considererei un secchiello non troppo grosso. Da quel che mi hanno sempre riferito, famiglia esclusa, sono ritenuta una persona molto paziente, ripeto, voce della reputazione. Tant’è che hanno da sempre approfittato della mia capacità di recipienza, fino ad arrivare a mettermi un coperchio. Un fastidioso coperchio irremovibile che avrebbe fatto scoppiare il mio recipiente. Un recipiente rotto è difficile da aggiustare, meglio prevenire che curare,sento spesso dire. Ma non importa. Pezzetto per pezzetto si riaggiusta tutto, a fatica, ma lo si fa.
Ora, lasciando da parte bottiglie, bicchieri e recipienti vari, domandiamoci “perché certe persone le tollero di più e altre meno? Perché alcune mi stanno più simpatiche e altre meno?”. Bella domanda. Probabilmente tolleriamo più facilmente determinate persone ad altre perché ci assomigliano di più, forse. Riteniamo che quando una persona la pensa come noi, sia più vicino a noi e quindi più simpatica e più facile da tollerare. Più facile avere a che vedere con gente che pensa A come noi, anziché B. Questo accade soprattutto nei gruppi: gruppi di amici, gruppi di lavoro, gruppi politici, gruppi famigliari, o ancora, gruppi religiosi, etnici, culturali ecc..
Ma se siamo così differenti come possiamo tollerarci? Mettiamo che io la pensi ABC e un mio coetaneo CDE, per due terzi del suo carattere è diverso dal mio, ma ha quel terzo che ci permette di andare d’accordo almeno su per un’idea su tre. Dovrebbe essere chiaro.
Comunque, questa lunga introduzione di teorie e presupposti sulla capacità di tolleranza di qualsiasi essere vivente, uomo, animali e anche piante, mi ha portato alla conclusione e consapevolezza del fatto che ogni individuo diverso da me richiede di essere tollerato, così che io venga tollerato a mia volta. E tutto questo, al contrario di quello che si pensa, deve avvenire soprattutto in famiglia, dalla meno alla più numerosa.
Anche in famiglia può capitare di non andare d’accordo e di non condividere le stesse idee, ed io, come tantissimi altri, sono un caso.
Riflessioni  … solo semplici riflessioni … nella speranza che aiutino a riflettere sulla scia di K. R. Popper : “La Tolleranza è la necessaria conseguenza della comprensione della nostra imperfezione umana. Errare è umano e a noi questo capita continuamente. Perciò perdoniamoci gli uni e gli altri le nostre follie. Questo è il primo principio del diritto naturale”.

Nella foto in evidenza: il filosofo Karl Popper