Ripatransone (AP): Mario Vespasiani espone allo spazio One Lab Contemporary “Blue Horizon”, la mostra dove il Blu è il colore predominante.

Mario Vespasiani. Olio su carta. 2015

Nella ricerca di Mario Vespasiani il colore ha sempre assunto un ruolo predominante, al punto che tutti i soggetti studiati e rappresentati attraverso la sua pittura non possono essere scissi dalla componente cromatica che li raffigura. In quanto secondo l’autore ogni immagine avrebbe richiesto esattamente quei toni anziché altri.

Con la mostra Blue Horizon che si inaugura sabato 21 dicembre nelle Marche, presso lo spazio One Lab Contemporary di Ripatransone, verrà presentato un aspetto inedito che raccoglie ed esalta una delle tinte utilizzate da Vespasiani nei vari cicli pittorici. Saranno dunque esposte opere provenienti da varie collezioni e realizzate nel corso degli anni che hanno la caratteristica di avere il Blu quale colore predominante.

Si tratta di un progetto che intende mettere in risalto la componente emotiva e concettuale che si cela dietro ogni quadro, mediante la relazione che si instaura con tutti gli altri presenti nelle sale, dalle medesime scale tonali. Un percorso dall’effetto cromoterapico, in quanto l’artista ha sempre ritenuto fondamentale l’energia che ogni colore riesce a scaturire. La scelta di partire dal Blu, non deriva da una preferenza sugli altri colori bensì dall’aspetto simbolico che più rappresenta la ricerca di Vespasiani, la quale affonda le sue basi in chiari riferimenti allo spirituale. Nelle tele, appartenenti a vari periodi e a celebri cicli tematici, si svela la capacità dell’artista di attingere alle sapienze sia orientali che occidentali. Dai cieli del cristianesimo, alla pelle del dio egizio Amon, all’aspetto di Krishna, come al Blu che in Cina viene indicato come simbolo dell’immortalità, molti di questi elementi vengono richiamati dai dipinti di Vespasiani, che ha l’abilità di saper rinnovare le forme conservandone però la tradizione. Un tono capace di allentare il battito cardiaco e di stimolare sensibilità e quiete, la riflessione contemplativa e la meditazione; nel mito il Blu è riconosciuto come il colore dei coraggiosi, specie nella sua sfumatura azzurra. Prodotto già a partire dal 2200 a.C. nell’antico Egitto è ritenuto un portafortuna nell’aldilà, mentre in Grecia lo indossavano i sacerdoti di Chronos, in seguito nel 1700 con la scoperta del blu di Prussia venne invece diversifica la gamma degli scuri.

Mario Vespasiani

Nell’opera di Vespasiani vanno colti i riferimenti al soffitto della tomba della regina Nefertari, come al mauseoleo di Galla Placidia a Ravenna o alla cappella degli Scrovegni a Padova. Ma anche riguardo la scenografia teatrale, per via dei grandi formati che ha da sempre adoperato, non si può non citare il fondale di Schinkel presente nel Salone delle Stelle realizzato per il Flauto Magico di Mozart. Tra le varie tonalità di Blu impiegate da Vespasiani nel corso degli anni spiccano: i toni del celeste, del carta da zucchero, del ceruleo, del cobalto, del pavone e dell’oltremare, passando dal Blu di Persia al Blu di Prussia.

Nei secoli questo colore è stato sempre più utilizzato, al punto che Yves Klein decise di brevettare una sua tinta oltremare che utilizzò praticamente per tutte le sue opere. Oggi che non è più necessario frantumare lapislazzuli per ottenerlo rimane evocativo di uno stato d’animo, perfino quando nella sua componente musicale tocca i tasti della malinconia e diventa blues. Dato che il colore scatena una reazione chimica e un fenomeno psicologico, esercita un influsso che sollecita sia la memoria che tutti i sensi.

Mario Vespasiani con questa mostra contrappone all’aspetto più evidente alla nostra società, l’impatto formale ed estetico, l’elemento secondario ma non meno importante che sono le sfumature, le molteplici dimensioni sensoriali che nelle opere come in ciascuno di noi, determinano la direzione dello sguardo e dei pensieri.

Fonte: OneLab Contemporary